“Ad essere indagati sono tutti i componenti del consiglio comunale del precedente mandato, anche coloro che erano in minoranza”. Esordisce così l’ex sindaco di Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni, quando gli viene rivolta la prima domanda della lunga intervista sulle indagini riguardanti la convenzione e il permesso di costruire “Petra”, che nel mese di agosto aveva portato al sequestro di 17 immobili a Lavena Ponte Tresa e ben 16 persone indagate, tra cui i componenti della giunta e del consiglio, funzionari e pubblici impiegati.
Nelle scorse settimane, infatti, a dare comunicazione del sopraggiunto avviso di garanzia a suo carico, al termine della seduta dell’assemblea cittadina, è stato l’attuale sindaco, Massimo Mastromarino, che ha spiegato come, con lui, ad essere state raggiunte da un avviso di garanzia siano state anche l’assessore Valentina Boniotto e il vicesindaco Donata Mina. “Condivido quello che hanno dichiarato Donata Mina e Valentina Boniotto, dicendosi estranee ai fatti. Io difendo la parte del consiglio che ha votato ‘sì’ figuriamoci la parte di chi ha votato ‘no’ o si è astenuto: loro non centrano proprio niente”, prosegue con voce serena l’ex primo cittadino.
Quali sono le motivazioni per le quali siete indagati?
Siamo indagati per omissione di atti d’ufficio. Ciò perché è arrivata una lettera dall’ASL riguardante un problema sanitario emerso nel condominio in questione, rispetto al quale io non avrei fatto nulla. Invece, cosa per me facilmente dimostrabile, abbiamo portato avanti un procedimento. L’ufficio tecnico mi ha comunicato di averne dato avvio, seguendolo fino alla fine, dando all’ASL quanto richiesto. Stando a quel che ci viene imputato, invece, noi non saremmo stati tempestivi nel dare le comunicazioni del caso. Abbiamo seguito le tempistiche che la normativa ci concedeva. Per capirci, se arriva un avviso dell’ASL che comunica che una casa ha dei problemi di carattere sanitario, io, in quanto sindaco, lo comunico al proprietario e lui poi ha “X” tempo per dimostrare che non è così o per mettere a posto quanto oggetto di comunicazione. Non chiudo la casa preventivamente: questo è quello che dice la normativa.
Ma senta, proviamo a ricostruire questa vicenda dall’inizio?
Ci sono dei tempi che non collimano in questa indagine, perché in essa ci sono situazioni diverse che si sono trovate a convergere. Possiamo far risalire l’inizio della questione alla scelta di Giulio Conti, proprietario della Perta srl, di dare inizio ad un’operazione urbanistica, con la costruzione di un condominio che aveva “X” metratura. Conti ha chiesto al comune, nella fase di Piano Regolatore, di avere la possibilità di sfruttare una volumetria superiore. Il tutto senza aumentare l’involucro, ma solo per disporre internamente di situazioni differenti. Noi abbiamo lavorato su questa richiesta esattamente come su tutte le altre cento pratiche del Piano Regolatore. Non si sceglie di fare un favore ad uno piuttosto che ad un altro, si fanno delle valutazioni politiche e di opportunità del territorio. Del resto, un’amministrazione come costruisce un piano regolatore? Noi, in particolare, ascoltando la gente. Nella fase del PGT, dunque, pervengono al comune tutte le varie richieste e, contemporaneamente, l’amministrazione fa le proprie osservazioni rispetto al territorio. Per capirci: in quel posto l’amministrazione vede bene una zona industriale, una zona artigianale? La ‘crea’ e in qualche modo costruisce la sua idea di territorio con il Piano di Governo del Territorio.
E cosa è accaduto alla richiesta del signor Conti in fase di PGT ?
Il signor Conti ha fatto la sua proposta e noi l’abbiamo accettata in parte… dico ‘in parte’ poiché lui aveva avanzato anche delle altre richieste. Ci siamo comportati esattamente come abbiamo fatto con tutti gli altri cittadini. Non è che abbiamo fatto un’operazione ad hoc per il signor Conti. In quel momento abbiamo fatto un’operazione per il paese e abbiamo dato la possibilità a lui di sfruttare il suo involucro, che era già in cantiere in una maniera diversa, creando degli spazi internamente in maniera differente e non aumentando di un centimetro le volumetrie. Questa l’operazione che tempo dopo è stata vista come un accordo…
Qual era la posizione del signor Giulio Conti all’epoca della richiesta presentata in comune?
