La chiusura anticipata della nota manifestazione Lucine di Leggiuno ha indubbiamente lasciato l’amaro in bocca a tante persone che, a causa dei problemi di ordine pubblico e delle lamentele dei residenti, non hanno potuto raggiungere il paese lacustre per assistere allo spettacolo che da sei anni a questa parte attira moltissimi visitatori nel territorio del piccolo comune.
Stupore sì, ma non per il panorama e per i giochi di luce dell’evento curato da Lino Betti e da un nutrito gruppo di volontari. L’incredulità degli appassionati si è manifestata questa volta per la decisione di dire stop all’intrattenimento delle lucine, vista l’evidente impossibilità di gestire l’enorme flusso di pubblico, le ore di coda dei visitatori stessi e la viabilità per l’entrata e l’uscita dal territorio di Leggiuno.
Se da una parte l’impatto con una cornice così suggestiva attorno ad uno spicchio di lago Maggiore è davvero pregevole, dall’altra anche le problematiche sollevate dai residenti hanno rapidamente trovato una posizione di primo piano all’interno di questa “anomala” edizione dell’evento. Ed è proprio di un esponente della comunità il messaggio recapitato in redazione che analizza in modo approfondito il sentimento di delusione che ha preso il posto della magia, dopo la pubblicazione del comunicato con cui lo staff ha calato il sipario su Lucine di Leggiuno.
Un sentimento che, tolto il primo strato di insoddisfazione e dispiacere, il quale non si addice propriamente alla tipica atmosfera natalizia, può riservare perfino un inaspettato fascino artistico, anche se non volutamente cercato. Quello che riportiamo di seguito è quindi il testo integrale della lettera firmata dal leggiunese Stefano Introini.
Il click che accende i riflettori su Leggiuno è quello dello spegnimento delle ormai popolarissime lucine, una installazione che francamente non ha mai attirato il mio interesse, se non la crescente curiosità verso l’incredibile afflusso di persone, auto e poi bus turistici.
Ma Leggiuno è anche Santi Primo e Feliciano, Santa Caterina, Arolo, la Torbiera, imprendibili paesaggi che sfuggono al messaggio globalizzato di un evento che ricalca la scontata parabola natalizia. Ecco che quel gesto di spegnere le lucine all’ultimo dell’anno del 2018, improvvisamente e senza proclami, lasciando smarriti i più e lasciando sul posto molti a bocca aperta… Beh, quel gesto ha finalmente un che di artistico. Quel tocco secondo me è stato geniale e performante: è disarmante arrivare fino a Leggiuno e non trovare più la coda per entrare nel ‘bosco incantato’.
Questo gesto permette di suscitare la sensazione della ‘delusione’ nella sua accezione più infantile ed autentica. Ricordo un viaggio in Russia dove la delusione fu enorme nella comitiva con la quale mi recai a visitare una famosa villa degli zar, trovata chiusa per una decisione improvvisa del personale di sorveglianza. Quella delusione ha presto lasciato il posto alla sensazione più vera da provare di fronte ad una casa simbolo dell’inaccessibilità, appunto la villa degli zar, l’immaginazione di sapere che semplicemente la villa esiste così come esisteva la famiglia Romanov, il potere assoluto inavvicinabile. Ricordo una situazione quasi fantozziana di molti anni fa quando, con lo zio più intaprendente, partimmo da Laveno, slittini sul tetto della familiare, alla volta del passo del Cuvignone, dove con grande delusione trovammo i campi fioriti al posto della neve.
Oggi è pressoché tutto prevedibile, quasi impossibile non trovare il più remoto posticino o non arrivare in tempo ad un determinato evento, peraltro già ampiamente anticipato da immagini, filmati e recensioni. Ma appunto ogni tanto capita che qualche cosa esca dal determinismo e dallo scontato, come appunto un ‘click’. Grazie a chi ha ancora il coraggio di esprimersi con un gesto d’impulso, facendoci uscire dalla banalità di una parabola scontata.
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