Luino | 4 Settembre 2018

Una vita nel calcio tra il territorio luinese e il Ticino, inizia la nuova avventura di Castorino

L'ex direttore sportivo del Luino-Maccagno, dimissionario nel mese di giugno, si racconta a 360° dopo aver chiuso l'esperienza lacustre. Ora al Malcantone

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Una vita nel calcio locale, tra il territorio luinese e quello del Canton Ticino, prima nelle vesti di calciatore e ora come dirigente che non disdegna qualche impegno nel calcio senior svizzero e nel CSI della provincia di Varese. Un carattere particolare quello di Roberto Castorino, luinese doc, molto conosciuto sul territorio, che ha sempre dimostrato grande personalità, con il proprio carattere, e non si è mai tirato indietro nei progetti che ha sposato.

Castorino negli anni prima di ritornare nel Luino ha sempre seguito da lontano le sorti della società, sin dal 2011, quando ha iniziato la sua carriera dirigenziale locale nel Mesenzana con Omar Copelli, centrando una promozione da Terza a Seconda Categoria. Prima con il presidente Negri, poi con Pisoni (attuale presidente), ha fatto tutta la cantera luinese, dai pulcini all’esordio in promozione, per dieci anni, vincendo anche nel 1985 il campionato di Promozione. Un attaccante che dopo ha aver preso in mano la valigia ha girato in tante squadre dell’Alto Varesotto e del Ticino.

Oggi, dopo quattro anni trascorsi nel Luino-Maccagno, e dopo le dimissioni arrivate nel mese di giugno, a salvezza in Prima Categoria acquisita, siamo andati da Roberto per farci raccontare la sua passione per il calcio e tutti i suoi impegni nel territorio, in questi anni di Luino-Maccagno e non solo.

Ecco quello che ci ha raccontato.

Per quale ragione hai lasciato il Luino-Maccagno?

Parecchi luinesi mi hanno chiesto il perché, oggi colgo l’occasione per spiegarlo. Questi quattro anni sono stati emotivamente molto impegnativi e soddisfacenti, ma negli ultimi mesi ho capito che a Luino non mi sentivo più al centro del progetto.

Come mai?

Visioni diverse, tutte legittime, ma che io non condividevo più.

A livello dirigenziale hai iniziato a far parte del Luino-Maccagno, come ds, quattro anni fa. Perchè questa scelta?

Sono stato chiamato da Paolo Pardo, amico e compagno di squadra nella Campionese Senior insieme a Minoletti, Segrada, Carletti, Caretti, Silipo e Gareri. Dopo una serie di retrocessioni, una dietro l’altra, dall’Eccellenza alla Terza Categoria, c’era bisogno di dare una mano. Così ho accettato, mi sono reso disponibile. Stavano cercando di ripartire con Andrea De Berardinis: nel 2014-2015, dopo Ferragosto, mi avevano chiamato per trovare giocatori come ds. Era difficile trovarne per la Terza Categoria, nonostante la maglia gloriosa del Luino.

E com’è andato il primo anno?

È stato molto difficile, ma una grande nota di merito va al mister che non ha lasciato la nave dopo i primi mesi di difficoltà. Il gruppo storico di giovani che doveva essere la grande forza della nuova squadra ha lasciato al rientro dalle vacanze estive, e noi ci siamo trovati in pochi. Risultati scarsi, anche se abbiamo provato a tirar dentro altri ragazzi che poi hanno fatto diversi anni in Prima Squadra. Sentimentalmente sono sempre stato legato al Luino e vederlo in quel mondo è stato brutto.

Cos’è successo con la fusione del Luino-Maccagno?

Senza dubbio è stato un toccasana per tutto il calcio locale. È stato mister De Berardinis che, d’accordo con i dirigenti del luinesi, ha fatto da trait d’union per la fusione tra le due società, a Maccagno era stato per anni. Lui è riuscito a far trovare un accordo tra le parti, arrivando, secondo me, ad un grande risultato per tutto il territorio. Così abbiamo sposato la causa della nuova squadra, ripartendo dalla Seconda Categoria dopo aver raccolto il testimone dal Maccagno. C’era grande entusiasmo, con uno staff di primo livello guidato dall’ex presidente Bregani. In più eravamo riusciti a recuperare quasi tuti i ragazzi andati via dal Luino: Lucchini, Vallone, Arioli e Romano, ai quali si sono aggiunti gli ex Maccagno Vigezzi, Diana, Ancelliero e Cannucciari. Una squadra molto competitiva, che ci ha regalato la promozione in Prima Categoria senza mai perdere una partita in campionato. Sono stati tre anni difficili, ma siamo riusciti a raggiungere sempre i nostri obiettivi, anche nelle due scorse stagioni, con le salvezze conquistate al cardiopalmo. A parere mio, però, se non si fosse fatta la fusione non escludo il fatto che oggi il Luino sarebbe ancora in Terza Categoria.

Qual è la stagione che ricordi con più piacere? 

