(a cura di Renzo Fazio per “Germignaga, ricordi dal passato”) Come reso noto questa settimana da parte dell’associazione culturale “ra Fiùmm – Carlo Alessandro Pisoni”, l’attenzione va riservata anche ad alcune testimonianze del passato che possono sembrare meno preziose e invece sono ricche di storia.
Lo dimostra l’intervento da poche settimane effettuato in cui ci si è premurati di far sistemare le lapidi in latino collocate alla base della cappella che si trova fra la chiesa di San Giovanni e il cimitero vecchio.
Queste epigrafi sono importanti perchè appartengono ad alcuni componenti della storica famiglia Cheglio, la cui presenza è attestata a Germignaga almeno dal 1597, famiglia che edificò (presumibilmente nel XVII secolo) la casa in cui prossimamente sarà aperta la sede dell’associazione culturale e di cui nel frattempo sta cercando di ricostruirne la sua notevole storia.
La lapide di sinistra ricorda Giovanni Maria Innocente Cheglio, nato il 28 ottobre 1755 e deceduto il 1 maggio 1817, fabbricante di cera a Germignaga durante la sua vita.
La lapide di destra ricorda invece le sue tre mogli, tutte e tre chiamate Maria e che gli diedero una numerosissima prole: dalla prima moglie, Maria Diamante Branca, nacquero ben 8 figli e due di questi divennero sacerdoti, Don Ambrogio, parroco di Germignaga dal 1822 al 1862 e Don Domenico, parroco di Maccagno dal 1810 al 1862.
Dopo la morte della prima moglie avvenuta nel 1795 necessariamente dovette cercare una nuova consorte per accudire la numerosa famiglia, sposò Maria Martignoni, ma morì solamente due anni dopo, dando alla luce una nona figlia che però non sopravvisse al parto.
Pochi mesi dopo sposò una terza moglie, Maria Ambrosoli, che già a fine 1798 concepì il decimo figlio. Negli anni seguenti ne nacquero altri tre, l’ultimo nel 1808 quando Giovanni Cheglio era ormai un cinquantatreenne. Dopo la morte del consorte, quest’ultima moglie sopravvisse fino al 1825.
Questa lapide venne fatta realizzare da tre dei figli, ricordandole tutte come ottime madri e invocando per loro l’eterna requie. Ricordi dal passato incisi e indelebili.
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