(emmepi) Ormai l’Associazione “inForm@DSALuino Onlus” è abituata all’en plein ogni volta che organizza serate dedicate all’approfondimento delle problematiche relative ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Questa volta l’appuntamento era presso l’Oratorio di Luino, dove, venerdì 28 ottobre scorso, il dottor Manuel Cegalin, psicologo specializzato in DSA, ha affrontato il tema “DSA verso l’autonomia – Dal potenziamento al metodo di studio”.

(Foto © Eventi Lago Maggiore – Marina Perozzi)
Già, perché la diagnosi e la relativa certificazione di dislessia, non sono affatto il punto d’arrivo, ma quello di partenza del lungo e complesso percorso verso l’autonomia. Il dottor Cegalin, con esempi pratici, brevi video, diapositive incisive e divertenti, ma soprattutto con un linguaggio semplice e colloquiale, che ha subito catturato l’attenzione dei tanti studenti presenti in sala, ha esordito con la metafora dell’imparare a guidare. I neo patentati sanno bene che, inizialmente, ogni manovra richiede una elevata concentrazione per ricordare la sequenza dei movimenti al volante, ma, con l’andare del tempo, il cambio delle marce o l’alternanza dei piedi sui pedali diventa automatico. I disturbi specifici dell’apprendimento riguardano invece proprio il mancato sviluppo degli automatismi nella letto/scrittura, nel calcolo e nella comprensione. Che fare, allora?
Diventa indispensabile un’alleanza educativa tra scuola e famiglia, una presa in carico totale che coinvolga anche l’aspetto emotivo, un potenziamento metacognitivo che attivi una serie di risorse che partono soprattutto dalla consapevolezza di sé. “Non abbiamo a che fare con una malattia, perciò il nostro scopo non è quello di ottenere una guarigione: dobbiamo invece sviluppare un atteggiamento particolare nei confronti dei compiti, ma utilizzando strategie tarate su ogni singolo individuo, perché dobbiamo partire dalla consapevolezza che ogni bambino è unico”. Ha spiegato il dottor Cegalin.
E qual è primo strumento compensativo per un alunno con dislessia? Un efficiente metodo di studio, con l’attivazione di strategie che gli permettano di arrivare agli stessi risultati dei compagni. Ma attenzione ai luoghi comuni: leggere e ripetere tante volte non significa apprendere; facilitare un compito non deve diventare banalizzare l’argomento: “Apprendere è un processo che rende il soggetto attivo, in grado di porsi delle domande rispetto a un contenuto”. Ecco allora l’utilità di preparare un piano di lavoro, definendo i momenti per studiare e per quanto tempo, alternati alle dovute pause; organizzare i tempi dello studio su una tabella settimanale; preparare i materiali necessari e limitare le distrazioni (es. del cellulare o della TV).
Numerosi gli interventi, soprattutto da parte dei genitori e di alcuni ragazzi, riguardo ai cosiddetti strumenti compensativi. In parte sfatato il mito delle mappe concettuali, che, se scaricate da Internet, risultano poco funzionali, perché manca il coinvolgimento attivo dello studente. Meglio allora, costruirsele, smembrando le pagine da studiare in tanti paragrafi, dai quali isolare alcune parole chiave che costituiranno la propria mappa personalizzata: ecco il reale strumento compensativo. E i famigerati ripassi all’ultimo momento, la sera prima dell’interrogazione, o la mattina stessa? “Il ripasso deve essere effettuato lontano dal momento della verifica, per controllare che l’oblio non si sia mangiato le conoscenze tanto faticosamente apprese: in questo modo c’è ancora un margine di tempo per consolidarle”.
E quale può essere il ruolo dei genitori? “Hanno l’importante ruolo di funzionare come modelli di autonomia: ti aiuto a fare da solo, a capire che cosa non ha funzionato; riconosco il tuo impegno e ti lascio libero di provare, sbagliare, imparare, riuscire; ho fiducia in te e sono sicuro che andrà meglio”. Focalizzare tutto ciò che è positivo, dunque, facendo attenzione alla critica nascosta, o al premio anticipato in cambio della buona riuscita di un compito, perché autonomia significa libertà, interfacciata con le regole. “Il compito dei genitori è quello di sostenere i propri figli lungo il percorso, ma lasciandoli liberi di sceglierselo“.
Dopo una serie di scambi di battute e piccoli simpatici aneddoti di vita quotidiana e scolastica, Manuel Cegalin ha chiuso la serata con un’immagine suggestiva, ma quanto mai efficace. Mostrando due linee, ha lanciato un ulteriore motivo di riflessione: “il successo scolastico non è una linea retta, ma una linea contorta e intrecciata, che a volte ci fa tornare sui nostri passi”.
Sì, crediamo proprio che questo consiglio possa essere allargato anche ad altri ambiti e utilmente seguito da tutti: perché non provarci?
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