96 anni dalla nascita, nel lontano 1921, quando Giuseppe Ghiringhelli e Mario Pisoni fondano la “Ghiringhelli&Pisoni Sdf”, officina meccanica specializzata per lavorazioni meccaniche conto terzi di tornitura. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, i tempi sono cambiati e la tecnologia ha preso il sopravvento. Oggi la ditta luinese, con sede a Voldomino, si chiama “Rettificatrici Ghiringhelli SpA” ed è una azienda leader per la costruzione di rettificatrici senza centri a controllo numerico.
E, così, dall’Alto Varesotto, la Ghiringhelli ha clienti ovunque nel mondo, soprattutto in Europa del Nord, ma senza dimenticare Cina e Sudamerica. In un mondo industriale luinese che in questi anni ha visto una crisi profonda, non da ultimo il fallimento della IMF di Creva, nello scorso 2016, la Ghiringhelli sembra proprio un fiore all’occhiello, che riesce a rendersi concorrenziale con colossi quali le aziende tedesche e cinesi.
Proprio per questa ragione siamo andati a conoscere meglio la struttura e le attività, intervistando una tra le protagoniste, la dottoressa Patrizia Ghiringhelli.
Da quando ha iniziato a lavorare in Ghiringhelli, anche rispetto ai racconti di suo padre, come è cambiato questo lavoro?
E’ cambiato sia rispetto alla domanda, sia rispetto all’offerta. I tempi di esecuzione richiesti dai clienti oggi sono inferiori, mentre la precisione che ci viene richiesta sui pezzi rettificati è molto più elevata. In generale la domanda è diventata più esigente, perciò le macchine che vengono richieste devono essere altamente affidabili, oggi più di ieri senza presidio, e di facile utilizzo per gli utilizzatori finali. Quando ho iniziato io a lavorare in azienda i clienti dedicavano un operatore ad ogni macchina, perciò a noi veniva richiesto di formare quel singolo dipendente che poi sarebbe stato il responsabile della rettificatrice. Oggi non è più così: sempre più spesso ci viene richiesta la formazione di un’intera equipe che si alternerà a presidiare e a gestire le varie macchine che spesso producono tre turni al giorno
Come lavora una rettificatrice senza centri Ghiringhelli?
La maggior parte delle nostre rettificatrici installate lavora 24 ore al giorno, perché la loro peculiarità è proprio di essere altamente produttive. Ogni impianto da noi realizzato è così affidabile che con tutta la sua automatizzazione può lavorare senza il presidio dell’operatore. Tutte le rettificatrici Ghiringhelli, infatti, sono gestite da un controllo numerico, che l’operatore impara ad utilizzare senza che gli sia richiesta una specifica conoscenza della macchina, come avviene con un normale computer. All’operatore, infatti, vengono solo date fornite le istruzioni base per poter inserire i parametri nelle pagine video e poter gestire autonomamente la macchina.
Ci sono specificità di produzione o i macchinari sono standard?
Dagli anni ’80 abbiamo scelto di proporci al mercato come “problem solver”: non partiamo da una produzione standard, a catalogo per intenderci, ma partiamo dal pezzo, cioè dall’esigenza produttiva del cliente. Questa è una strategia che si è rivelata vincente, anche recentemente, permettendoci di distinguersi dalla concorrenza globale.
Il mercato così come il lavoro è cambiato. Come si sono evoluti e chi sono i vostri principali concorrenti?
L’area asiatica è sicuramente quella maggiormente cresciuta, più che il resto del mondo: se fino agli anni ’80 i costruttori locali presentavano al mercato un prodotto standard, oggi sono in grado di proporre anche loro rettificatrici senza centri di qualità e tecnologicamente evolute. Invece, per quanto riguarda i grossi competitor di riferimento, ovvero i tedeschi, possiamo dire che siamo cresciuti in maniera abbastanza omogenea e tuttora siamo spesso in concorrenza diretta. Certo noi siamo una piccola-media impresa a gestione famigliare, specializzata in un unico prodotto, loro sono invece spesso gruppi di aziende che possono offrire diverse tipologie di rettifica, e proporsi come fornitori globali. I nostri prodotti sono molto simili e quindi concorrenziali da un punto di vista di contenuto tecnologico e di prestazioni, ma in veste di “problem solver” noi siamo in grado di fornire al cliente una macchina che non solo soddisfa la sua esigenza produttiva, ma che è allestita come lui stessa la desidera, personalizzandola.