Era un cittadino come gli altri. Stiamo parlando di tempi completamente diversi: il Piano regolatore è arrivato nel 2011 e lo ‘spettacolare’ sequestro è avvenuto anni dopo. Tra l’altro, dico di più. Il Piano Regolatore in quella fase, senza esposti e senza nulla, ha avuto una atteggiamento da parte nostra ‘strademocratico’, perché lo avevamo fatto e pubblicato. Dunque ognuno, ogni singolo cittadino o associazione di categoria, poteva dire quello che voleva. Ciò significa che ognuno poteva obiettare se in qualche modo il piano regolatore gli arrecava un danno, oppure contestare una situazione che non risultava andare bene. Il Piano Regolatore ha un iter pubblico complesso, non è una cosa ‘sottobanco’: ci vogliono anni. Infatti nel mio primo mandato non sono riuscito a fare il Piano Regolatore, ho dovuto farlo nel secondo.
Ma le prime avvisaglie di problematiche burocratiche quando le ha avute?
Quando, fatto il Piano Regolatore, la società Petra srl era arrivata a fare i piani alti dell’edificio e ha iniziato a vendere gli appartamenti. Cominciando a vendere gli appartamenti ed affittare qualche negozio all’interno del condominio, tra i condomini, è venuto fuori il problema.
In che rapporti è con Giulio Conti?
Lo avrò visto quattro/cinque volte, anche se il palinsesto dell’avviso di garanzia è che abbiamo fatto tutti una specie di associazione per favorire Giulio Conti. Proprio per questa ragione sto spiegando la vicenda passo dopo passo: per mostrare la limpidezza che c’è stata nel modo di agire di tutto il consiglio comunale. A distanza di due anni mi ha fatto piacere che abbiano scelto me come portavoce con la stampa, per spiegare che siamo delle persone di buon senso che hanno visto nell’operazione Petra un’opportunità per il paese. Quello che abbiamo creato con il Piano di Governo del Territorio sono state delle opportunità: facendo sì che la Petra srl, per avere la volumetria interna, desse in oneri 410mila euro, che noi abbiamo sfruttato per il rifacimento del parcheggio che è lì bloccato. Tutto questo per dire che la parte rispetto alla quale siamo indagati era qualcosa di normale. Il comune ha agito in un’epoca precedente all’indagine con buon senso. Ciò che sta avvenendo in questo momento sono le conclusioni, ora il giudice deciderà se questa cosa vale la pena portarla avanti con un rinvio a giudizio oppure no.
Soffermiamoci un attimo sul parcheggio: parte dei 410mila euro erano destinati a questo progetto. E’ ancora bloccato?
A mio parere è bloccato per motivi diversi da questa indagine, potrebbe andare avanti, nulla è sotto sequestro. Vero, nel fare lo scavo hanno trovato la cisterna del vecchio parcheggio dei bus, cosa, però, risolvibile tirando fuori la cisterna e bonificando l’area, invece è ancora lì. I soldi di questa operazione, comunque, sono serviti per quel parcheggio e per un restyling di tutta la zona. Partendo dal presupposto che un condominio porta del disagio abbiamo trovato giusto che con i soldi derivanti dallo stesso fosse riqualificata tutta la zona. Inoltre i negozi del condominio avrebbero portato affluenza e un parcheggio fatto bene in quella piazza era indispensabile. In più sarebbe stato dotato di una rampa d’uscita su via Libertà studiata con buon senso, poiché immettersi su viale Ungheria è sempre problematico. Parte dei residenti, però, in fase elettorale, non ha visto bene questa cosa poiché veniva convogliato del traffico sulla via Libertà. Vero, le macchine in uscita sarebbero passate di lì ma con i dovuti accorgimenti, come il semaforo rosso in caso di parcheggio occupato, a defluire sulla via Libertà non sarebbe stato chissà quanto traffico.
E cos’è successo?
In campagna elettorale il sindaco Mastromarino ha cavalcato la questione, facendola diventare un problema e questo gli ha probabilmente fruttato anche dei consensi. Ovviamente, adesso, lui che ha cavalcato questi consensi non vuole aprire la rampa: avrebbe fatto bella figura se la rampa non fosse stata mai costruita. Purtroppo è stata costruita quando lui non era ancora diventato sindaco e adesso la deve aprire, anche perché la Provincia non gli darà mai l’autorizzazione a fare uscire di nuovo le macchine in quella posizione bruttissima, su viale Ungheria. In questo senso, anche se ora è possibile risolvere la situazione, è tornato comodo dire che il parcheggio era bloccato per via dell’indagine: non è vero niente. L’indagine il parcheggio non lo ha mai toccato, non è mai stato sequestrato. Quindi in questo anno e mezzo il loro modo di agire ha creato un disservizio alla comunità sia in termini di parcheggio, sia in termini di introiti.
Quali sono nello specifico le accuse per le quali siete imputati?
