Un collezionismo che supera i confini dettati dalla legge e per il quale viene confermato il sequestro preventivo dei beni, per una somma totale di ben sette milioni di euro.
E’ questo il verdetto emesso dalla quinta Corte d’Appello di Milano, che ha così respinto il ricorso ad un decreto emesso dal Tribunale di Varese, nell’ottobre del 2017, e presentato dalla difesa dell’ex banchiere del Banco di Roma di Lugano, coinvolto nell’inchiesta del 2015 conosciuta come “Era glaciale“, condotta dalla Guardia di Finanza di Luino.
Una cifra spropositata rispetto al patrimonio effettivo dell’uomo, un settantaquattrenne da tempo residente a Lavena Ponte Tresa, secondo le Fiamme Gialle e il pubblico ministero Annalisa Palumbo. Tesi sostenuta dall’accusa dopo che le indagini portarono i militari a scoprire un vero e proprio caveau situato all’interno dell’abitazione dell’uomo, dove furono rivenuti, come riportava ieri il quotidiano La Prealpina, 59 chilogrammi di argento in grani, 171 lingotti in argento, 72 monete d’oro, 94 reperti di interesse paleontologico tra i quali due zanne di elefante e una di mammut, oltre a 20mila bottiglie di alcolici pregiati e in alcuni casi vecchi più di un secolo.
L’operazione “Era glaciale” portò alla denuncia per ricettazione, riciclaggio, contrabbando, sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sull’alcol e sulle bevande alcoliche e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, fatto quest’ultimo inedito a livello nazionale.
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