Il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, non andrà a processo per il “caso camici”, vicenda risalente alla primavera del 2020 e costata al governatore lombardo e ad altre quattro persone l’accusa di concorso in frode in pubbliche forniture. Fontana, come riporta l’Ansa, è stato prosciolto dal giudice dell’udienza preliminare di Milano perché “il fatto non sussiste“.
Cade così l’ipotesi accusatoria che aveva portato la Procura milanese a chiedere il rinvio a giudizio per il governatore, per Andrea Dini, cognato imprenditore di Fontana, per il direttore generale di Aria Spa, la centrale acquisti di Regione Lombardia, per una manager di Aria e per Pier Attilio Superti, vicario del segretario generale della Regione.
Nella primavera di due anni fa Regione Lombardia contattò Dama Spa (azienda del cognato di Fontana) per una commessa del valore di circa mezzo milione di euro, finalizzata all’acquisto di 75 mila dispositivi di protezione individuale. Il legame familiare tra Fontana e l’azienda suscitò l’interessamento della trasmissione Rai “Report”, che fiutando il possibile conflitto di interessi iniziò a fare domande.
Seguì l’annullamento dell’ordine, con la conversione della compravendita in donazione, e la decisione di Fontana di bonificare a Dini la somma di 250 mila euro per i camici che erano già stati prodotti prima che scoppiasse il caso. Il tentativo di bonifico era partito da un conto svizzero del governatore. Poi arrivò la segnalazione della Banca d’Italia per operazione sospetta, fatto da cui scaturirono ulteriori indagini, sfociate nelle accuse di autoriciclaggio e falso in voluntary disclosure, definitivamente archiviate a fine febbraio.
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