Luino | 23 Agosto 2026

Luino, «Un tempo era la “Vanoni”, poi cambiò nome…»

Parliamo di cantanti famose che hanno scritto la storia della musica? No, ripercorriamo i vari nomi del modello redditi con qualche particolare curiosità e diversi aneddoti storici

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(di Confcommercio Ascom Luino) Così veniva chiamata, negli anni ‘50, ‘60 e ‘70, la dichiarazione dei redditi: la “Vanoni”, dal nome del Ministro delle Finanze, Ezio Vanoni, che nel 1951 fu l’artefice di una profonda riforma tributaria.

Docente universitario, economista, Vanoni era originario di Morbegno, in Valtellina, dove è nato e dove è sepolto. Ministro delle Finanze dal 1948 al 1954, con la riforma che porta il suo nome rivoluzionò il sistema tributario, introducendo l’obbligo, per i contribuenti, di compilare la dichiarazione dei redditi.

In questo filmato del gennaio 1951 si vede Vanoni, ricevuto dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, al quale il ministro consegna il modello della nuova dichiarazione dei redditi. Un altro Presidente della Repubblica, 42 anni dopo, avrà da ridire su questo adempimento, come vedremo più avanti.

I primi anni Settanta vedono l’anno di avvio di un’altra importante riforma tributaria: molto sinteticamente, vengono introdotte nuove imposte, tra le quali l’IRPEF (ne abbiamo parlato in un precedente articolo) e le imposte sulle società. Nel 1975, per dichiarare i redditi dell’anno 1974, le persone fisiche iniziano a compilare il Modello 740, così chiamato dal numero del provvedimento ministeriale che lo ha istituito.

Il 740 tiene banco per ventitré anni, per passare il testimone ad un altro tipo di dichiarazione, il modello UNICO che esordisce nel 1998.

Il nome, che non è stato coniato negli ambienti ministeriali ma è un’idea di un giovane giornalista, è un acronimo, frutto dell’unione delle parti iniziali di due parole: UNIficato – COmpensativo.

Unificato perché oltre alla parte dei redditi conteneva anche la dichiarazione Iva e IRAP (se il contribuente era titolare di Partita Iva). Compensativo perché finalmente si potevano compensare crediti e debiti di imposte diverse: ad esempio si poteva compensare il credito Iva con il debito Irpef. Una vera rivoluzione nel sistema fiscale italiano, un grande passo in avanti per renderlo più equo e meno vessatorio.

Passa il tempo e arriva un’altra modifica: dopo diciannove anni di onorato servizio, nel 2017 il modello UNICO scompare, lasciando il posto al Modello Redditi. Si ritorna alle origini, con le singole dichiarazioni (Redditi, Iva e Irap) presentate separatamente. Scompare l’unicità della dichiarazione, ma rimane la possibilità di compensare le singole imposte.

Negli anni ’50, ’60 e ’70 era la “Vanoni”, poi per molti anni il ‘740’, dopo ancora l'”Unico”, nome quest’ultimo che ricorre ancora oggi nel lessico quotidiano, anche se riferito ad una dichiarazione fiscale scomparsa ormai dieci anni fa.

Oltre a Einaudi ci fu un altro presidente della Repubblica che ebbe a che a fare con le dichiarazioni fiscali: Oscar Luigi Scalfaro nel 1993 definì ‘lunare’ il 740 di quell’anno per l’estrema complessità del modello.

Per la prima volta il 740 comprendeva anche il redditometro e i dati di una nuova imposta comunale, l’ICI (ora IMU).

Memorabile la sfuriata del Presidente Scalfaro che, in una dichiarazione del 17 giugno 1993, affermò: «Non possiamo per la bravura incomprensibile di tecnici lunari pagare lo scotto di una rottura del rapporto di fiducia tra i cittadini e lo Stato! Non è possibile! Il cittadino ha il diritto di avere un foglio in mano, quattro pagine e quattro facciate con scritte poche cose comprensibili da tutti! E il Governo non può certo dire “è l’ultima volta”!».

Da qui la definizione di ‘740 lunare’. La sfuriata funzionò: l’anno successivo il modello fu effettivamente semplificato. Di tentativi di semplificazione, del sistema fiscale in genere, ve ne sono stati parecchi nel corso dei decenni. Purtroppo però siamo ancora ben lontani dall’avere ‘un foglio in mano, quattro pagine e quattro facciate con scritte poche cose comprensibili da tutti’.

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