Daverio | 26 Settembre 2018

Bocce, Serie A-Raffa: nubi temporalesche sul campionato a squadre

Diego Basile (Alto Verbano): "Miriamo a salvarci, un girone oneroso e molto impegnativo, ma i nostri avversari dovranno sudare parecchio"

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(articolo di Roberto Bramani Araldi)

Il campionato italiano a squadre sta ormai per iniziare. La prima giornata è in programma per il 13 ottobre e tutto dovrebbe essere ormai pronto per un’annata intensa, nella quale i migliori giocatori italiani si daranno battaglia per far prevalere le Società di appartenenza.

Tuttavia i malumori per le innovazioni che sono state stabilite per l’anno agonistico 2018/2019 sono non solo percepibili, ma tangibili e vanno dalla formulazione dei calendari alla scomparsa, o quasi, dei contributi. Ma procediamo con ordine.

Quest’anno le squadre che parteciperanno al campionato più importante, quello che era denominato di A1, sono salite di numero, da 12 a 16, suddivise in due gironi, la cui composizione è stata determinata dalla classifica dell’anno precedente e non da criteri geografici. Di per sé una decisione equa, ma foriera di costi sempre molto elevati per le onerose trasferte. Inoltre al termine dei gironi con incontri di andata e ritorno, saranno qualificate per la fase finale, che dovrà laureare il Campione Italiano, le prime classificate di ciascun girone. Le seconde e terze disputeranno i play off per designare le altre due finaliste che andranno a costituire il quartetto delle elette dalle quali, in unica sede, uscirà la Società vincitrice. Complesse anche le retrocessioni, che saranno cinque. Le ultime due di ogni girone e un’altra dai play out fra le terzultime.

E qui si torna alla questione costi e contributi che il CONI avrebbe praticamente azzerato. E’ vero che il numero delle partite è diminuito rispetto allo scorso anno, ma senza aiuti concreti – non si sta parlando del ricco calcio – è davvero arduo far quadrare i conti.

La maretta è percepibile, le società hanno in programma d’indire un’assemblea per esternare le perplessità – è un eufemismo, sarebbe più corretto dire l’irritazione – di gran parte del mondo della raffa, senza con questo pensare che sia possibile modificare alcunché vista l’imminenza del campionato.

E l’Alto Verbano, la società leader del Varesotto, quali traguardi si pone e che posizione assume nella contesa regolamentare? Diego Basile è stato chiaro, quest’anno le aspirazioni saranno più contenute: “Miriamo a salvarci. Abbiamo perso Antonini che ha deciso di ridimensionare la sua attività, abbiamo certamente alcuni nomi altisonanti come Andreani, Barilani, Roberto Signorini e il campione europeo under 21 Gusmeroli, ma dovremo accendere parecchi ceri alla Madonna, affinché nessuno di loro si ammali o s’infortuni, dato che non abbiamo ancora concluso trattative per eventuali prestiti – opzione quest’anno possibile – di un certo peso qualitativo che possano contribuire a rendere più completa la compagine. Inoltre il girone è oneroso e molto impegnativo, comprende la squadra campione d’Italia del Boville Marino, oltre a Perugia, Frosinone, Montegranaro nelle Marche e Lecce. Considerato che l’iscrizione costa 1700 euro e il ventilato contributo dovrebbe arrivare a 4000 euro, si può ben comprendere quali oneri l’Alto Verbano dovrà sostenere”.

Rassegnati allora? “Ma quando mai! I nostri avversari dovranno sudare parecchio per strappare risultati positivi, soprattutto sui nostri campi di Daverio: è troppo fresco il titolo che vincemmo nel 2016 per abdicare senza vendere cara la pelle!”

Il cielo è indubbiamente scuro, vento forte e tuoni sono percepibili, ma probabilmente non pioverà. Come scrisse Shakespeare nella sua celebre commedia: molto rumore per nulla?

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