14 Luglio 2015

Camorra, richiesta d’arresto nei confronti del deputato Carlo Sarro

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Una richiesta di arresto nei confronti del deputato Fi-Pdl, Carlo Sarro, 55 anni, è stata inviata alla Camera dei Deputati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (pm Sirignano, Maresca e Giordano). L’accusa ipotizzata nei confronti del parlamentare è di corruzione aggravata dall’avere agevolato un’organizzazione camorristica.

Carlo Sarro, deputato forzista (Foto © espresso.repubblica.it)

Carlo Sarro, deputato forzista (Foto © espresso.repubblica.it)

Richiesta d’arresto nei confronto del deputato forzista Carlo Sardo, “Accusa di corruzione aggravata da aver agevolato clan”. E’ stata inviata alla Camera dei Deputati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (pm Sirignano, Maresca e Giordano) una richiesta di arresto nei confronti del deputato Fi-Pdl Carlo Sarro. Il provvedimento è stato emesso nell’ambito dell’operazione dei carabinieri del Ros nei confronti di esponenti e favoreggiatori del clan dei Casalesi che ha portato all’esecuzione di 13 provvedimenti cautelari: per gli indagati le accuse sono di associazione di tipo mafioso, corruzione, intestazione fittizia di beni, turbata libertà degli incanti e finanziamento illecito a partiti politici.

Tra i destinatari dei provvedimenti eseguiti dal Ros c’è l’ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio. Del Gaudio è decaduto da sindaco a fine maggio per le dimissioni in massa di consiglieri comunali che hanno portato alla nomina di un commissario da parte del prefetto di Caserta. Coinvolti nelle indagini della Dda di Napoli anche gli ex consiglieri regionali della Campania Angelo Polverino e Tommaso Barbato, quest’ultimo candidato alle regionali del maggio scorso nella lista “Campania libera” a sostegno di Vincenzo De Luca ma non eletto.

Nello stesso ambito è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di conti correnti per un valore complessivo di undici milioni di euro circa. Le indagini condotte dal Ros hanno svelato una serie di false denunce per patite estorsioni presentate da imprenditori locali contro il boss Michele Zagaria al fine di ottenere una ‘rigenerazione’ degli impresari in odore di Camorra; un diffuso sistema corruttivo all’interno degli Enti che gestiscono i servizi idrici della Regione Campania; l’elargizione di illeciti finanziamenti a esponenti politici locali. E ancora la dispersione di materiale informatico rinvenuto nel bunker di Michele Zagaria il giorno della sua cattura e il suo successivo passaggio di mano in favore di esponenti del clan. (ADNKRONOS)

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