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18 Gennaio 2017

Le problematiche della montagna nell’alto Verbano tra aspetti geologici, idrogeologici e umani

Tempo medio di lettura: 5 minuti

(Amedeo Dordi) Lo spopolamento che ha interessato negli anni l’ambiente montano porta oggi ad una riflessione nella direzione di un suo possibile ripopolamento. Diverse sono le variabili da cui non è possibile prescindere per avere una visione d’insieme e tra queste risulta fondamentale la documentazione che, andando a corredare il PGT, si propone come una fotografia del territorio in grado di illustrarne gli aspetti geologici, idrogeologici e sismici. Tra le sue finalità, oltre che fornire indicazioni all’urbanista redattore del PGT, esso mostra la stretta correlazione esistente tra l’ecosistema montagna e la qualità della vita di chi sta immediatamente a valle.

Le problematiche della montagna nell’alto Verbano tra aspetti geologici, idrogeologici e umani. I cambiamenti climatici: una variabile importante ma non sufficiente a spiegare i cambiamenti che l’ecosistema “montagna” si trova a fronteggiare. Che i cambiamenti climatici siano una variabile da prendere necessariamente in considerazione, in particolare se riportata al delicato equilibrio presentato dall’ecosistema “montagna”, è noto, ma certamente insufficiente per restituire una visione d’insieme dei cambiamenti che tale ambiente si trova a fronteggiare. E’ ormai accertato che negli ultimi 50 anni, la concentrazione di anidride carbonica (CO2) in atmosfera è in continuo aumento, ciò è causato dalle attività umane ed in particolare della combustione di carbone, gas e petrolio, principale fonte di emissione di anidride carbonica. L’’anidride carbonica ed altri gas, come il metano e l’ossido di azoto (gas ad effetto serra – greenhouse gas), sono responsabili dell’effetto serra che agisce sui meccanismi di mantenimento della temperatura media globale.

Ma che effetti hanno queste variazioni sul territorio montano? Per comprendere in che condizione si trova il territorio montano è possibile utilizzare uno strumento, accessibile gratuitamente a tutti i cittadini visitando i siti internet dei diversi comuni lombardi, cercando la voce PGT., Piano di Governo del Territorio. Ogni comune ha. infatti, l’obbligo di pubblicare sul suo sito tutta la cartografia relativa al PGT, che va dalla parte prettamente urbanistica alla “Componente geologica, idrogeologica e sismica del PGT”. Ecco dunque lo studio che andando a corredare il PGT, si propone come una fotografia del territorio sotto gli aspetti geologici, idrogeologici e sismici, tra le cui finalità vi è quella di indicare all’urbanista redattore del PGT le aree favorevoli o sfavorevoli all’edificazione. Tale studio si compone di diversa cartografia e da una relazione descrittiva.

Facendo riferimento all’ambiente montano è impossibile, volendo passare in rassegna le varie criticità, prescindere da quelle riguardanti la risorsa “acqua”. L’approvvigionamento idrico, infatti, riveste un carattere determinante per l’insediamento. Nella Carta Idrogeologica (cartografia del Piano) si può notare che l’approvvigionamento idropotabile avviene in larga parte tramite la captazione di sorgenti, spesso superficiali quindi altamente vulnerabili. Passando sui sentieri che conducono a sorgenti è possibile trovare spesso un’area recintata attorno alla captazione, con distanza dalla stessa di circa 10 metri, finalizzata alla protezione della stessa (area definita Zona di Tutela Assoluta). Per tutela dell’acqua captata dalle sorgenti vi è poi anche la Zona di Rispetto osservabile sulla carta (ndr, presente nella galleria fotografica), come un semicerchio con centro nel punto di captazione. In alcuni casi, dove è stato eseguito uno studio più dettagliato sulla sorgente, questa zona ha forma diversa, basata su dati idrogeologici, non solo su parametri geometrici, la captazione è meglio protetta. Nella zona di rispetto per legge sono vietate alcune attività, come ad esempio dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati, accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, dispersione nel suolo di acque meteoriche provenienti da piazzali e strade, ecc. Queste perimetrazioni, sia quella relativa alla Zona di Tutela Assoluta e sia quella relativa Zona di Rispetto, sono osservabili sulla Carta dei Vincoli, che riporta i principali vincoli di tipo “Geologico”.

