Si intitola “La Resistenza e il domani. Dai giornali clandestini di partito, Milano settembre 1943 – aprile 1945” l’ultimo lavoro editoriale dello scrittore e storico locale Carlo Banfi: un saggio, edito da Interlinea, adatto anche per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori e che si può trovare online e in libreria.
La scelta di dar vita a questo libro sulla Resistenza, racconta lo stesso professore, parte da una sua riflessione: «Quello che accade è perché i nostri ragazzi, e non solo, non conoscono la nostra Storia o non li hanno appassionati alle vicende accadute. Purtroppo gli insegnamenti del nostro trascorso stanno perdendo il significato di bussola che ci impedisce di andare alla deriva (Eugenio Montale). Sereni in una sua ultima raccolta scrive di “Stella variabile” (la Stella Polare non indica più il nord!). Stiamo perdendo i punti di riferimento del nostro cammino: laici o religiosi».
Da qui, dunque, ha preso il via la stesura del volume, ma – precisa Banfi – «ho voluto che a scriverlo non fosse lo storico: il contenuto appartiene agli stessi che hanno combattuto» nella Resistenza e fa riferimento a una serie di articoli apparsi sulla stampa clandestina di Milano tra il settembre 1943 e l’aprile 1945. Si tratta dei giornali dei cinque partiti aderenti al CLN Alta Italia: Democrazia Cristiana, Partito Liberale Italiano, Partito d’Azione, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista di Unità Proletaria.
Quei giornali, continua l’autore, «raccontavano quello che accadeva, senza censure, diversamente dalla stampa ufficiale controllata dal regime. Sognavano un’Italia democratica, repubblicana o monarchica, auspicavano gli Stati Uniti d’Europa, un’Organizzazione Mondiale per risolvere al suo nascere i conflitti tra i popoli (la futura ONU), si scriveva di un Tribunale Internazionale per i crimini di guerra… E questi “giornalisti alla macchia” hanno di frequente pagato con la vita queste idee».
Peraltro, il contenuto del saggio, Banfi svela di averlo discusso come tesi di laurea nel 1974 all’Università Cattolica di Milano: «Come controrelatore – racconta – mi son trovato il professor Ezio Franceschini, già Rettore dell’Ateneo. È rimasto talmente coinvolto che ha portato la sua esperienza milanese di resistente. Ha fatto riferimento, in particolare, all’episodio di Piazzale Loreto, quando il 10 agosto 1944 sono stati fucilati 15 partigiani accusati degli scioperi di quei terribili mesi. Ingegneri e operai. Sono stati lasciati sul luogo, imbrattati del loro sangue e dell’urina dei militi posti di guardia. Tra mosche e miasmi, in un caldo soffocante. Un vero oltraggio alla città di Milano, mentre le amanti delle “guardie”, in un bar di fronte, si imbellettavano e si passavano il rossetto in attesa che il turno di guardia dei militi finisse».
Ricordando una poesia di Alfonso Gatto trovata su un opuscolo clandestino (che riportiamo di seguito), Banfi conclude: «Purtroppo queste realtà non le racconta più nessuno e gli ideali di cui si scriveva, corrono il rischio di essere dimenticati o stravolti».
Su un opuscolo clandestino avevo trovato una poesia che mi aveva colpito:
Ai compagni uccisi all’alba in Piazzale Loreto
Ed era l’alba, poi tutto fu fermo
la città, il cielo, il fiato del giorno.
Restarono i carnefici soltanto, vivi davanti ai morti.
Era silenzio l’urlo del mattino,
silenzio il cielo ferito, un silenzio di case di Milano.
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