Luino | 15 Luglio 2017

Osservare il nostro territorio per individuarne i beni comuni

Dopo l'iniziativa dell'assessore Caterina Franzetti e l'appello al sindaco di Alessandro Franzetti, un'analisi che guarda al futuro e alla partecipazione

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Grande fermento, in questi ultime settimane, sia tra gli amministratori luinesi, che tra i rappresentanti della cultura e dell’associazionismo locale: dall’iniziativa dell’Assessore ai Servizi Sociali Caterina Franzetti, che ha invitato le associazioni di volontariato del territorio all’incontro “Conoscersi e farsi conoscere”, all’appello del consigliere dell’Università Popolare di Luino Alessandro Franzetti rivolto al sindaco Pellicini perché convochi gli “Stati Generali della Cultura”.

In entrambi i casi emerge la necessità di conoscersi, chiarirsi le idee, confrontarsi con le istituzioni su obiettivi e percorsi progettuali. Non basta, però, sapere chi e quante sono le associazioni di volontariato che operano a 360° sul territorio, in un’ottica di assoluta trasversalità rispetto alle reciproche convinzioni religiose o ideologie politiche. In un terreno così fertile e di lunga tradizione come il nostro, non è altrettanto facile identificare luoghi collettivi in cui le associazioni possano incontrarsi e relazionarsi.

In ogni gruppo il leit motiv è sempre lo stesso:“Non mancano i luoghi individuali delle idee, del ‘cosa’, mancano i luoghi del ‘come’: luoghi condivisi capaci di far nascere cultura e comportamenti condivisibili; luoghi dove la volontà associativa possa soddisfare possibilità d’incontro extra-associative”. Se mancano spazi, diventa più difficile coltivare questa crescente volontà di aggregazione, che riesca ad interagire ancora più incisivamente sulla quotidianità, superando le comprensibili diffidenze, i pregiudizi gli stereotipi. Fare rete: termine abusato e travisato, in questi ultimi anni, perché non significa soltanto scambiarsi messaggi di posta elettronica, creare piattaforme on line, blogs, pagine sui social, gruppi WhatsApp.

Nell’era dominata dalla realtà virtuale, fare rete significa potersi guardare anche negli occhi, parlarsi, discutere, condividere, progettare per crescere insieme. Penso all’Agorà dell’antica Grecia, autentica invenzione urbanistica, luogo di democrazia e sede delle assemblee dei cittadini che si riunivano per discutere i problemi della comunità. Ai giorni nostri, invece, basta osservare le numerose aree dismesse, pubbliche e private, nate dalla trasformazione del territorio, progressivamente depauperato dei suoi opifici, fabbriche tessili, attività artigianali, per non parlare dell’area ex Visnova e di quella ferroviaria, in procinto di essere stravolta dall’operazione Alptransit.

Forse è un’utopia pensare di recuperare e rivalorizzare questi luoghi, non soltanto per il mercato immobiliare o turistico, ma per ridisegnarli più a misura d’uomo, delle sue necessità di relazione e di aggregazione, con lo scopo d’interagire sia con il mondo della cultura che con la quotidianità.

Si potrebbe immaginare semplicemente un “osservatorio super partes”, non istituzionale, che metta a disposizione uno spazio comune, nel quale ascoltare, accompagnare, sostenere le associazioni, creando relazioni collaborative, sia in funzione progettuale, che nell’organizzazione di eventi comuni.

Il suo scopo potrebbe essere quello di conoscere, condividere e stimolare condizioni che favoriscano la creazione di forme alternative d’intervento e stili di vita legati alla qualità del territorio e alla sua quotidianità. Un osservatorio che possa dare anche, indirettamente, un contributo alla politica generale e istituzionale, offrendosi come facilitatore della complessa rete sociale, garante di un confronto tra persone, senza ricerca di rappresentanza partitica, né finalizzato ai propri interessi personali.

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2 risposte a “Osservare il nostro territorio per individuarne i beni comuni”

  1. Roberto Stangalini ha detto:

    Bene! Concordo con Marina Perozzi. Anche sul fatto che sia Utopia. Però, proprio dall’Utopia che nasce l’energia stimolatrice nei riguardi dell’azione politica. Agorà compreso.

  2. Roberto Stangalini ha detto:

    Bene! Concordo con Marina Perozzi. Anche sul fatto che sia Utopia. Però, è proprio dall’Utopia che nasce l’energia stimolatrice nei riguardi dell’azione politica. Agorà compreso.

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