23 Luglio 2016

Luino, Taldone: “Che fine ha fatto la politica?”

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Il capogruppo de “La Grande Luino” e consigliere provinciale, Giuseppe Taldone, interviene analizzando la situazione politica a tutto tondo e in che modo incide nella vita quotidiana dei cittadini.Tra ideali, elettorato, affluenza al voto, esigenze e spauracchi di antipolitica, ha analizzato anche il quadro italiano. Ecco le sue parole.

Giuseppe Taldone, consigliere provinciale e capogruppo "La Grande Luino"

Giuseppe Taldone, consigliere provinciale e capogruppo “La Grande Luino”

Luino, Taldone: “Che fine ha fatto la politica?”. “Tutto sta cambiando e si sta trasformando, niente è più come prima. Qualcuno potrebbe anche obiettare che ‘tutto cambia perché nulla cambi’, citando un grande della nostra letteratura. Possibile. C’è chi da tempo mette in discussione tutto, finanche storici e consolidati schemi ideologici, esattamente come faceva Giorgio Gaber quando cantava ‘cos’è la destra cos’è la sinistra’: ostentati luoghi comuni che lui riconduceva più ad un’ossessione che ad una genuina passione politica. In una cornice del genere l’elettorato appare disorientato e confuso, sempre meno attratto dai consolidati schemi tradizionali, cui non crede più e sempre più attirato dalle novità, eccitanti ma non sempre foriere di contenuto.

Alle ultime elezioni amministrative ne abbiamo avuto qualche esempio, soprattutto nelle grandi città. Che dire: in politica il voto prima ancora che giudicato va decifrato ed interpretato, altrimenti si rimane al palo. Ciò che appare sempre più evidente è l’esigenza di un concreto rinnovamento, un cambio di passo che, se non correttamente modulato, rischia di travolgere tutto e tutti. Le posizioni più estreme tengono banco facendo leva su emotività e malcontento. Portano consenso immediato, a volte si coalizzano per colpire, ma difficilmente permettono di costruire maggioranze solide e durature. Inoltre quando si estremizzano i concetti aumentano le distanze, si riduce il dialogo e dal confronto si passa allo scontro: si urla, ci si azzuffa e si rimane distanti su tutto. Non si va lontano. Ho sempre pensato che nella vita se sei solo in una stanza ed alzi la voce poco importa. Ma se sei con altre persone ed ognuno alza la voce, cercando di prevaricare l’altro, ne viene fuori solo una gran confusione. Purtroppo è ciò che sta accadendo.

La gente si stufa e non ne vuole più sapere: si convince che il quadro è stantio e va radicalmente cambiato. Il passo è breve: dal sistema si passa all’anti sistema e dalla politica all’antipolitica. Nel comune sentire ciò porta inevitabilmente ad una generica ostilità nei confronti dei partiti, percepiti non più come sano esercizio di democrazia, ma come pratica di potere ed interesse personale. Lo sfaldamento delle forze politiche e delle loro organizzazioni sul territorio ha come conseguenza immediata il venir meno sia del senso di identificazione con un programma, sia della mobilitazione degli elettori, con inevitabile scarsa partecipazione al voto. La questione morale e l’incalzante trasformismo completano l’opera. Astensionismo e voto di protesta sono i veri fenomeni di massa con cui dovremo confrontarci nei prossimi anni. Una sfida non facile che rischia di minare alla base la nostra democrazia, ma anche un quadro apparentemente desolante che allontana sempre di più le masse dalla partecipazione alla vita pubblica. In una simile situazione è facile ottenere consenso per le forze che, a parole, rivendicano un ruolo anti sistema. E i contenuti? Poco importa: quando tutto appare marcio prima si pensa a demolire e poi al resto.

È l’inizio della fine? Forse no, anche se in una simile situazione è difficile intravvedere un percorso realmente virtuoso ed innovativo. La speranza è che ciò porti almeno a scuotere le coscienze di una classe politica che deve imparare a interpretare meglio la società che rappresenta. La gente oggi è in buona parte arrabbiata, vuole fatti concreti e non parole, pretende più considerazione e non si fa più incantare da facili promesse o proclami. Il lavoro scarseggia e la disoccupazione tra i giovani è alle stelle. Tasse e burocrazia stanno uccidendo il Paese, facendo scappare all’estero il meglio della nostra imprenditoria: chi rimane si muove tra mille difficoltà, non trova adeguato supporto e spesso è costretto pure a chiudere. Se il lavoro non l’hai più o non l’hai mai avuto, difficilmente in queste condizioni puoi trovarlo. Con buona pace di chi oggi, guidando il Paese, pretende di addolcire la pillola ed infondere ottimismo facendo circolare discutibili dati di un’economia complessivamente in ripresa: miglioramenti dello zero virgola, su scala nazionale, sanno più di beffa che di altro. Lo sanno molto bene quelle famiglie che ogni giorno, nonostante le tante difficoltà, fanno l’impossibile per far quadrare i loro conti. Anche continuare a pensare che la politica sia solo una questione di comunicazione, non porta lontano: la partita non si vince a colpi di Twitter.

La gente vuole fatti non parole, altrimenti ti scarica. Il confronto tra partiti, ma anche nello stesso partito, deve ripartire da temi concreti, che sappiano fotografare le aspettative della società, senza deviare su discussioni astruse o peggio ancora su logiche spartitorie o di potere. La politica con la P maiuscola deve riuscire a far breccia nelle coscienze e ad incidere concretamente sul futuro di ognuno di noi. Se vuole mantenere un proprio baricentro sulla scena pubblica, deve anche intellettualmente  e moralmente rigenerarsi. Ne va della sua credibilità e su questa scommessa si gioca il futuro”.

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