Di che nazionalità sono i vostri clienti?
Principalmente tedeschi e questo è per noi un doppio motivo d’orgoglio: anzitutto perchè è in Germania che abbiamo i nostri competitor più diretti e, in secondo luogo, perché i costruttori tedeschi non riescono ad avere in Italia la stessa quota di mercato che noi abbiamo nel loro Paese. A seguire abbiamo poi la Cina, dove la concorrenza e il rischio di imitazione dei prodotti è molto forte, ma al tempo stesso il fatto che la rettifica senza centri non sia una macchina molto diffusa ci fa ritenere il mercato cinese ancora una grande opportunità. Quello cinese è un popolo che ancora riconosce il valore del passaparola, dunque spesso conquistiamo così una buona reputazione.
Avete mercato anche in provincia di Varese, Lombardia o Italia?
Abbiamo sempre nel cuore il mercato italiano, anche se in questi ultimi anni ha perso di terreno, e non si parla di cifre così importanti. I nostri principali clienti in Lombardia si trovano nelle province di Brescia e Bergamo, dove hanno sede importanti aziende meccaniche (ndr, insieme al Veneto). Una volta avevamo il Piemonte come regione di riferimento, ma oggi, anche se continuiamo a soddisfare il cliente piemontese, non si parla di numeri così importanti come nel passato. Abbiamo poi clienti in altre regioni quali ad esempio il Veneto, le Marche, la Campania e la Puglia.
Molte sono le aziende, invece, che non riescono a lavorare in Italia, a causa delle ingenti spese, e decidono di abbandonare il paese per risparmiare sui costi di produzione. Cosa significa, per lei, dopo tanti anni fare ancora impresa sul territorio?
Questo territorio è la nostra casa: non abbiamo mai preso in considerazione l’eventualità di trasferire la nostra azienda. Rimanere a Luino è ormai radicato in noi. Le difficoltà, anche logistiche, legate al territorio sicuramente ci sono e non possiamo ignorarle, ma al di là di questo vi è un attaccamento e una responsabilità sociale che sentiamo di avere nei confronti del territorio luinese.
Questo è un concetto molto interessante. La responsabilità sociale, cioè tutti quegli aspetti che riguardano le famiglie, che a loro volta generano introiti sul territorio…
Appartenere ad un territorio significa per noi garantire lavoro e benessere innanzitutto alle persone che vi vivono. La maggior parte infatti dei nostri collaboratori risiede nel luinese. Per molti di loro la vicinanza tra posto di lavoro e abitazione è stato ed è sicuramente un aspetto importante. Una buona parte dei nostri collaboratori raggiunge infatti il posto di lavoro in bicicletta. Trovare a poca distanza da casa un’azienda che possa soddisfarti dal punto di vista professionale, fa sì che spesso i collaboratori rimangano fedeli all’azienda stessa. Noi ad esempio abbiamo avuto anche casi in cui al padre è succeduto il figlio. Quindi c’è anche una sorta di tradizione che ha permesso ad alcune famiglie del territorio di vivere grazie alla nostra azienda.
Ma quanto incide sul vostro lavoro la vicinanza con il Canton Ticino?
Se è accaduto di perdere collaboratori perché attratti dalle aziende ticinesi, è anche vero il contrario: abbiamo cioè assunto lavoratori che volevano rientrare dalla Svizzera, e che dopo una prima esperienza in età giovanile hanno preferito avvicinarsi a casa. Per quanto riguarda poi la disponibilità di fornitori in Canton Ticino sempre per un discorso di responsabilità sociale, la nostra scelta è di utilizzare preferibilmente imprese artigiane presenti sul territorio e di cercare fornitori esteri solo quando non esistono nel luinese e nelle zone limitrofe.
