Il tempo è volato, da quella domenica di inizio maggio in cui l’annuncio della prossima partenza di don Giuseppe Cadonà da Luino ha colpito al cuore i fedeli della Comunità Pastorale “Madonna del Carmine”, che da quel giorno hanno abbracciato il sacerdote con un misto – come è giusto che sia – di affetto, malinconia e gratitudine.
Il tempo è volato ed è giunto il momento dei saluti: in questi ultimi giorni di agosto, infatti, don Giuseppe si trasferirà a Lissone, in Brianza, per iniziare la sua nuova esperienza di vicario della Comunità Pastorale “Santa Teresa Benedetta della Croce”, mentre al suo posto subentrerà don Lorenzo Valsecchi, già conosciuto in città per avervi trascorso qualche tempo come seminarista una decina di anni fa.
Arrivato a Luino nel 2020 insieme all’amata nonna, dopo aver vissuto i primi cinque anni di sacerdozio a Casciago, don Beppe – come lo chiamano tutti – si è dovuto scontrare immediatamente con le difficoltà della vita nei mesi dell’epidemia di Covid, ma via via le conoscenze e le relazioni si sono allargate e intrecciate sempre di più, rendendolo una figura di riferimento importante non solo per la comunità cristiana e per i tanti bambini, ragazzi e giovani che ha accompagnato anno dopo anno in oratorio, ma per l’intera città.
Per tracciare un bilancio dei quasi sei anni vissuti sulla sponda del lago Maggiore, in una chiacchierata, gli abbiamo chiesto innanzitutto cosa porterà con sé e cosa lascerà qui. Parlando non di meri beni materiali da trasportare da una casa all’altra, racchiusi in sacchi o scatoloni, ma di esperienze, momenti ed emozioni.
«Porto con me sicuramente via la bellezza di un’esperienza che mi ha fatto toccare tante realtà: l’oratorio, la parrocchia, la scuola, la sofferenza con la visita agli ammalati, l’ospedale, le case di riposo. Un’esperienza di incontro a 360 gradi, non limitata solo a un ambito – racconta don Giuseppe – E mi porto via anche la bellezza di aver vissuto una fede in comunità, di aver anche avuto la possibilità di misurarmi con la fatica, nella quotidianità, ma anche di aver sentito la bellezza e la fedeltà di Dio: in questi anni ho maturato la certezza che o la nostra fede “straborda” dalla nostra vita, oppure non dice nulla agli altri».
Ciò che rimane a Luino (ma anche nel cuore) sono gli incontri profondi con le persone, le tante relazioni intessute in questi anni con «coloro che hanno vissuto il Vangelo», così come le «tante cose che avrei voluto portare avanti e che affido a chi camminerà qui in questi prossimi anni».
Con i suoi ragazzi, don Beppe ha condiviso non solo le giornate di catechismo o di oratorio estivo, le settimane in montagna o i percorsi destinati alla riflessione, al confronto e alla preghiera, ma anche viaggi ed esperienze forti, capaci di scavare un posto tutto speciale nell’anima, per un motivo o per un altro. Come è accaduto per i giorni appena trascorsi in Kosovo, con 17 ragazzi e ragazze che hanno saputo «camminare insieme, mettere in gioco se stessi e la propria vita»: «È stata un’esperienza veramente decisiva, forte per la fede che abbiamo visto e per la capacità delle persone che abbiamo incontrato di donarsi davvero e di vivere il Vangelo in pienezza».
Nel giorno della messa “di saluto”, che ha voluto celebrare nel mese di giugno, parafrasando una citazione del film “Benvenuti al Sud”, aveva detto: «Uno piange due volte: quando arriva a Luino e quando va via da Luino». E adesso che è davvero il momento di lasciare questa città, è anche l’occasione per guardarsi indietro e ricordare quanto fatto, oltre che per lasciare un messaggio alla comunità di fedeli che proseguirà il suo cammino.
A questi ultimi, l’augurio di don Giuseppe è quello «di essere davvero una comunità che non guarda alla facciata, ma che ha il desiderio di vivere la fede in pienezza, senza se e senza ma, come diceva papa Francesco: senza interpretazione. Una comunità che sa essere attenta anche a chi tende una mano perché ha bisogno».
Ripercorrendo poi l’esperienza vissuta all’interno del gruppo “LuinoInFesta”, che ha contribuito a creare unendo associazioni, amministrazione e commercianti con l’obiettivo di curare insieme feste ed eventi, mette al centro quello che, per lui, è il senso profondo di questa esperienza condivisa: «Questo gruppo è stato veramente l’espressione dell’abitare la città, del portare qualche seme di Vangelo in tutto ciò che abbiamo cercato di costruire e nelle belle relazioni che abbiamo instaurato. Ci siamo lasciati anche toccare, e un po’ provocare da quello che la città ci domandava e questa penso sia stata una delle grandi bellezze di questi anni. Un lavoro che credo abbia toccato tanto, tutti quanti».
Ciò che resta, alla fine, ma si è detto anche all’inizio, è una immensa gratitudine. Gratitudine perché – chiosa don Giuseppe – «ho ricevuto davvero tanto bene, tanto affetto, tanta vicinanza, e di questo voglio ringraziare, oltre che per tutte le persone che, in un modo o nell’altro, hanno messo in gioco tanto di sé per accompagnare questa comunità».
E poi, un ultimo augurio, unito a un saluto rivolto a tutti coloro che, in questi giorni, non ha avuto occasione di abbracciare: «Voglio augurare ai sacerdoti e a tutti quelli che un po’ più da vicino si prendono cura di questa comunità, di lasciarsi sempre guidare dallo Spirito per comprendere il cammino che ci suggerisce in questo tempo nuovo. Auguro davvero a tutti di continuare a camminare fedeli a Gesù fino in fondo: perché l’unica cosa che conta è che Lui sia al centro. Tutto il resto viene di conseguenza».
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