Luino | 7 Giugno 2026

Luino, il grazie di don Giuseppe alla comunità: «Ho imparato che amare vuol dire dare la vita»

Ieri pomeriggio la messa con il mandato animatori e la benedizione di una nuova ambulanza della CRI è stata anche occasione per ringraziare e salutare il sacerdote che a settembre lascerà la città

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«Uno piange due volte: quando arriva a Luino e quando va via da Luino»: con queste parole, parafrasando il film “Benvenuti al Sud”, don Giuseppe Cadonà ha aperto l’omelia della messa celebrata ieri, sabato 6 giugno, nel campo dell’oratorio San Luigi. Una messa dedicata sì al mandato ai 160 animatori che da martedì si prenderanno cura di bambini e ragazzi per tutto l’oratorio estivo e alla Croce Rossa di Luino e Valli che celebra i suoi quarant’anni, ma anche al saluto e al ringraziamento per il sacerdote che da settembre si trasferirà a Lissone per prendere servizio in una nuova comunità.

«Sono arrivato nel 2020, in piena zona rossa, con la nonna: non è stato facile – ha ricordato don Beppe – Ma l’insegnamento più grande che ho ricevuto in questi anni è che amare vuol dire dare la vita e ringrazio chi mi ha permesso di vivere il Vangelo e ha custodito il mio sacerdozio».

Numerosi i ringraziamenti elencati dal sacerdote nelle sue parole cariche di emozione, rivolti a chi lo ha supportato nel prendersi cura della nonna, venuta a mancare alcuni anni fa, a catechiste, educatori, volontari, ai preti con cui ha collaborato, alla famiglia e agli amici, all’Istituto “Maria Ausiliatrice”, ad associazioni, forze di polizia, le RSA Mons. Comi e Fonteviva, a chi lavora in ospedale e a tutte quelle realtà e persone che, nel tempo, hanno sostenuto in vario modo le attività dell’oratorio: «In questi anni si sono spesi senza riserve non per me, ma perché hanno capito che il centro è Gesù e che, se c’è lui, cambia il modo di stare assieme e di essere comunità».

E ancora, un grazie speciale è stato indirizzato al Prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, anche lui presente alla celebrazione, al comandante della Stazione Carabinieri Roberto Notturno, all’ex sindaco Enrico Bianchi e a Barbara Negri, presenza fondamentale per tutte le attività dell’oratorio e della Comunità Pastorale. Un augurio di “buon cammino”, invece, al nuovo primo cittadino Andrea Pellicini, «primo luinese che ho conosciuto quando sono arrivato qui».

Ai suoi giovani, presenti a centinaia, don Giuseppe ha rivolto l’invito ad «avere il coraggio di lasciarsi andare, di sconvolgere la vostra vita, di lasciarvi sconvolgere dall’amore di Cristo e di seguire la vocazione che ha pensato per voi. Non rimanete a riva, ma prendete il largo, andate e siate testimoni dell’amore che avete ricevuto e che avete sperimentato».

Al termine della messa, durante la quale è stata anche benedetta una nuova ambulanza in dotazione al comitato CRI di Luino e Valli, un altro momento ricco di emozioni con gli interventi di Enrico Bianchi (letto dall’ex assessora alla Cultura Serena Botta), di Andrea Pellicini e del Prefetto Pasquariello, tutti incentrati sulla riconoscenza nei confronti di don Beppe. Tutti e tre hanno tratteggiato la sua figura come quella di «un prete pieno di gioia», capace di essere vicino alle persone, di accoglierle e prendersi cura di tutti con il sorriso, instaurando «una relazione bellissima con questa città».

E se il prevosto, don Cesare Zuccato, ha espresso il proprio grazie per aver «amato questa porzione del popolo di Dio che abita a Luino» e per essere «rimasto cristiano, perché non è facile che un prete resti capace di guardare la sua vita e quella degli altri alla luce del Vangelo», tre sono le parole che i giovani hanno voluto lasciargli come sintesi dei sei anni vissuti in mezzo a loro: “grazie”, “comunità” ed “esserci”.

«Per sei anni sei stato una presenza vera, un curato che si prende cura dei fedeli. Non è facile salutarti, ma l’impronta che lasci in noi è profonda. Ci hai insegnato che seguire il Signore vuol dire vivere pienamente e spendersi per gli altri, a essere comunità», ha detto uno di loro parlando a nome di tutti, mentre alcuni gomitoli di lana sono stati srotolati e fatti passare attraverso le mani dei presenti come segno evidente di qualcosa di bello e forte che lega gli uni agli altri.

«C’è tristezza perché qualcosa cambia, ma anche gratitudine per ciò che si è ricevuto. E il saluto che si intreccia con il mandato agli animatori è il modo più bello per dirti grazie e per continuare ciò che ci hai insegnato, essere giovani capaci di accogliere, servire ed esserci per i ragazzi, farli sentire a casa. Siamo felici perché il bene ricevuto non finisce qui: altre persone ti incontreranno e riceveranno il tuo entusiasmo e la tua fede. Sei stato un fratello, un amico e un padre».

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