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16 Marzo 2016

Frontalieri: il prospetto che chiarisce la possibile doppia imposizione fiscale per una famiglia mono-reddito

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Diego Intraina ) – È stato richiesto di rendere il più possibile concreti gli importi della doppia imposizione fiscale, che i frontalieri dovranno versare allo Stato Italiano dopo la decisione congiunta, tra la Confederazione Elvetica e lo Stato Italiano. C’è da chiarire che non è un compito possibile perché ogni lavoratore è un soggetto fiscale individuale, pertanto la richiesta non è facile soddisfarla se non genericamente, ma in ogni caso la tabella si propone può dare un’idea indicativa dei valori della tassazione.

Siamo partiti, per fare il calcolo, dalla condizione mono-reddito del solito lavoratore di quarant’anni: singolo, moglie a carico con figlio inferiore ai 16 anni, moglie a carico con un figlio inferiore ai 16 anni e uno in formazione inferiore ai 25 anni. La condizione familiare e l’età diventano necessarie e importanti al fine del calcolo, servono per stabilire i costi sociali (l’assicurazione vecchiaia e superstiti AVS, la previdenza professionale LPP) che la Confederazione Elvetica applica rispetto al salario lordo e alla età. Più l’età del lavoratore avanzerà e più si vedrà aumentare i costi sociali.

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Questo calcolo, semplificato, detrae dal salario assoggettabile solamente il 70% delle imposte alla fonte, i figli a carico, la moglie a carico e il lavoro dipendente. Evidentemente mancano tutte le altre detrazioni possibili: spese sanitarie, spese scolastiche, mutui ecc. non prevedibili. I

l sistema di calcolo così come sino ad oggi è dato da conoscere, grazie a “indiscrezioni” e alla consuetudinaria incertezza italiana e dal comportamento preoccupante, di scarso interesse tecnico, da parte della politica che sempre si appiattisce sulle decisioni del tecnocrate di turno, evidenzia, oltre ad una incapacità di lettura della sensibilità territoriale (cliccare qui) anche una grossa pecca nel sistema del calcolo: le famiglie numerose risultano essere più penalizzate rischiando di contribuire alle casse dello stato maggiormente del singolo lavoratore.

Il motivo è di facile intuizione: la Svizzera, riconoscendo l’importanza delle famiglie numerose, contribuisce alla loro disponibilità finanziaria in modo significativo riducendone il valore dell’imposta che, però, nel momento del trasferimento nel calcolo italiano, come possibili detrazione, non aiuta a ridurre l’imposta da pagare, andando a penalizzare così i nuclei familiari numerosi nonostante la modulare detrazione dei famigliari a carico.

La tassazione piena dovrebbe iniziare ad esser pagare solo a partire dall’anno 2029; nel 2019 invece si dovrebbe versare solo il 30% dell’importo e il rimanente lo si dividerà nei dieci anni successivi.

Confrontando la tabella attuale del ristorno del 38.8%, che non verrà più versata allo Stato Italiano, con le cifre della nuova tassazione, ci si accorge del valore reale dell’operazione. Sicuramente il problema non sarà quello di poter garantire le preziose entrate ai Comuni (cliccare qui) da parte dello Stato Italiano, ma sarà quello di vedere impoverire l’intero territorio di un importante cifra d’affari che, fino ad oggi, gli ha permesso di rimanere in vita nonostante l’abbandono di quasi tutti gli ambienti industriali e. di conseguenza, della scomparsa di tutti posti di lavoro manifatturieri.

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Ormai l’argomento è in mano alla febbricitante politica, i tecnici hanno finito il loro “lavoro sporco” e i territori hanno detto già molto sulle loro preoccupazioni e le loro possibili diffide. I sindacati, i movimenti, l’Associazioni Frontalieri Ticino e le istituzioni territoriali, giustamente, continuano a pressare con tutte le iniziative in loro potere, cercando di rendere sempre più visibile e compatto il fronte territoriale.

Ma il problema sta altrove: è quello di doverlo allargare coinvolgendo tutti gli abitanti, indipendentemente che siano o non siano frontalieri, con lo scopo di sensibilizzarli sul reale e generalizzabile problema territoriale, che potrebbe provocare questa rivoluzione fiscale dei frontalieri. È opportuno rappresentare una forte e trasversale coesione politica che vada ben oltre ai 62mila frontalieri e familiari che, di fatto, a Roma, potrebbero anche non interessare per i meccanismi di garanzia dell’equilibrio elettorale, ma sicuramente potrebbero influire sulle singole preferenze regionali.

Ma la peggiore strategia, per tutti e soprattutto per il territorio, è sicuramente quella di voler esaltare la propria personalità continuando con la politica del primo della classe. Comportamento che nulla ottiene se non una perdente frantumazione del fronte d’intervento e pertanto una sicura sconfitta territoriale e conseguentemente di tutti i livelli di rappresentanza politica. Come è stato più volte detto, ma è giusto ripeterlo, lo stato d’incertezza italiana non assicura che queste saranno le cifre da versare perché, nel frattempo, la politica potrebbe di nuovo ribaltare la situazione decidendo di applicare un sistema di calcolo diverso, oppure aumentare i valori di detrazione.

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