Una lettera emozionante è quella scritta da Caterina Città, Oss della casa di riposo di Agra, che va oltre le polemiche e oltre qualsiasi tipo di strumentalizzazione. Il signor Caprara, possibili acquirenti della struttura e la politica sanitaria, non hanno trovato un tanto sperato accordo e ora la situazione, salvo novità dell’ultima ora, vedrà la RSA di Agra chiudere fra meno di dieci giorni, il 30 ottobre, come confermato dall’amministratore unico della “Sant’Ambrogio Servizi srl” nella lettera pubblicata ieri.
Dietro un semplice edificio, stanze e muri, però, vi sono persone, storie e rapporti che si sono instaurati e che hanno fatto il loro corso ed è questo che fa male ed allo stesso tempo fa riflettere. In una società in cui quotidianamente rincorriamo i nostri obiettivi con frenesia, vi sono anche anziani che, invece, il loro percorso lo hanno compiuto e che, ora, non vogliono nient’altro se non quello di “aspettare il momento” con pace e serenità, senza traumi particolari.
Non sarà così per gli ospiti della casa di riposo di Agra, e per questa ragione è proprio Caterina, che quotidianamente in questi due anni li ha seguiti e curati, a dedicar loro una lettera. Ecco il testo che pubblichiamo.
Cari ospiti,
scusateci.Se non vi abbiamo protetto, se siamo riusciti a perdervi per strada, se vi abbiamo ricollocato come pacchi postali con le vostre valigie usate.
Scusateci.
Scusateci se “persone” più grandi di voi hanno giocato questa partita a proprio favore, se i soldi sono stati più importanti, se i propri orgogli personali, i propri interessi hanno, infine, anche vinto la partita che ci riguardava. Scusateci di tutto. Noi e voi abbiamo perso, insieme. Noi e voi, in questo gioco imprenditoriale, contiamo e abbiamo contato davvero poco.
A fronte di un uomo indubbiamente ricco noi siamo poca roba, siamo un “fastidio” da dover portare via in qualche modo: con i vestiti in un sacco dell’immondizia, un’ambulanza con la sirena accesa e i ricordi di una vita in una scatola per la frutta frullata. Conservate le fotografie prima che vengano perse e state attenti ai fazzoletti prima che vengano smarriti.
Siamo protagonisti di una storia che verrà ricordata ed interpretiamo il difficile ruolo della vittima; l’unica consolazione è che da questa storia, seppur in ginocchio, ne usciremo a testa alta, con la nostra umanità intatta ed il nostro volerci bene, seppur lontani gli uni dagli altri.
E’ stato bellissimo finché è durato e vi ringrazio del piccolo pezzetto delle vostre vite che mi avete regalato. A poi… a non so quando.
Ancora grazie.
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