Luino | 3 Gennaio 2021

Luino, l’architetto Stefano Introini ricorda il geometra Silvio Rota

Il sentito e profondo ricordo dell'ex responsabile dell'Ufficio Tecnico, che ha conosciuto il geometra compianto nel lontano 1994, anno della sua assunzione

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(A cura dell’architetto Stefano Introni) Ho conosciuto il geometra Silvio Rota nel marzo del 1994 in Comune a Luino sul “ponte di comando” dell’ufficio tecnico, e lo ricordo fiero di quell’ufficio tecnico oggi difficile da immaginare ma non da ricordare per chi c’era.

Quell’ufficio, con pochi impiegati e con un solo computer, vantava una equipaggiata falegnameria, un laboratorio da fabbro ferraio, l’officina meccanica, il distributore di benzina, idraulici, elettricisti, insomma quell’ufficio non aveva nulla a che invidiare ad una fabbrica di media dimensione ed era in grado di assolvere alle manutenzione del patrimonio comunale in economica diretta.

Certo erano gli anni della Luino industriale, erano gli anni nei quali non si poteva neppure immaginare una Luino turistica come la conosciamo oggi; erano gli anni dei convegni sul “perchè Luino non ha un lungolago?”; erano gli anni nei quali quelli come Silvio Rota sembrava remassero contro perché il loro modo di lavorare nel quotidiano con l’impulso del “buon senso” era contrario o almeno diverso rispetto alle nuove regole sul management; Silvio Rota ogni mattina era presente al magazzino mentre si affacciavano le teorie della “valorizzazione delle risorse umane”.

Insomma Silvio Rota ha vissuto professionalmente quel periodo di transizione e solo con il senno del poi si possono distinguere comportamenti, atteggiamenti, aspettative, incomprensioni… era un geometra che aveva studiato in anni nei quali si studiava duro, diventare geometra non era solo un semplice diploma superiore, era diventare un Tecnico con la “T” maiuscola, era l’epoca di quando i progetti pubblici si facevano internamente con tavolo da disegno e rapidograf, quando si usavano le lamette da barba per cancellare gli errori sul lucidi e quando da Cerutti e Pozzi si facevano le copie eliografiche.

In quel 1994 era da poco andato via l’architetto dirigente ed era rimasto lui a fare da referente tecnico, e lui sarebbe da lì a poco diventato il capro espiatorio o perlomeno una persona discutibile per non saper o voler affrontare operazioni tra “pubblico e privato”: ricordo che si parlava di golf, di stadio comunale da trasferire, della Ratti che stava per chiudere.

Ma oggi tutti sappiamo bene come gli strumenti corretti per governare queste cose, al di là dei vagheggiamenti politici in un giovanissimo sistema maggioritario dove governare significava per molti “comandare”, sarebbero arrivati solo molti anni dopo, nel 1999 con la sperimentazione della legge 9 sui programmi integrati e poi nel 2005 con la legge regionale 12; insomma dopo che il legislatore ebbe a digerire il boccone amaro di Manipulite.

Intanto, così come le fabbriche, anche l’Ufficio Tecnico che prese in mano il geometra Rota dimagriva a vista d’occhio all’insegna di nuove parole come il Just in time, l’outsourcing, ma anche in seguito alla oggettiva ingovernabilità di un sistema amministrativo sempre più esigente di burocrazia e sempre meno attento alla cosiddetta “classe operaia”: limiti di legge alle assunzioni portano a scegliere, portano a costruire un apparato che via via esternalizza servizi e prestazioni esecutive, progetti e manualità operaia per organizzare un appartato dedito a programmare e a rendicontare, oggi diremmo la “governance”.

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