Italia | 30 Maggio 2022

Matrimonio in Italia: atto d’amore o di convenienza fiscale?

La questione è sollevata in Italia in seguito ai dati di Eurostat, che indicano il nostro Paese come lo stato europeo con il più basso tasso di matrimoni (1,6 ogni 1000 persone)

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È un dato che salta all’occhio quello diffuso da Eurostat riguardante il numero di matrimoni celebrati in Italia, un numero davvero esiguo di unioni che sembra tendere, seppur con qualche rialzo, a diminuire con il passare degli anni: secondo dati Istat, il numero di matrimoni e di unioni civili è passato da 246.613 nel 2008 a 195.778 nel 2018, evidenziando così un calo di circa 50mila nozze annue nell’arco di soli 10 anni.

La riduzione del numero di italiani che sceglie di percorrere la via del matrimonio può sembrare semplice mancanza di solidi legami con i propri compagni affettivi, ma ad incidere notevolmente sul numero di matrimoni nel Belpaese è anche la mancanza di notevoli detrazioni per le spese matrimoniali nella dichiarazione dei redditi.

Infatti, a differenza di alcuni paesi del nord Europa, quali Germania e Lussemburgo, nel nostro Paese non è prevista l’applicazione di “classi di imposta” specifiche per i coniugi, che consentono un’effettiva convenienza dal punto di vista fiscale, abbattendo significativamente l’imposta complessiva per la coppia.

Parrebbe dunque che il matrimonio in Italia sia una scelta guidata più dal sentimento tra i due coniugi che da valutazioni prettamente economiche, spiegando così come il “risvolto romantico” abbia un’incidenza notevole sul numero delle unioni. Tuttavia è bene considerare come anche nel nostro Paese siano presenti benefici e vantaggi da non trascurare, utili durante la compilazione della dichiarazione dei redditi da parte dei due coniugi.

Fiscalmente, il matrimonio può essere conveniente se uno dei coniugi ha un reddito pari a zero, o molto basso, al di sotto di 2.840,51 euro (soglia stabilita dal TUIR- Testo Unico delle Imposte sui Redditi). In tal caso, il coniuge primario potrà beneficiare delle detrazioni per il coniuge a carico, calcolabili in base alla fascia di reddito, beneficiando inoltre delle detrazioni di alcune spese, come quelle mediche, che potrà detrarre su di sé pur essendo sostenute dal familiare. 

Nulla invece è previsto per le coppie conviventi, svantaggiate anche nei confronti delle coppie separate che possono godere dell’eventuale assegno di mantenimento, a differenza delle “coppie di fatto”, per le quali non è presente alcuna forma di tutela a riguardo.

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