E rispetto all’alternanza scuola-lavoro? In diversi incontri pubblici ho notato una forte percentuali di studenti che escono dalle scuole superiori e, dopo aver fatto un’esperienza nella vostra azienda, vengono poi assunti…
Per quanto riguarda le scuole, siamo convinti che una preparazione adeguata non possa prescindere dalla collaborazione scuola-mondo del lavoro. Siamo quindi sostenitori dell’Alternanza che ci vede accogliere ogni anno in azienda diversi studenti. Sì, è proprio così. Ci sono ragazzi che sono venuti in Ghiringhelli attraverso l’esperienza di alternanza scuola-lavoro e poi sono stati assunti o che comunque hanno avuto modo di fare esperienza e di testare le loro conoscenze, con un importante ritorno a livello di orientamento. Per noi questo è un grande motivo d’orgoglio.
Oltre alla scuola, che dà strumenti utili per la formazione di ogni singolo ragazzo, la creatività di un’idea e la passione per il lavoro che si svolge, quanto incidono in ambito aziendale?
Ogni nostra fornitura è in realtà l’innovazione e il miglioramento della fornitura precedente. Ogni volta siamo cioè sollecitati a risolvere una problematica diversa, e questo è un po’ il fil rouge della nostra azienda, che è anche ciò che ci ha permesso di distinguerci sempre. Senza creatività e passione per il nostro lavoro tutto questo non sarebbe evidentemente possibile. Non solo ma sono spesso queste due peculiarità che i nostri competitor all’estero non sono in grado di ottenere/avere a farci conquistare la preferenza di molti clienti.
Negli ultimi 20 anni, invece, questo territorio si è depauperato a livello industriale in maniera abbastanza evidente, non da ultima la crisi ed il fallimento della IMF. Lei che ne pensa?
Io credo che faccia un po’ parte dei cicli storici dei territori e quindi evidentemente anche il nostro non ha potuto evitare una fase di cambiamento. Se nei decenni passati un settore calava, nel contempo un altro assumeva importanza, andando a creare così un’alternanza che dava una certa garanzia. Oggi invece quello che preoccupa di più è che quando una realtà chiude non ne riapre un’altra con la stessa facilità, non c’è più quindi questa alternanza. Ma questo non è un caso solo del luinese, bensì nazionale: in questo momento tutto il nostro paese è in profonda trasformazione, ma l’economia italiana non può prescindere dal settore manifatturiero. Questo settore in Italia negli ultimi decenni purtroppo non ha più investito, non ha più innovato e di conseguenza rischia di perdere continuamente competitività. La manovra “Industria 4.0” emanata dal governo è basata proprio su questo concetto. I macchinari installati dalle aziende sono vecchi e dunque non possono essere competitivi come quelli di nuova generazione della concorrenza estera, pertanto deve essere rinnovati. Con questo progetto il governo cerca quindi di spronare le aziende ad innovarsi e a digitalizzarsi, a non perdere quote di mercato e noi troviamo questa decisione interessante e vincente.
E la Ghiringhelli, dal piccolo angolo di Alto Varesotto, come si pone nel contesto italiano ed internazionale?
Noi riteniamo che una dimensione come la nostra, di piccola-media impresa, con un mercato globale possa essere una delle possibili chiavi di successo. E’ sicuramente questa la forza dell’Italia, perché questa dimensione, che indubbiamente può avere i suoi limiti, mantiene quella flessibilità e quella rapidità che invece le aziende grosse non possono avere.
Se un’azienda chiude, non riuscendosi a reinventare, il capitale umano in suo possesso da qualche parte bisogna incanalarlo. Tra Ticino e aziende del territorio, vi è capitato di assumere qualche persona con questa esperienza?
Sì, ci è capitato di assumere persone che in passato erano stati dei piccoli imprenditori o artigiani. Questa è una sinergia possibile soprattutto per mansioni legate al nostro tipo di produzione come il meccanico o l’elettricista, che possono essere attività svolte anche a livello individuale. Nel momento in cui andiamo a assumere una persona quello che valutiamo sono le sue capacità e le sue competenze. Ora, se tra i candidati da selezionare vi è una persona che nell’ambito di riferimento abbia lavorato in modo autonomo ed è alla ricerca di un lavoro dipendente che gli possa garantire una maggiore stabilità, da parte nostra non solo non ci sono remore ad assumerlo, ma anzi siamo consapevoli che eviteremmo una dispersione di quella che è stata la sua esperienza. E’ un modo come un altro per ricollocare risorse.
