Cuvio | 8 Luglio 2018

A Cuvio apre la sinfonia parola-pianoforte

L'iniziativa, inserita nel programma del "Luglio culturale 2018", ha visto la presentazione  dell’ultimo romanzo di Annalina Molteni “Il Walser dell’imperatore”

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(articolo di Roberto Bramani Araldi)

Anche quest’anno Cuvio ha deciso di ospitare, al Teatro Comunale tramite la Pro Loco, alcune manifestazioni organizzate dall’Associazione Culturale “Momenti Musicali” nell’ambito del “Luglio culturale 2018“. Tutte iniziative pregevoli nelle quali la musica domina assoluta padrona.

Quella di giovedì 5 luglio, però, ha voluto abbigliarsi con un abito particolarmente ricercato, in vendita solo nelle boutiques più prestigiose, quelle di Via Monte Napoleone a Milano per intendersi, dato che la serata era dedicata ad un appuntamento inconsueto: la presentazione dell’ultimo romanzo di Annalina Molteni “Il Walser dell’imperatore”, accompagnato dalle interpretazioni al pianoforte del concertista Adalberto Riva.

Bisogna sapere che Annalina Molteni con il suo Walser, entreremo poi nei dettagli, è arrivata alla conclusione del dodicesimo romanzo, una vera e propria “macchina da guerra” della scrittura, mentre Adalberto Riva è non solo un pianista, ma un grande concertista che ha suonato e suona in varie parti del mondo, da New York a Londra, da Parigi a Berlino, tanto da essere stato paragonato da una profonda intenditrice di musica classica a Benedetti Michelangeli.

E’ veramente una sinfonia fra le parole, misurate, pacate, ma intrise di fascino, di Annalina e l’estro di un Adalberto veramente ispirato: la sua interpretazione dell’Improvviso di Franz Schubert ha raggiunto picchi emozionali di difficile esternazione, l’ascoltatore è trascinato, galleggia fra le note, è sospeso in aloni sfumati, perde la percezione del luogo per vagare fra nature lussureggianti che appaiono, contemporaneamente, irraggiungibili e percepibili nella loro essenza.

L’ultima creazione di Annalina prende forma, fra un pezzo e l’altro di pianoforte, in modo sommesso, il Walser, che non è un refuso – trattandosi di momenti musicali si potrebbe pensare alle celebri composizioni viennesi – ma è la denominazione di una popolazione di origine tedesca di stanza soprattutto in Valsesia, è la storia romanzata di un “gessatore”, Antonio Detoma, che partito come umile operaio apprendista da Rima, grazie alla sua applicazione e al suo genio, seppe diventare il primo fabbricante del “marmo artificiale” d’Europa, andando ad abbellire le corti più prestigiose dell’ottocento con i suoi marmi pregni di riflessi particolari, irrepetibili e non più ripetuti dopo la sua scomparsa, perché rimasti segreti in una formula speciale da lui criptata.

Il grande pregio dell’opera, che è tutto fuorché la biografia del protagonista essendo gestita in modo completamente fantastico, è lo svolgimento su due piani di narrazione, esercizio molto difficile, ma colmo di fascino, poiché offre al lettore la possibilità di alternare il racconto in terza persona con quello in seconda persona della nipote, veramente esistita, che fa ripercorrere le tappe del successo di Detoma. Il tutto con una prosa scorrevole che non annoia, bensì stimola a seguire l’evolversi della vicenda per arrivare a scoprire la conclusione, quasi si trattasse di thriller, ma chi ha letto altre opere di Annalina sa quanto le sia congeniale addentrarsi nelle aree del mistero!

Quando Adalberto vuole concludere la serata con l’inevitabile bis, rappresentato da una travolgente Marcia di Radetzky, i fortunati presenti lasciano a malincuore il teatro, che resta, ne sono certo, orgoglioso di aver offerto ospitalità ad un evento di questo livello.

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