Luino | 6 Agosto 2018

Luino-Gallarate e AlpTransit: “Un’occasione persa per i comuni della costa”

Dopo le ultime complicazioni lungo la linea, un lettore si interroga sulle conseguenze del progetto ad alta velocità applicate ai comuni rivieraschi

“A Ternate, all’alba del 3 agosto, un autocarro ha attraversato un passaggio a livello chiuso ed è stato investito da un treno. La sera, un mio parente partiva da Milano alle 19.32, ed anziché alle 21.15, eccolo arrivare alle 22.30. Se andava bene viaggiava alla velocità media di 50 km/h, mentre solo per colpa del camion, eccolo sul lago a 30 km/h, ben lontano dalla tanto decantata alta velocità“.

Inizia così la lettera inviata alla redazione da Paolo Buonfino, un lettore che dopo l’incidente dello scorso venerdì, alla base di un blocco della linea Luino -Gallarate proseguito poi per tutta la giornata, coglie l’occasione per portare in primo piano alcuni interrogativi, tutti legati alle incognite sul futuro di AlpTransit che da tempo affollano i pensieri di chi vive sul territorio.

“Se dopo quindici ore la circolazione non era ripresa – riflette il lettore -, come si pensa di poter avviare dal 2020, all’apertura del Traforo del Monte Ceneri, cento treni al giorno, ciascuno con una lunghezza compresa tra i settecentocinquanta e i mille metri, sulla stessa linea affollata da passaggi a livello cittadini? Stiamo parlando di un treno ogni quattordici minuti, e ciascuno di essi impiegherà oltre dieci minuti per passare”.

Dagli aspetti logistici la sua attenzione si sposta poi sui dubbi che chiamano in causa l’inquinamento acustico e l’assetto ferroviario dei paesi lungo la costa. “Possiamo tranquillamente aspettarci uno sferragliare pressoché costante e vibrazioni per tutti i gusti – prosegue Buonfino -. E pensare che c’è chi considera AlpTransit una opportunità per il turismo del Lago Maggiore. E poi, a parte il fatto che buona parte del terreno sul quale poggia il binario unico, è sovrastato da colline franose, mi chiedo quale vantaggio potrebbe trarre il territorio da tale scempio, che non porta nulla di buono ai numerosi paesi attraversati da passaggi a livello che saranno quasi sempre chiusi“.

Dopo queste considerazioni il lettore si rivolge direttamente agli amministratori dei paesi rivieraschi, completando così la sua panoramica sui cambiamenti, le preoccupazioni e le alternative destinate a perdersi con l’avanzamento dei lavori connessi a questa imponente e complessa opera.

“Care Luino, Porto Valtravaglia e Castelveccana, avete sprecato una grande occasione per eliminare una ferrovia mal disegnata e riappropriarvi della sede attrezzata nel 1880, per trasformarla in un meraviglioso percorso cicloturistico e pedonale. E la ferrovia Laveno – Bellinzona utile al progetto AlpTransit? Basterebbe attuare una delle soluzioni illustrate nello studio di fattibilità messo appunto dieci anni fa dal Pro Iter Group, con l’idea di un doppio binario in gallerie da predisporre nell’entro terra, lasciando a chi ha voluto l’opera ogni relativo onere. Un milione di euro aggiunto a venticinque miliardi di franchi spesi è proprio poca cosa”.

Oggi tutto tace – conclude Buonfino – ma cari amici, il concerto inizierà quando la Confederazione avrà reso agibile il traforo del Monte Ceneri, nel 2020. Viva il turismo sul lago Maggiore lombardo. O mi sbaglio?

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