Siamo imputati per “reato continuato”, dal 2012 fino ad oggi: perché la parte che riguarda Mastromarino è di oggi, non prima. Poi altro reato, l’articolo 110, per cui siamo stati messi tutti insieme: “concorso di persone”. Cioè, noi, tutti insieme, Conti, Roncoroni, Mastromarino, tecnici comunali, tecnici di Conti, Muraca, Fierravanti, Esposito, Provini, Cutuli, Anselmi, Monica Boniotto, minoranza in quell’epoca, Ghirimoldi, Mina, Valentina Boniotto, minoranza all’epoca e i condomini. In pratica viene fatto un unico fascicolo dove si dice che noi, tutti insieme, abbiamo portato avanti una condotta criminosa comune. Io con i condomini. Io con Mastromarino. Un reato fatto tutti insieme, un reato fatto in epoche diverse, ma tutti a favore di Conti. I reati nello specifico sono: l’abuso d’ufficio a carico di tutto il consiglio comunale, per le delibere riguardanti il piano regolatore con l’accusa di aver “procurato a terzi un vantaggio patrimoniale intenzionalmente durante l’esercizio della funzione, in violazione di leggi e regolamenti”. Per capirci, l’accusa è quella di aver fatto intenzionalmente un articolo che ha favorito Giulio Conti. L’altra parte, che invece riguarda me, è quella di aver omesso di fare un atto richiesto dall’ASL durante l’esercizio delle mie funzioni.
Cosa le imputano in sostanza?
Mi viene imputato di non aver fatto niente quando è arrivata una lettera dell’ASL. Anche se in realtà non è qualcosa che faccio io fisicamente in quanto sindaco, ma lo fa l’ufficio tecnico. Infatti, purtroppo, mentre io e Mastromarino abbiamo i trafiletti, l’ufficio tecnico ha pagine intere, perché a loro vengono imputate una serie di omissioni proprie degli uffici tecnici come ad esempio i controlli delle cubature. Noi abbiamo supportato in tutto e per tutto l’attività dell’ufficio tecnico, addirittura, e ci sono le delibere, fornendogli degli aiuti esterni. Le pratiche urbanistiche sono complesse, complessissime. Solo quando si entra nelle singole pratiche è possibile rendersene conto.
Lo stesso vale per l’attuale sindaco Mastromarino?
Per Mastromarino è diverso. Lui ha dichiarato che è inquisito per fatti riguardanti la vecchia amministrazione, ma ha detto una cosa non vera. Come l’altra volta, quando ha detto di non aver ricevuto avviso di garanzia. Mi spiace, ma il suo nome è qua adesso ed era qua anche prima, come quello di tutti noi.
Prima parlava anche di avvisi di igiene sanitaria…
La questione sanitaria dello stabile che è anch’essa molto articolata. All’interno un condomino ha allargato il suo appartamento, probabilmente in accordo con la società Petra Srl, chiudendo un corridoio. Gli appartamenti sono stati costruiti sul fronte, per fornirgli la vista lago e dietro hanno un corridoio, zona che, a fronte dell’allargamento, credo sia rimasta chiusa. Il condomino del piano di sopra ha presentato un esposto rispetto a questa cosa dicendo che con quell’operazione è venuto meno il rapporto aero-illuminante del corridoio: è da lì che è venuto fuori il tutto.
Cosa è accaduto poi?
L’ASL a quel punto ha cercato di capire cosa stesse succedendo nel condominio a seguito dell’esposto e come Comune si fanno delle comunicazioni in merito. Ovviamente non è che in questi casi si parte e si va a vedere in loco. E’ possibile che nella costruzione di questo muro possa esserci un abuso edilizio oppure no, e dunque il comune, come è stato fatto, scrive al proprietario per avere delucidazioni rispetto al contenuto della segnalazione giunta. Il proprietario, poi, ha del tempo per rispondere e nel farlo ha fornito le motivazioni tecniche del caso. A seguito delle motivazioni a supporto della modifica sono iniziate tutte le perizie del caso richieste dall’ASL e, come è facile immaginare, il tempo passa.
La questione della tempistica di cui parlavamo prima…
Io smetto di fare il sindaco e poco prima scrivo a Conti dicendo che, alla fine di tutto l’iter si configura un abuso edilizio e dunque si rende necessario abbattere la zona che ha permesso di costruire. Nel frattempo, però, non era più di sua proprietà in quanto è stato venduto e dunque bisogna interessare anche il proprietario e i tempi si allungano nuovamente. Da qui nasce una delle accuse contenute nell’avviso di garanzia.
Ma qui stiamo parlando di un momento successivo?
Esatto. La fase iniziale nella quale viene chiesto il permesso riguardante la volumetria interna è qualcosa di separato: il PGT ha creato delle opportunità che loro hanno sviluppato all’interno, mentre il discorso sanitario è un’altra cosa, avvenuta anni dopo perché uno dei condomini ha apportato delle modifiche all’interno del condominio. A fare da sfondo alla vicenda c’era Conti con questa indagine riguardante i reati patrimoniali e fiscali. La vicenda riguardante Mastromarino, poi, è un fatto ancora successivo e vi spiego perché.
