4 Ottobre 2016

Black Monday: “Il corpo è mio e decido io”. Migliaia le donne scese in piazza a Varsavia

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Si è tenuto ieri in Polonia il “Black Monday”, migliaia di donne sono scese in piazza, rigorosamente vestite di nero, per partecipare ad uno sciopero indetto contro una proposta di legge in discussione al parlamento che prevede il divieto totale di aborto e il carcere per chi lo pratica.

"Black Monday", il corpo è mio e decido io. Migliaia le donne scese in piazza a Varsavia

In migliaia vestite di nero in piazza ieri a Varsavia, per protestare contro il progetto di legge che vieta ogni possibilità di aborto. Ieri a Varsavia pioveva. Eppure nelle strade e nelle piazze della capitale polacca, così come in altre città europee e del mondo, si è manifestato tutto il giorno contro il progetto di legge che vieta ogni possibilità di aborto, rendendolo un reato punibile con cinque anni di carcere. Un reato che non riguarda solo le donne che compiono questa scelta ma anche coloro che le aiutano. La legge polacca, risultato di un compromesso tra Chiesa e Stato risalente al 1993, vieta l’interruzione volontaria di gravidanza, eccetto che in caso di stupro, incesto, gravissime malformazioni del feto e seri rischi per la vita della madre entro la 12esima settimana di gestazione .La proposta depositata nella primavera scorsa in Parlamento su iniziativa del movimento fondamentalista cattolico pro-life Ordo Iuris con l’appoggio delle forze della destra mira a stralciare anche queste poche eccezioni, al contrario una proposta di legge concorrente che mirava ad una regolamentazione meno restrittiva è stata boicottata. La Polonia sarebbe l’unico paese in Europa in cui l’aborto tornerebbe illegale. Erano in molte ieri, ventimila solo nella capitale davanti alla sede del partito di governo, le donne che hanno abbandonato gli impegni quotidiani per combattere contro una legge che ne limiterebbe la libertà, rilegandole al ruolo di fattrici il cui unico scopo è procreare, a qualunque costo e condizione.

Il nero è il colore prescelto dalle donne di ogni età, che ha voluto essere un segno forte del danno inflitto alla libertà e alla loro capacità di autodeterminarsi. Decine di migliaia di donne hanno scelto ieri di vestire con abiti di colore nero in segno di lutto per la grave ferita inferta alla propria libertà. Da coloro che sono scese in piazza riversandosi nelle strade della capitale, alle attrici e opinioniste che sono comparse nei talk show in tv, tutte portavano con sé il segno dell’ immenso sfregio che questa legge apporrebbe alla loro libertà di scelta. Una catena di lotta e resistenza che ha rappresentato un segnale forte per un paese, come la Polonia, che ha da tempo archiviato il termine “scioperare”. Solo una donna che può liberamente decidere senza che nessuno si senta in diritto di farlo per lei o di porre dei limiti alla sua capacità decisionale, è una donna libera. Il controllo del proprio corpo è in questo senso uno dei presupposti fondamentali su cui tale libertà si basa. Infine, ripensando a disparati accadimenti storici, non stupisce che una certa parte politica cerchi di ripristinare il controllo sulla procreazione e sul corpo femminile, da sempre “tavoletta d’argilla” sul quale le più disparate società hanno preteso di scrivere le loro leggi.

Leggi restrittive, pericolose per la salute delle donne che si vedono spesso costrette a ricorrere a pratiche d’aborto clandestine.  Il numero degli aborti legali in Polonia finora ha oscillato, in base alla legge del ’93, tra i 600 e i 1000 all’anno, una delle cifre più basse d’Europa. Ma le organizzazioni femministe stimano gli aborti effettivamente praticati dalle donne polacche tra i 100 e i 150 mila l’anno: praticati o clandestinamente in patria o privatamente all’estero, specialmente in cliniche slovacche, ceche, austriache e tedesche. La legge se approvata vieterebbe praticamente ogni forma di aborto, in un paese dove l’interruzione di gravidanza è già ristretta a pochissimi casi. Il rischio è quello di un ingente aumento del ricorso alla pratica dell’aborto clandestino, una piaga che il paese conosce bene.

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