20 Giugno 2016

Record di rifugiati, nel mondo oltre 65 milioni di persone

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Più di 65 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel 2015, un triste record storico causato da guerre e persecuzioni. E’ quanto emerge dal rapporto annuale dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che fa notare come dal 2011, anno in cui è cominciata la guerra civile in Siria, la cifra è andata via via sempre più aumentando: è aumentata del 9,7% rispetto al 2014, dopo essersi mantenuta stabile tra il 1996 e il 2011.

(Foto © GulfNews & RYOT)

(Foto © GulfNews & RYOT)

Record di rifugiati, nel mondo oltre 65 milioni di persone. E’ la prima volta che il totale degli sfollati supera i 60 milioni, una cifra superiore alla popolazione dell’intera Italia. I cinque Paesi che hanno ricevuto più rifugiati sono stati Turchia (2,5 milioni), Pakistan (1,6 mln), Libano (1,1 mln), Iran (949.400), Etiopía (736.100) e Giordania (664.100). Tra i Paesi di origine, quello che è stato più castigato è la Siria, con 4,l9 milioni di esiliati, seguito da Afghanistan, 2,7 milioni, e Somalia, con 1,1 milioni. La Colombia, con 6,9 milioni di casi, la Siria, con 6,6 milioni e l’Iraq, con 4,4 milioni sono i tre Paesi con il maggior numero di sfollati interni (nel primo caso si tratta di persone sfollate da lungo tempo). In cifre assoluta, la Turchia è il Paese con più rifugiati, ma è il Libano il Paese che ne accoglie di più in rapporto alla popolazione (183 rifugiati ogni mille abitanti).

Il 2015 è stato anche l’anno con il record di richieste di asilo nei Paesi industrializzati, 2 milioni di richieste; mentre le richieste in attesa di risposta sono salite a 3,2 milioni. Con 441mila richieste, la Germania è stato il Paese con più “gettonato”, seguito dagli Stati Uniti, con 172mila casi, la maggior parte di cittadini da Paesi del centroamerica. Secondo i dati dell’Unhcr, il 51% dei rifugiati nel mondo sono bambini, molti dei quali hanno abbandonato i loro Paesi da soli. L’alto commissario per i rifugiati, Filippo Grandi, che ha cominciato il mandato all’inizio del 2016, ritiene che “i fattori di minaccia per i rifugiati si siano moltiplicati”. “Viviamo in un mondo diseguale”: ci sono guerre, violenze ed “è inevitabile che la gente voglia andare in un mondo più sicuro”. (AGI)

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