29 Marzo 2017

L’Onu ammonisce l’Italia sull’aborto: “Accessi difficili, troppi medici obiettori”

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Il Comitato per i diritti umani dell’Onu nelle sue osservazioni sulla situazione italiana si dice “preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutano di praticare interruzione di gravidanza per motivi di coscienza”. Preoccupazione è espressa anche per la distribuzione in tutto il paese dei medici obiettori, e “il numero significativo di aborti clandestini”. “Lo Stato – sottolinea – dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido”.

(Foto © Il sito dei Quando)

L’Onu ammonisce l’Italia sull’aborto: “Accessi difficili, troppi medici obiettori”. In Italia è difficile accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, regolata dalla legge 194, a causa “dell’elevato numero di medici” obiettori di coscienza “che rifiutano di praticare aborti per ragioni di coscienza”. Lo scrive il Comitato diritti umani dell’Onu nelle sue ‘osservazioni conclusive’ del 2017 sul nostro Paese. Il risultato di tutto questo è “un numero significativo di aborti clandestini”. L’Italia, si legge nel documento, “dovrebbe adottare le misure necessarie per garantire un accesso tempestivo e senza ostacoli ai servizi di aborto legale sul suo territorio, e stabilire anche punti di riferimento effettivi per le donne in cerca di strutture” in grado di garantire il servizio.

Fra i vari temi affrontati nelle conclusioni del Rapporto, anche quelle riguardanti i diritti delle coppie dello stesso sesso: “L’Italia – raccomanda il Consiglio per i diritti umani dell’Onu – dovrebbe considerare la possibilità di permettere” loro “di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner, e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero”.

Il Comitato Onu rileva inoltre delle lacune nella legge sulle unioni civili, varata nel 2016, e raccomanda in proposito che andrebbe garantito “lo stesso accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie omosessuali”. (ADNKRONOS)

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