«La chiesa di San Giovanni è antichissima. E’ rude e malandata. Ma un delicato profumo di poesia effondono sempre quelle vecchie mura scrostate, quegli strani dipinti dei secoli addietro che, sulla facciata e nelle interne cappelle, rappresentando i Santi tutelari del paese, ricordano ai germignaghesi la fede semplice e buona, la soave pietà dei loro padri, le cui ceneri riposano nei sottosuoli del piccolo tempio e nel vicino camposanto».
Era custodito nelle parole scritte nel 1905 dal germignaghese Attilio Bricchi, sul primo numero di un giornale chiamato “Sul Lago Maggiore”, l’elemento di interesse che più di cento anni dopo ha fatto scattare la scintilla per una appassionante ricerca storica.
Una ricerca condotta dall’associazione locale Ra Fiùmm per ricostruire il passato della chiesa di San Giovanni, che sorge accanto al cimitero del paese, quasi al confine con Brezzo di Bedero.
L’inizio della ricerca
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