Quindi, le aziende che godono di buona salute possono aiutare le famiglie del territorio. L’incontro di qualche settimana fa, alla Ratti, organizzata da Confartigianato, ha sicuramente degli obiettivi molto nobili rispetto a quello che potrebbe dare la politica al territorio in un mondo in cui si fa sempre più fatica. Che valore hanno secondo lei questa iniziative?
Assolutamente positiva, laddove ci sono occasioni di incontro e confronto tra aziende con le medesime esigenze non possono che nascere buone idee. Non solo, ma l’auspicio è che non agendo come singoli ma sostenendo un’istanza comune si possa poi anche avere un peso diverso.
E’ molto difficile parlare e confrontarsi tra aziende dello stesso territorio?
Diciamo che storicamente gli imprenditori italiani sono molto individualisti e meno poco portati ad un confronto collegiale. Però da quando sono entrata in azienda, una ventina d’anni fa, la mentalità è cambiata. Noi come azienda crediamo da sempre al confronto e all’associazionismo, perché siamo convinti che soltanto con questo tipo di apertura si può imparare, cogliere suggerimenti e opinioni differenti. Questo è stato uno dei primi insegnamenti che ho avuto da mio padre. Allo stesso modo ci siamo dati un’organizzazione interna che va proprio in questa direzione: la Ghiringhelli in questo momento è gestita da un management formato da un gruppo che ha, per formazione, competenza e mentalità, punti di vista differenti. Ogni decisione strategica aziendale è presa dopo un confronto costruttivo tra marketing, amministrazione, commerciale e tecnico. Queste occasioni di discussione sono per noi fondamentali e prioritarie.
Da cittadina, invece, tralasciando il lavoro, oltre l’industria a Luino, vi è anche una risorsa fondamentale, non del tutto ancora sfruttata pienamente: quella del turismo. Per quale ragione secondo lei?
Ho sempre sofferto del fatto che Luino non sia mai riuscita ad avere un successo a livello di attrazione turistica pari ad altre località e mi sono sempre chiesta perché … In quest’ottica ho aderito volentieri ad un invito che mi ha rivolto l’amministrazione comunale per partecipare al tavolo di lavoro sullo sviluppo economico e turistico del territorio, in cui il sindaco Andrea Pellicini ha voluto che non ci fossero soltanto gli operatori di settore, ma persone con attività eterogenee proprio per avere un confronto a 360°. Non voglio fare polemiche ma qui c’è un dato di fatto: in questo momento Luino non ha una capacità ricettiva adeguata dal punto di vista alberghiero. Noi ad esempio come azienda siamo talvolta costretti ad ospitare i nostri clienti in comuni limitrofi perché Luino non offre camere d’albergo. Perciò anche noi, nel nostro piccolo, soffriamo di questo deficit. Restano anche i problemi legati alla mobilità: senza un mezzo proprio organizzare trasferte a Milano e Lugano per i nostri ospiti diventa un’impresa faraonica. Ma come cittadina luinese confido sul fatto che prima o poi si riuscirà a valorizzare il nostro bellissimo territorio anche dal punto di vista turistico.
E alla fine, un’ultima battuta. Come vede Luino tra 10 anni?
Resto ottimista anche perché vedo che molto è stato fatto negli anni col succedersi delle varie amministrazioni comunali. Ovvio tutto è migliorabile, però il potenziale Luino continua ad averlo. Ne sono un esempio alcuni nostri clienti tedeschi che tornano a Luino in vacanza perché la cittadina di lago come la nostra piace molto. Io sono fiduciosa nell’impegno che anche l’amministrazione attuale sta mettendo in questa direzione, ad esempio creando come detto questo tavolo di lavoro. I tempi potranno essere medio-lunghi, ma se non si parte mai…
E la Ghiringhelli?
Spero che la nostra azienda tra 10 anni sia ancora quella che è oggi o anche meglio: un’azienda flessibile, dinamica, leader, punto di riferimento del territorio. Quest’anno abbiamo raggiunto i 96 anni d’attività e ci stiamo impegnando per festeggiare i cent’anni e proseguire con continuità e passione.
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