Luino | 13 Maggio 2026

L’arcivescovo Delpini a Luino prega per i giovani e le vocazioni: «La vita merita di essere vissuta»

Ieri sera l’arcivescovo ha guidato il rosario in un Carmine colmo di fedeli: «Ciascuno di noi ha tutte le condizioni per dare luce, per diffondere gioia e costruire una seminagione di speranza»

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Un Santuario del Carmine gremito ha accolto nella serata di ieri, martedì 12 maggio, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini per pregare insieme a lui il rosario pensando in modo particolare ai giovani e alle vocazioni.

Dopo Laveno, anche i fedeli di Luino hanno abbracciato ancora una volta il loro pastore, unendosi a lui in questa nuova tappa del ciclo di visite pastorali che, per tutto il mese di maggio, lo vedranno visitare diversi santuari mariani della diocesi per incontrare le comunità, pregare e riflettere sul senso profondo della chiamata del Signore nella vita di ognuno.

In chiesa, insieme a numerosi luinesi, al prevosto della Comunità Pastorale “Madonna del Carmine” don Cesare Zuccato e al vicario don Giuseppe Cadonà, hanno presenziato anche diversi sacerdoti del Decanato di Luino con il decano don Michele Ravizza, il vescovo emerito di Reggio Emilia monsignor Massimo Camisasca, il sindaco di Luino Enrico Bianchi e il presidente del Consiglio comunale Fabrizio Luglio e i rappresentanti di Carabinieri e Guardia di Finanza.

Ricordando che fu proprio a Luino che monsignor Delpini venne a recitare il rosario poco dopo essere stato nominato arcivescovo di Milano, nel 2017, don Cesare ha fatto gli onori di casa in quello che, per i luinesi che con la Madonna del Carmine hanno sempre avuto un rapporto speciale, è il luogo che incarna la parte più intima della loro fede: «Le diciamo grazie – ha affermato rivolto all’arcivescovo – perché questa sera ci fa pregare Maria affinché abbiamo il coraggio di far risplendere una luce potente che è già dentro di noi: dire sì al Signore significa far risplendere questa luce».

Prima di accendere una lampada rossa donata alla comunità, monsignor Delpini ha voluto spiegare il significato di questo gesto, ripetuto in ogni comunità già visitata e che visiterà nel resto del mese: «Pregare per le vocazioni è pregare perché nessuno sia una lampada spenta. Ciascuno di noi – ha detto – ha tutte le condizioni per dare luce, per diffondere gioia e costruire una seminagione di speranza, ma se non si lascia accendere, tutte le sue risorse rimangono come in un deposito. La vocazione è lasciarsi accendere come una lampada: per fare luce bisogna consumarsi come la cera di una candela, ma questo è ciò che dà senso e bellezza alla vita».

Dopo aver vissuto la preghiera del rosario introducendo ogni mistero doloroso personalmente, inquadrandoli volta per volta nel tema della vocazione e ampliando lo sguardo alla vita quotidiana di ciascuno, e con le decine recitate da alcuni giovani luinesi, l’arcivescovo ha voluto illustrare a tutti l’immaginetta che è stata consegnata a tutti i presenti alla fine della breve celebrazione, con una preghiera scritta di suo pugno «pensando a Gesù come a un amico che accompagna i nostri passi»

«Ho pensato di chiedergli di aiutarci a superare alcune difficoltà, alcuni blocchi che ostacolano nel vivere la propria vocazione», ha spiegato Delpini, commentando le quattro difficoltà inserite nel testo della preghiera: il “vagabondaggio del capriccio”, il “parcheggio dell’incertezza”, lo “spavento per il futuro” e la “sfiducia per le fragilità”.

«I discorsi abituati al lamento ci fanno pensare che il futuro sia una minaccia, che non vale la pena assumere degli impegni definitivi, ma i cristiani sanno che il futuro è un tempo di missione, è una promessa: continuare a stare con il Signore oggi, domani e sempre. La vita merita di essere vissuta, è bella ed è bello anche donarla. Siamo chiamati ad avere stima di noi stessi perché siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio: non siamo perfetti, sbagliamo tante volte, ma non siamo uno sbaglio. Se abbiamo fallito in qualcosa, non siamo un fallimento, – ha concluso l’arcivescovo – ma siamo sempre chiamati a portare a compimento la nostra vocazione».

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