Ci dica…
Io ho emesso l’ordinanza 24 del 19 aprile 2016, poi impugnata dalla Petra, che sostiene di avere delle ragioni in merito alla questione, facendo ricorso in data 17 giugno 2016. A questo punto si lega la restante parte del mio capo d’accusa nel quale viene affermato che io “non do luogo alla procedura in danno in presenza di atti amministrativi validi, efficaci legittimi”. Cioè io avrei dovuto fare una procedura in danno, a seguito del ricorso di Conti e fargli pagare i danni. Io il 17 giugno 2016, però, non ero più sindaco, avevamo perso le elezioni qualche giorno prima. Come avrei potuto fare questa cosa? Doveva farla il mio successero. Non capisco perché sono stato messo in mezzo anche in qualcosa che palesemente non potevo fare io.
Dunque è qui che subentra Mastromarino?
Lui lo mettono in mezzo perché, a questo punto, in quanto nuovo sindaco, “in presenza di notizia di reato da parte dell’ATS Insubria e segnalazione della carenza dei requisiti sanitari con comunicazioni (…), anziché adottare gli atti di sospensione delle agibilità in corso e di imporre il ripristino dello stato dei luoghi per conformare le opere al regolamento di igiene locale ed al regolamento della Regione Lombardia, invitava l’immobiliare Petra ad una conferenza tecnica per ‘risolvere’ la questione, non adottando gli atti di sua competenza vincolanti per legge, in presenza di plurimi esposti’. Questa è una linea diversa, io ho seguito la linea di ascolto degli uffici, rispettando i tempi tecnici, lui ha cercato, invece, di risolverla bonariamente invitandoli ad una conferenza tecnica”.
Sorge spontanea a questo punto un’altra domanda: perchè non sono contestati i reati di peculato, corruzione o concussione?
Non ne ho idea ed è una cosa che mi sono chiesto anche io. Nessuno di noi si è arricchito ed è stata la prima dichiarazione che ho fatto alla stampa. Ma di cosa stiamo parlando? Cioè qual è la contropartita? Perché io avrei fatto, insieme al consiglio comunale, alla minoranza, insieme pure a Mastromarino, un favore a Conti, se in tasca mia non è venuto niente e nemmeno nelle tasche degli altri? Qui non c’è reato di corruzione, concussione o quant’altro. Per cosa lo avrei fatto? Per i 400mila euro che sono arrivati al Comune? Allora mi sento quasi Robin Hood che è riuscito a fare un mega imbroglio coinvolgendo anche la minoranza per portare soldi nelle casse del paese… se così fosse sarai il sindaco più bravo del mondo.
In conclusione, che idea si è fatto di tutto questo?
I numerosi problemi creatisi tra i condomini e la vicenda che ha riguardato Conti sono i due aspetti trainanti di questa storia ma, e questa è una mia congettura, ce n’è stata anche un’altra a mio parere. Mastromarino, quando era in minoranza, ha a sua volta presentato esposti per irregolarità edilizie e questioni di metrature riguardanti i parcheggi che non vengono oggi però riprese. Ciò che è ripreso è la cubatura generale di alcuni spazi che si dicono contenere un errore di volumetria. Noi gli abbiamo consentito di arrivare a 2623,50 mc anziché ai 2615,32 mc ammessi dallo strumento urbanistico, e ai 2600 mc, autorizzati con il permesso per costruire. Questo sarebbe un reato. Cioè su una pratica edilizia enorme, avremmo dato al condominio Petra questa inezia in più. In pratica Conti, e noi con lui, avremmo messo in piedi tutto questo per portare a casa una ventina di metri cubi in più. Vi rendete conto di cosa stiamo parlando? Chiudo esprimendo un mio parere personale: le persone che hanno degli interessi in questa vicenda sono altre e nulla hanno a che vedere con l’amministrazione e gli uffici comunali. Questo perché conosco la mia posizione e posso immaginare quella degli altri. Ora siamo in attesa di capire cosa accadrà.
Questa l’intervista all’ex sindaco di Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni, in attesa di ulteriori novità che chiariranno tutto quello che è avvenuto in questi mesi.
© Riproduzione riservata







Da quanto afferma Roncoroni si evince che tutto è stato fatto nella più assoluta correttezza e rispetto di norme e di leggi voglio augurare che i tempi della magistratura siano più rapidi del solito nel concludere le proprie indagini ad evitare poi il coinvolgimento dell’eventuale prossimo sindaco mi auguro per tutti che la situazione creatasi non porti nocumento per lor e per le loro famiglie A U G U R I A T U T T I