La prima, quella più difficile, e l’ultima. Il primo anno era difficile trovare gli undici per scendere in campo ogni domenica e così lo abbiamo fatto io, il presidente Christian Lucchini, il responsabile Marco Somalvico e Paolo Luini. Per andare avanti e continuare. Da lì siamo partiti per portare il Luino a rinascere e, finora, qualche buono risultato possiamo dire di averlo ottenuto. E poi l’ultimo campionato, una salvezza conquistata ai playout, in una stagione in cui ci davano per spacciati già a dicembre scorso.

E l’acquisto più importante che hai fatto?

Sarebbe facile dire Carlos Cortez l’anno scorso. Era nella primavera del Lugano, in procinto di andare in Serie B, ora giova in Prima Lega nel Mendrisio, ma dico Andrea Ucci, il primo anno, perché c’era la vigilia del derby di Seconda Categoria con il Tre Valli. Qualche giorno prima si era fatto male Calabrò, De Giorgi era assente per lavoro e non avevamo giovani pronti. Sono entrato nel portale della federazione tutta notte a cercare svincolati e ho chiamato Ucci giorno dopo. Nonostante il gol beffardo del pareggio, preso al 94esimo, era stato assurdo riuscire a trovare un portiere in poche ore. Ma ce l’avevo fatta.

Con quale mister ti sei trovato meglio in questi tre anni?

De Berardinis lo conoscevo come avversario a Maccagno, quando facevo il ds a Mesenzana. È sempre stato un allenatore preparato e sanguigno, uno sempre sul pezzo come Conte. Sia durante la settimana che nelle partite, in qualsiasi circostanza, vuole sempre il piede sull’acceleratore da parte dei suoi giocatori, come si fa in ambito professionistico. Non tutti gli riuscivano a stare dietro. Rudi, invece, è arrivato ai Juniores due anni fa grazie al mio interessamento. Lo scorso anno, dopo l’addio di De Berardinis, gli avevamo affidato a lui la prima squadra per una questione di continuità con i ragazzi, ma i giocatori e la rosa non erano all’altezza e i risultati sul campo facevano fatica ad arrivare. Anche lui, però, ha sempre lavorato con grande competenza tecnica e professionalità. Albertoli è arrivato alla fine e ha conquistato una salvezza in extremis ma meritata. Valejo e Carlos Cortez hanno migliorato la fase offensiva. Il mister è stato un ottimo motivatore e ha portato a casa una salvezza tanto agognata quanto spettacolare.

E qual è stato il tuo rapporto con i dirigenti invece?

Dopo la fusione ho avuto il piacere di incontrare Bregani, una persona ottima, con grande esperienza, da cui prendere esempio, che ho ritrovato dopo quindici anni, quando ero giocatore. Oggi come allora ha un grande spirito di sacrificio, non è cambiato nulla. Non ci ha mai fatto mancare nulla, il top sotto ogni punto di vista. Ho conosciuto anche Antonio Marchio, una persona di vero cuore e pronto ad ogni tipo di necessità. Non si è mai tirato indietro. Con loro e il loro sforzo umano, raggiungevamo qualsiasi obiettivo organizzativo-logistico. Ho rivisto e frequentato anche dirigenti che conoscevo da tempo, purtroppo li ho ritrovati come li avevo lasciati.

Cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Mi ha insegnato che non bisogna dare per scontato nulla. Per qualcuno lo scorso anno eravamo retrocessi già a metà campionato, e ho imparato che non si finisce mai di conoscere le persone da ogni punto di vista, soprattutto nei momenti di difficoltà.

E adesso cosa fai?

Ora faccio parte dello staff tecnico del Malcantone di Caslano, come coordinatore. La squadra è appena retrocessa dalla Seconda alla Terza Lega. In Ticino sarà molto più semplice il lavoro, sono circondato da una società con tante figure ben definite, un ottimo staff. Ho avuto il piacere e la fortuna di ritrovarmi con l’allenatore Omar Copelli, noto personaggio calcistico della zona, che in Svizzera sta ottenendo ottimi risultati in categorie superiori d’élite. Insieme a lui ho ritrovato anche Massino Patrinieri, con il quale avevamo quasi chiuso l’accordo per farlo diventare l’allenatore dei Juniores. Inoltre, faccio anche la cosa che continua a piacermi di più. Gioco nei senior in Ticino e nel campionato CSI 7 a Grantola, dove da anni mi diverto nelle varie sfide locali.

Un pensiero finale per il Luino-Maccagno?

Vado fiero di aver lasciato le società in cui ho militato da dirigente due categorie sopra rispetto a quando sono arrivato. Auguro il meglio a loro, anche grazie alla nuova dirigenza e a questa nuova ventata di freschezza. Spero si possano salvare in tranquillità, con molto meno pathos rispetto all’anno scorso, ma sono contento per il lavoro fatto, per aver riportato tanti ragazzi luinesi a sposare il progetto Luino-Maccagno. Sono convinto che anche il nuovo corso proseguirà in questa direzione.

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