12 Gennaio 2017

Un forum online può essere uno strumento per risolvere i problemi della montagna?

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Un forum online può divenire soluzione per affrontare problemi di grande complessità, quali quelli riguardanti l’habitat-montagna e l’intricata rete di relazioni che, a svariati livelli, ne compongono l’essenza? La risposta che verrebbe da dare è “anche”, purché esista la disponibilità a partire da concetti come “cura” e “custodia”, intesi come capaci di ricomprendere la complessità dell’ambiente a cui ci si approccia, allontanandosi da futili pregiudizi ed irrorando la discussione di aria nuova, con rispetto e consapevolezza della base dalla quale tale discorso muove. Qualsiasi logica progettuale, anche proveniente da istituzioni politiche, che prescinda da tali basilari condizioni di partenza, poggiate su pregresse ed approfondite conoscenze, risulterà perdente e fuori luogo. Ecco il contributo sul tema di Diego Intraina.

(Foto © archiviolagomaggiorevaresotto.blogspot.com)

(Foto © archiviolagomaggiorevaresotto.blogspot.com)

Un forum online può essere uno strumento per risolvere i problemi della montagna? “Anche… sempre che l’esercizio riesca ad esprimere parole chiave che aiutino ad inquadrare e indirizzare la discussione verso un obiettivo comune; parole che non chiudano la discussione a futili pregiudizi, ma che allarghino le maglie in modo da fare entrare aria nuova. Obiettivo che sembra facilitato, visto la pluriprovenienza della parola chiave espressa nell’invito: cura e custodia; pensiero che ha illuminato Martin Heidegger e i teorici della teoria della decrescita felice, Latouche e Pallante (riprese a piene mani da Beppe Grillo nei suoi spettacoli), sino ad arrivare all’eccellente sintesi dell’Enciclica ‘Laudato Sì’ di Papa Francesco.

Cura e custodia: parole chiave dalle quali è impossibile prescindere. È sul significato e sul valore di questa prima chiave che si dovrebbe per l’appunto concentrarsi e discutere. La custodia e la cura sono condizioni che non possono fare a meno di una consapevolezza ermeneutica, una conoscenza e un dialogo amalgamante di tutte e tre le categorie del tempo: passato, presente e futuro. Una relazione esistenziale, una presenza espressa concretamente nelle faccende quotidiane, un’alleanza predisposta ad intuire e a vagliare il mondo delle opportune possibilità. Sto pensando ad una ricerca di equilibrio e d’unità portatrice di senso, ad una condizione che si può giustificare solamente ritrovandola in uno spirito di coesione e di apparentamento.

Tra le cause principali dei processi di trasformazione delle politiche montane, le relazioni intergenerazionali. Non possiamo evitare di pensare all’importanza delle relazioni intergenerazionali, degli inevitabili movimenti conflittuali come causa principale dei processi di condizionamento e di trasformazione delle politiche montane. Questo movimentato processo storico di coesione generazionale e condivisione ambientale (storia che ha attraversato le nostre montagne e dunque possibile capitolo importante del forum. Parafrasando anche Calamandrei… andate nelle montagne dove caddero i partigiani …), probabilmente la si può ritrovare scavando e interpretando la seconda parola chiave presente nel testo: funzione verticale primaria. È frequentando e analizzando questa continua richiesta di cambiamento, differenti dimensioni di mobilità quotidiana associate al qui e ora, che si potrà ricercare le soluzioni di cura d’assegnare all’ambiente montano e si potranno individuare nuovi paradigmi di convivenza.

Una logica progettuale inclusiva, capace di comprendere ogni componente proprio di un dato territorio. La parola cura non è da intendere e inquadrare nel limite di una risposta ad uno stato di malattia, ma ad un esercizio critico di volontà d’appartenenza. È all’interno dell’ambito della quotidianità e delle funzionali relazioni territorializzanti che legano l’uso del territorio all’individuo – oltre alle leggi comportamentali comunitarie anche i bisogni legati alle necessità e alle aspettative – che si dovrebbe definire e predisporre interventi di manutenzione o di creativa trasformazione. Penso a interventi strutturanti a filiera capaci di coinvolgimento e di relazioni attive che, obbligando a intrattenere relazioni territoriali verticali, non possono escludere o perlomeno ignorare nessun componente (geologico-animale-umano) inscritto nella ‘triplice alleanza’ (passato-presente-futuro). Evidentemente, questo tipo di logica progettuale e processuale non può evitare di pensare ad una definitiva abolizione di quelle modalità d’intervento puntuali d’interesse che, il più delle volte, generano imbarazzi e difficoltà di condivisione.

Perdente e fuori luogo qualsiasi tipologia d’intervento o logica progettuale che prescinda da queste basilari condizioni di partenza. Senza queste considerazioni di partenza, elaborate nell’ambito quotidiano esperienziale e pertanto espressione di sintesi di un caratterizzato habitat, qualsiasi intervento risulterebbe perdente e fuori luogo. Perdente: perché non soddisferebbe le necessarie e sostenibili richieste autorigeneranti provenienti dall’abitare. Fuori luogo: perché non corrisponderebbero alle esigenze identitarie della comunità. Insomma, politiche d’intervento che solo dopo pochi anni dichiarerebbero il loro fallimento. Evito di fare elenchi anche perché, credo, non sia questo l’obiettivo del forum. Questa relazione verticale è il vero spirito territorializzante. La presenza quotidiana di questo spirito è la forza creativa che esalta il senso degli interventi.

Dopo questo contributo argomentativo, torno alla risposta sul forum: … anche. Risposta sicuramente onesta intellettualmente che, però, evidenzia una carenza, un’ulteriore richiesta: uno spazio sensibile dove le tesi si possono e si elaborano in prassi. Questo luogo, in democrazia, non può che essere edificato e riconosciuto nella politica istituzionale; ruolo che deve essere in grado d’interagire, attraverso nuove forme comportamentali, con un’altra parola chiave: sistema. Intervenire su processi sistemici pone una domanda: gli strumenti istituzionali esistenti, la cassetta degli attrezzi a disposizione della politica istituzionale, per aprirsi a contesti di partecipazione/condivisione, ad una elaborazione del consenso allargato e trasversale, sono ancora adeguati? Ma questo argomento, questa finestra/forum la lascio ad altri più competenti di me, sperando nella loro volontà e disponibile condivisione”.

Una tesi attuale che, dopo le polemiche sorte in queste settimane sui fondi regionali destinati alle valli prealpine, con il caso di Curiglia con Monteviasco e con il rifugio di Dumenza “Alpe Bovis”, continuerà a far discutere nei prossimi mesi. 

Per approfondire:

– Un forum sull’habitat-montagna dell’Alto Varesotto: “Custodia, rivisitazione o nostalgia?”

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