Diverse sono state poi le criticità riguardanti lapprovvigionamento idrico nella zona dell’Alto Verbano, soprattutto relative al territorio montano. Nel 2003 nell’Alto Verbano c’è stato un periodo estivo con scarse precipitazioni che ha messo in crisi alcuni comuni, che hanno dovuto ricorrere ad approvvigionamenti esterni in quanto le sorgenti non fornivano una quantità d’acqua sufficiente alla richiesta. Da tenere in considerazione, poi, il fatto che alcuni comuni montani aumentano considerevolmente la popolazione durante i mesi estivi. Questo è uno dei tanti problemi dei comuni montani.

Tra le informazioni reperibili tramite la Carta dei Vincoli l’identificazione e la classificazione dei dissesti. Ma anche altre importanti informazioni vengono riportate sulla Carta dei Vincoli, in particolare per i territori di montagna: una di queste è il quadro del dissesto idrogeologico. Vengono riportati i dissesti, distinguendo le diverse tipologie, scivolamenti, crolli, erosione superficiale, ecc. Viene riportato anche lo stato di attività dei dissesti suddivisi in attiva (active) una frana attualmente in movimento, una frana che non si muove da più di un anno (ciclo stagionale) è definita genericamente inattiva (i-nactive) o, più specificatamente, quiescente se si ritiene possibile una sua riattivazione, oppure stabilizzata (stabilized) se non si ritiene possibile una sua riattivazione. Infine è definito relitto (relict) un fenomeno che si è sviluppato in condizioni geomorfologiche o climatiche considerevolmente diverse dalle attuali (il termine “frana relitta” è da preferire al termine “paleofrana”). Appare evidente quale importanza rivesta tale classificazione ed identificazione e dei dissesti e dello stato di attività a fini edificatori, ma anche per le conseguenze del possibile verificarsi dei dissesti che magari non hanno conseguenze sugli abitati o infrastrutture sul territorio del comune sul quale si verificano, ma sui comuni più a valle. Si pensi ad una frana che non interessa un centro abitato ma l’alveo di un fiume, il materiale franato può costituire una diga con sbarramento instabile ed erodibile, oppure essere trasportato a valle con esondazione nella zona di pianura del comune a valle (colate di detrito).

La forte correlazione tra due ambienti: la montagna e la pianura. E’ facilmente intuibile a questo punto quanto l’ecosistema montagna possa risultare incisivo anche sulle realtà site a valle e di conseguenza l’importanza e la necessità del monitoraggio/sistemazione del territorio montano, in gran parte favorito dall’insediamento umano. Lo spopolamento che ha in questi anni interessato le aree montane oltre alla perdita di tradizioni, prodotti tipici e stili di vita più a misura d’uomo, ha causato l’abbandono del territorio con gravi conseguenze sia sul territorio montano che quello di pianura. È evidente che il diverso stato di attività e di tipologia del dissesto comporterà una diversa fattibilità ai fini edificatori del territorio, caratteristiche contenute nella Carta di fattibilità per le azioni di Piano del PGT.

Non volendo addentrarsi sulle cartografie, che meritano una trattazione esaustiva per essere compresa compiutamente, appare evidente che il reinsediamento umano sul territorio montano non possa prescindere dalla documentazione precedentemente illustrata. Sia per motivazioni di carattere “legale” (vi è l’obbligo della consultazione e del rispetto delle prescrizioni contenute nella Componente geologica, idrogeologica e sismica), sia per ovvia convenienza, anche se ancora qualcuno tenta di edificare o realizzare infrastrutture in zone di dissesto. Il ripopolamento della montagna richiede maggior attenzione, maggiori investimenti e incentivi a chi si vuole trasferire su tale territorio, in quanto la sua presenza contribuisce al mantenimento della qualità della vita di chi sta immediatamente a valle.

L’uomo sa, può e deve convivere coi rischi del suo territorio, specie se ne conosce l’origine, la possibile evoluzione e i sistemi di difesa o di riduzione del rischio. Occorre quindi un cambiamento culturale, una maggiore e più corretta informazione e una politica volta a privilegiare chi ritorna a vivere nei nostri bellissimi territori montani.

Per approfondire:

Un forum online può essere uno strumento per risolvere i problemi della montagna?
– Un forum sull’habitat-montagna dell’Alto Varesotto: “Custodia, rivisitazione o nostalgia?”

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