Luino | 28 Luglio 2019

Luino, “Per chi (non) suona la campana?”

Con una lettera la cittadina Elda Passera si interroga sull'isolamento dalla vita pubblica della "Campana dei Tre Anniversari", inaugurata lo scorso novembre

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Installata sulla torre del municipio lo scorso 4 novembre, con l’intento di regalare alla comunità un oggetto di grande pregio materiale e di profondo valore storico e civile, la “Campana dei Tre Anniversari“, voluta dal comune di Luino e dal gruppo Alpini – e rivestita di un’indiscutibile funzione celebrativa – non ha tuttavia trovato posto all’interno della vita cittadina, a proposito di eventi e ricorrenze rilevanti per la collettività.

La premessa alla sua realizzazione, commissionata poi alla prestigiosa Pontificia Fonderia Marinelli, era quella di unire – mediante le incisioni – i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia e dall’inaugurazione del monumento a Garibaldi, e il centenario della vittoria della Grande Guerra. Importante e significativo anche il contributo economico di privati ed associazioni locali.

A margine dell’inaugurazione non erano mancate però le polemiche, alimentate dalla minoranza luinese e dagli attivisti del Movimento cinque stelle a causa soprattutto dei ringraziamenti – ritenuti fuori luogo perché riportati direttamente sulla superficie dell’oggetto accanto ai richiami patriottici – al giornalista occupatosi del design della campana, che proprio a causa della polemica con l’amministrazione era stata ribattezzata, nei giorni del dibattito, la “campana della discordia“.

Oggi il tema torna in primo piano con una lettera inoltrata alla redazione dalla luinese Elda Passera. Lettera il cui contenuto è un richiamo diretto al futuro e al destino del prezioso oggetto fin qui trascurato nonostante le diverse possibilità, consone al suo impiego, avute negli ultimi mesi. Riportiamo di seguito il testo integrale.

Domenica 4 novembre 2018, con l’intervento del generale Stenio Vecchi, è stata posta sulla torre civica del municipio di Luino la “Campana dei Tre Anniversari”, cioè: 150° dell’Unità d’Italia (2011), 150° dall’inaugurazione del primo monumento a Garibaldi (2017) e centenario della vittoria della Grande Guerra (2018).

L’intenzione era di farla suonare in occasione delle più importanti ricorrenze civili: XXV Aprile, 2 giugno, commemorazione dei Martiri della Gera, IV Novembre, Giorno della Memoria, Giorno del Ricordo. E’ stata anche l’occasione di rimpiazzare l’antica preesistente campana di cui si sono da tempo perse le tracce. Alcune associazioni, ditte e privati hanno contribuito alla sua installazione come testimonia la scritta: ‘Per scandire dalla torre civica memorabili ricorrenze per volere del popolo di Luino‘.

Il suono della campana ha sempre accompagnato i vari momenti della vita quotidiana, ma dal giorno dell’inaugurazione l’oggetto è rimasto dimenticato, nell’oblio più assoluto e nell’apatia dell’amministrazione comunale di Luino. Si susseguono inaugurazioni – in pompa magna – di palazzi, piazze, giardini e passeggiate. Ben vengano, ma bisogna anche rispettare la volontà della popolazione sopratutto quando partecipa ad un progetto, anche in termini economici.

Inoltre, la campana quando suona è motivo di attrazione popolare, altrimenti Luino verrebbe ricordata come ‘un posto noioso, piovoso, triste e al limite della depressione, dal quale scappare al più presto’: questa è l’impietosa opinione di alcuni personaggi luinesi, espressa nel febbraio 2017 e in contrapposizione a ‘Luino dolce incanto, di sogni e poesia, morrà di nostalgia chi a te non tornerà‘ (G.M. Sala).

Luino ha dato i natali a Piero Chiara e Vittorio Sereni e la città viene spesso menzionata nelle loro opere, ma ricordiamoci anche di Ernest Hemingway che a Luino ambientò la parte finale del suo romanzo ‘Addio alle armi’, scrivendo: ‘Il lago s’allargò: sulla sponda opposta ai piedi delle montagne vedemmo luci che attribuii a Luino’.

Per chi suona la campana‘ è infine un verso ripreso da Hemingway nel suo omonimo romanzo del 1940 per ricordare come John Donne (1572-1613), poeta e religioso inglese, sottolineò la necessità di pensare alla morte della guerra come alla morte di uomini, di fratelli; di pensare che quando suona la campana non suona per qualcuno, ma per tutti gli uomini. Per l’umanità che perde i pezzi.

Allora, a Luino, perché e per chi ‘non’ suona la campana? 

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