Due appartamenti di via Don Folli a Luino, vecchi e da tempo inutilizzati, diventeranno la sede della prima comunità dell’alto Varesotto incentrata sull’autonomia abitativa. Uno spazio per sei adulti diversamente abili, che grazie ad educatori e altri compagni di vita, sapranno trovare la loro strada quando – venute a mancare le figure di riferimento – in famiglia arriverà il momento di fare delle scelte inevitabili.
Il progetto si chiama Dopo di noi, è stato annunciato quasi un anno fa dall’amministrazione guidata dal sindaco Enrico Bianchi, e oggi i preparativi per dare una svolta ai buoni propositi sono in corso.
E’ di pochi giorni fa l’ultimo sopralluogo degli amministratori luinesi per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione nei due appartamenti, di proprietà comunale, situati sopra il Centro diurno per disabili. Appartamenti che saranno trasformati in un’unica soluzione abitativa con ambienti in comune e altri privati, ingresso indipendente e ascensore.
Impianti, pavimentazione, un ampio salone, nuovi servizi igienici, nuovi infissi e pannelli fotovoltaici sul tetto dello stabile. La rivoluzione sarà totale: «Anche perché gli spazi erano datati e fatiscenti», sottolinea l’assessore Elena Brocchieri che sta seguendo da vicino l’andamento dei lavori, finanziati con fondi Pnrr e con un contributo economico del Piano di Zona, la rete con cui gli amministratori locali condividono i servizi in ambito sociale e sociosanitario.
Salvo imprevisti la riqualificazione dovrebbe terminare entro la fine dell’anno, poi i Servizi sociali potranno predisporre il bando per assegnare la gestione della struttura, che avrà inoltre uno spazio indipendente per le emergenze, cioè per venire incontro alle famiglie in cerca di una momentanea sistemazione, in ambiente protetto, di un proprio caro non autosufficiente.
«Vogliamo che questo progetto sia un punto di partenza per il nostro territorio – sottolinea l’assessore Brocchieri – Lo scopo è fornire una alternativa ai centri specializzati per le persone disabili che non possono più essere assistite dai genitori o da altri parenti. Ma l’obiettivo è anche dare valore alla loro quotidianità, con un percorso che punta all’autonomia».
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