Ci sono notizie che si raccontano con i fatti. E poi ce ne sono altre che, una volta scritte, continuano a fare rumore dentro.
La tragedia avvenuta alle “Terrazze” di Cunardo ieri pomeriggio appartiene a questa seconda categoria. Perché non ci sono soltanto due nomi in un verbale dei carabinieri o due date di nascita. Ci sono Flavio Ranzoni, 85 anni, e Imelda Casonato, 77. Due persone. Due vite. Una famiglia. Una coppia che viveva a Colmegna, sulle rive del Lago Maggiore, e che, dopo una vita trascorsa insieme, ha visto il proprio destino interrompersi nello stesso istante.
Secondo quanto emerso, Imelda era in coma. Flavio è entrato nella sua stanza, l’ha salutata nel modo più drammatico che si possa immaginare, le ha tolto la vita e, subito dopo, ha rivolto l’arma contro se stesso. Un omicidio-suicidio. Due parole fredde, quasi burocratiche, che però non riescono minimamente a raccontare il peso umano di quello che è accaduto.
Nessuno, se non Flavio, conoscerà mai davvero cosa gli sia passato nella mente in quegli ultimi minuti. Sarebbe sbagliato e superficiale trasformare una tragedia così complessa in una sentenza o in una spiegazione semplice. Le indagini chiariranno i fatti. Ma ciò che resta è l’immagine di un uomo anziano che probabilmente non riusciva più a sopportare il dolore di vedere spegnersi, giorno dopo giorno, la donna con cui aveva condiviso un’intera esistenza.
L’amore è una parola che usiamo spesso. A volte troppo. La pronunciamo per relazioni che durano qualche mese, per emozioni passeggere, per sentimenti destinati a consumarsi in fretta. Poi esistono storie come quella di Flavio e Imelda, costruite in decenni di vita comune, di sacrifici, di abitudini, di silenzi che non hanno bisogno di essere riempiti. Un amore che, davanti alla malattia, viene messo alla prova nel modo più crudele.
Questo, però, non significa romanticizzare ciò che è successo. Togliere una vita resta un gesto irreparabile. Sempre. Ma allo stesso tempo sarebbe riduttivo fermarsi alla cronaca nera, senza provare a guardare il dolore che spesso accompagna la vecchiaia, la malattia, la paura di restare soli e l’impotenza di assistere al lento spegnersi della persona che si ama.
Viviamo in una società che parla continuamente di giovinezza, di velocità, di successo. Molto meno di cosa significhi invecchiare insieme. Molto meno della fatica quotidiana di chi assiste un coniuge malato, delle notti insonni, della paura, della stanchezza emotiva. Esiste un dolore silenzioso che raramente fa notizia. Fino a quando esplode in modo devastante.
Forse la lezione più importante che questa tragedia ci lascia non riguarda soltanto Flavio e Imelda. Riguarda tutti noi. Riguarda quanto siamo capaci di accorgerci della sofferenza degli altri, soprattutto quando non viene raccontata. Riguarda la necessità di ascoltare di più, di sostenere chi affronta il peso della malattia, di non lasciare sole le famiglie che convivono ogni giorno con situazioni difficili.
Le risposte, probabilmente, non arriveranno mai del tutto. Rimarranno il silenzio di una stanza, il dolore di una comunità e due vite che si sono concluse insieme, dopo un cammino condiviso lungo decenni.
A Colmegna, da oggi, non resteranno soltanto i ricordi di Flavio Ranzoni e Imelda Casonato. Resterà anche una domanda che interpella tutti: quanto sappiamo davvero del dolore che possono nascondere le persone accanto a noi?
Il comunicato stampa delle “Terrazze” di Cunardo
In questo momento di grande dolore, rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra più sentita vicinanza ai familiari delle persone coinvolte, partecipando con rispetto e commozione al loro lutto.
Fin dai primi istanti successivi all’accaduto, la Direzione, insieme a tutto il personale sanitario, assistenziale e amministrativo, si sono immediatamente attivati per gestire la situazione con la massima professionalità, senso di responsabilità e discrezione. La priorità è stata quella di garantire la sicurezza e la serenità degli altri ospiti della struttura, offrendo loro il necessario supporto e assicurando la continuità dell’assistenza, collaborando con le Autorità competenti per l’accertamento dei fatti.
L’intera comunità professionale de Le Terrazze è profondamente scossa da quanto accaduto. Si tratta di un evento che colpisce tutti noi sul piano umano e professionale.
Rinnoviamo la nostra vicinanza alla famiglia e il nostro ringraziamento a tutto il personale che, anche in una circostanza così difficile, ha dimostrato grande professionalità, umanità e spirito di servizio.
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