(a cura di Renzo Fazio per “Germignaga, ricordi dal passato”) Oggi vi faccio fare un bel salto indietro nel tempo, addirittura di ben 430 anni, per ricordare un avvenimento importante avvenuto venerdì 16 agosto 1596: la visita pastorale del Cardinale Federico Borromeo a Germignaga.
Arrivò al pomeriggio, al termine di una impegnativa settimana trascorsa a visitare diverse parrocchie della Pieve di Travaglia. Fu accolto dal Parroco, Don Giacomo Lazzaroni e dal popolo in processione, baciò la croce e fu ricevuto sotto il baldacchino. Arrivato all’ingresso recitò le solite preghiere dei morti, diede l’assoluzione e fece una predica al popolo, dopo di che iniziò l’abituale ricognizione dell’edificio.
Nella relazione che venne stilata ci lasciò alcune informazioni che ci consentono oggi di conoscere come si presentava la chiesa di San Giovanni alla fine del XVI secolo: innanzitutto la cappella maggiore era di forma quadrata, decorata e dipinta con antichi affreschi, presenti anche se ormai deteriorati nell’adiacente cappella dedicata alla Beatissima Vergine Maria. Il tetto risultava ancora soffittato solamente in parte e il resto era definito “indecentissimo”.
Interessanti informazioni erano presenti anche nelle ordinazioni, in cui si definiva deludente la finestra posta nella cappella meridionale verso l’esterno della cappella maggiore, proprio vicino alla porta che conduceva al cimitero e che avrebbe dovuto essere murata, porta questa che usciva nell’esterna cappella minore, fabbricata e dedicata a Santa Maria. Veniva inoltre richiesto di modificare il battistero già presente abbassandolo di un gradino, dipingendolo e chiudendolo, mentre la cappella maggiore avrebbe dovuto essere costruita in forma nobile, esagonale o ottagonale.
L’unica testimonianza rimasta di quel periodo è l’affresco ritrovato nel 2022 in una nicchia che era stata murata nella facciata, dipinto su quella che un tempo era l’originale fronte della chiesa, prima delle modifiche apportate all’edificio all’inizio del XVII secolo con il rialzo e la realizzazione della volta e l’edificazione della controfacciata attuale.
Il Cardinale Federico Borromeo (1564-1631), cugino di San Carlo, divenne noto suo malgrado grazie ad Alessandro Manzoni che lo inserì nella sua opera più nota, “I Promessi Sposi”, (chiamandolo nella versione più arcaica, Federigo) tratteggiandolo come un pastore buono e caritatevole per via del suo impegno fornito nell’assistenza agli appestati e facendolo diventare uno dei personaggi più importanti del suo capolavoro letterario.
Nella vita reale Federico Borromeo fu anche un grande promotore della cultura, a lui si deve la fondazione della Biblioteca Ambrosiana di Milano, avviata dall’anno 1609, una delle prime biblioteche pubbliche realizzate in Europa.
Nel corso di alcune mie ricerche, ho recentemente scoperto una sua preziosa testimonianza presente in uno storico edificio di Brezzo di Bedero, una traccia che, come il nostro affresco, è rimasta anch’essa celata per molto tempo…
Prossimamente, a tempo debito, svelerò anche questa!
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