Curiglia con Monteviasco | 14 Febbraio 2019

Monteviasco, “Investimenti per oltre 500mila euro, chi ci ripaga dei mancati introiti?”

Tante le domande e la rabbia di Pina e Gianni Ranzoni, due gestori di un noto ristorante del borgo: "Vogliamo capire che destino avrà la nostra attività"

Monteviasco,
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Le criticità legate a Monteviasco e al suo isolamento al resto del mondo da oltre tre mesi, a causa del blocco alla funivia avvenuto dopo l’incidente che ha causato il decesso di Silvano Dellea, durante un intervento di manutenzione, continuano a preoccupare l’intero Alto Varesotto.

Tanti gli incontri, l’ultimo nella giornata di martedì a Varese, nei quali si stanno facendo leggeri passi avanti per la riattivazione dell’impianto di risalita, ma nel frattempo i disagi degli abitanti e, soprattutto, di chi ha investito sul borgo, i ristoratori che hanno attività tra le vie della località di montagna, destano grande incertezza per il futuro di Monteviasco, almeno nel breve periodo.

Ed è questa la storia di Gianni e Pina Ranzoni, come quella di Roberto Tosi, che dal 2010 hanno in gestione un ristorante e che, da novembre, tengono chiusi i loro locali a causa del blocco della funivia. “Dopo un investimento di 500mila euro, con un mutuo che stiamo ancora pagando – spiegano i due ristoratori -, da novembre il nostro ristorante è chiuso. Non nascondiamo che stiamo facendo fatica, e vorremmo sapere dagli enti competenti quale sarà il nostro destino”.

A preoccupare i due coniugi, infatti, è il futuro della funivia che fino ad ottobre portava centinaia e centinaia di turisti a Monteviasco. “Io sono originario di Monteviasco – spiega Gianni Ranzoni -, i miei genitori e i miei nonni hanno vissuto lì. Eravamo molto contenti del nostro lavoro, che da sempre portiamo avanti con grande passione da oltre vent’anni, nonostante la funivia fosse l’unico collegamento. Quando abbiamo costruito il ristorante nel 2010 salivo tutti i giorni a piedi, per un intervento di manutenzione durato un mese, e non vi sono stati mai problemi”.

Tempo fa i due, che gestivano anche il Circolo e l’Ostello (per qualche anno), avevano avviato un progetto con le scuole della Provincia ogni settimana ospitavano ed accoglievano una trentina di ragazzi per far conoscere tutta Monteviasco e le sue molteplici peculiarità.

L’attività c’era e i guadagni anche, inutile negarlo – continua Pina Ranzoni -, ma ora i costi dell’azienda chiusa, da oltre tre mesi, non riusciamo a risanarli. A chi dobbiamo rivolgerci? Ci dovremmo organizzare con il personale per dare il via alla nuova stagione, ma ad oltre tre mesi non è ancora arrivata nessuna risposta. Ci chiediamo se valga ancora la pena andare avanti così, o se è meglio lasciare tutto. Oltre al danno economico, tra mutuo, tasse da pagare (IMU e rifiuti), bollette e costi vari, ci sono dietro una marea di sacrifici e di problemi che non ci fanno dormire sonni tranquilli. Qualcuno è assicurato? Chi ci ripaga degli introiti mancati? Qualcuno ha mai pensato a queste cose?“.

Il ristorante, in occasione di festività come Pasqua e Pasquetta, negli scorsi anni, faceva anche trecento coperti, mentre oggi la situazione è drammatica. “Con la cooperativa che ha avuto in gestione ventidue anni la funivia non abbiamo mai avuto problemi e ci ha sempre dato una mano – conclude Gianni Ranzoni -. Con grande flessibilità, ci organizzavamo nel migliore di modi ed è sempre tutto andato alla perfezione. Ora in sei anni sono state cambiate due gestioni: a noi non resta che attendere, sperando solo di non dover continuare ad essere solo tema da campagna elettorale. Quello che non capiamo, infine, è il motivo del non funzionamento della teleferica: è di una cooperativa privata ed è il comune a dover autorizzare l’accensione. Perchè non lo fa?”.

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