«C’è un dettaglio che in politica viene evocato ogni due minuti e dimenticato al terzo: il voto popolare. Lo si celebra in piazza, lo si agita nei comizi, lo si usa come clava contro gli avversari. Poi, quando quel voto indica una persona precisa, stimata, apprezzata, la più votata e forse la più riconosciuta anche sul piano umano, ecco che improvvisamente diventa un fastidio da archiviare in nome degli accordi di partito».
Inizia così il lungo comunicato stampa inviato in redazione da Marco Massarenti, consigliere e capogruppo di “La Nostra Luino”, dopo l’ufficializzazione della composizione della nuova giunta da parte del sindaco Andrea Pellicini. «Il sindaco di Luino Andrea Pellicini aveva davanti un’occasione semplice: portare in giunta un uomo moderato, rispettato come Franco Comnpagnoni, capace di parlare non solo a una parte ma a un’intera città. Uno di quelli che, piaccia o no, hanno dimostrato sul campo di avere consenso vero, non costruito nei caminetti o nelle segreterie. E invece no», prosegue Massarenti.
«Si è preferito altro – incalza ancora Massarenti -. Si è preferita la logica dei pesi interni, delle caselle, delle promesse future, di quelle formule che la politica usa quando vuole dire a qualcuno: “sei stato utile, ora aspetta”. Ma a che servono allora le preferenze? A che serve chiedere ai cittadini di scegliere, se poi la scelta viene messa sotto il tappeto perché disturba qualche equilibrio? E soprattutto: a che serve vendersi come liste civiche, fresche, libere, vicine alla gente, se poi al momento decisivo si ragiona come nella più consumata spartizione partitica?».
«Nessuno mette in discussione chi ha vinto. Il punto è un altro. La città non ha votato solo un simbolo, una coalizione, una formula amministrativa. Ha indicato anche una persona che voleva vedere nel governo del territorio. E quella persona, lo sanno bene tutti quelli che in questi giorni l’hanno incontrata, Franco Compagnoni, è rimasta molto amareggiata. Non ha alzato la voce, non ha sbattuto porte, non ha fatto sceneggiate. Perché è un signore. Un amico di molti, forse di tutti. Ed è proprio per questo che meritava rispetto, non consolazioni appese al futuro», spiega ancora il capogruppo di “La Nostra Luino”.
«L’inizio, caro sindaco, è una brutta pagina. Perché lei e la sua giunta non governate soltanto chi vi ha sistemato le pedine sulla scacchiera. Governate l’intera cittadinanza. Anche quella che vi ha votato credendo nella rappresentanza, nella partecipazione, nella forza delle preferenze. Faccia un giro sui social. Legga il tam tam di delusione. Guardi quanti, persino tra i vostri elettori, non hanno capito questa scelta e voleva Franco Compagnoni come vicesindaco. Non è una polemica di bottega», dichiara ancora Massarenti.
«È il segnale che qualcosa si è incrinato subito, proprio all’inizio. E attenzione: certe delusioni non si zittiscono con una promessa, né con una pacca sulla spalla, né con un “vedremo più avanti”. Perché quando si mortifica una scelta popolare, non si lascia fuori soltanto un uomo. Si lascia fuori un pezzo di città», conclude Massarenti.
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