Dopo le risposte delle liste guidate dai candidati sindaci Bruno Bresciani, Giovanni Castelli e Diego Carmenati, anche la lista “Civitas” di Luca Santagostino dice la sua, a pochi giorni dal voto e per bocca dell’attuale vicesindaco e assessore all’Urbanistica Fabio Bardelli, sui temi sollevati nella lettera aperta dei tre cittadini di Laveno Mombello Greta Bienati, Giuseppe Musumeci e Giuliano Tosi: lo sviluppo urbanistico e la speculazione edilizia.
Nel suo intervento Bardelli, che parla a nome dell’intero gruppo “Civitas”, tocca diversi punti a partire dagli argomenti menzionati nella lettera dei tre lavenesi, ringraziandoli perché, attraverso le loro riflessioni, «hanno ricordato a tutti che l’urbanistica non è materia fredda. È memoria, identità, paesaggio, futuro».
Di seguito il testo integrale.
Spettabile Redazione,
ho letto con molta attenzione la lettera aperta di Greta Bienati, Giuseppe Musumeci e Giuliano Tosi sul futuro urbanistico di Laveno Mombello.
Li ringrazio sinceramente, non solo per il tono e per la passione civile, ma perché hanno posto una questione vera: il futuro del nostro paese non può più essere misurato soltanto in metri cubi, concessioni edilizie, pratiche urbanistiche o singoli interventi scollegati tra loro.
Mi presento con nome e cognome, perché credo che in politica sia giusto assumersi le proprie responsabilità: sono Fabio Bardelli, vicesindaco e assessore all’Urbanistica uscente della lista Civitas. In questi anni ho seguito molti dossier complessi, spesso poco visibili dall’esterno, ma decisivi per il futuro di Laveno Mombello. Proprio per questo sento il dovere di rispondere non con frasi generiche, ma con chiarezza, rispetto e concretezza.
Condivido una preoccupazione di fondo espressa nella lettera: Laveno Mombello non può continuare a pensare che sviluppo significhi semplicemente costruire. Questa idea appartiene a un’altra stagione. Oggi il valore di un paese lacustre non dipende dalla quantità di edifici che riesce ad aggiungere, ma dalla qualità dei luoghi che riesce a salvare, ricucire, rigenerare e rendere vivi.
Il lago, le frazioni, le aree verdi, i percorsi, le aree dismesse, le scuole, i cimiteri, le piazze, le stazioni, il porto, i lungolaghi, i luoghi della memoria produttiva non sono pezzi separati. Sono la struttura profonda della nostra comunità. È da qui che bisogna ripartire.
Il PGT: non una scusa, ma una scelta di serietà
So bene che qualcuno può dire: “Avevate promesso il nuovo PGT, perché non è già fatto?”. È una domanda legittima, e proprio per questo merita una risposta onesta.
Un PGT non è un manifesto elettorale e non è una bacchetta magica. È uno strumento che produce effetti veri, anche molto pesanti. Quando un piano è scritto male, o quando consente trasformazioni sbagliate, il danno non si vede subito: arriva anni dopo, quando le gru partono, i volumi crescono e tutti scoprono improvvisamente che certe scelte erano già state autorizzate molto tempo prima.
Alcuni interventi che oggi preoccupano molti cittadini non nascono oggi. Sono figli di impostazioni urbanistiche precedenti, di un quadro pianificatorio vecchio, di previsioni inserite anni fa e che oggi arrivano a maturazione. Possiamo mitigarne gli effetti, possiamo lavorare con gli uffici e con la Commissione per il Paesaggio per ottenere soluzioni meno impattanti, possiamo negoziare, correggere, attenuare. Ma dobbiamo anche dire la verità: non tutto ciò che oggi si vede è stato deciso oggi.
Il nuovo PGT, per essere forte, deve poggiare su basi solide. Quando abbiamo iniziato il mandato, il quadro regionale e provinciale non era ancora compiutamente definito. Il Piano Territoriale Regionale della Lombardia è stato approvato nel novembre 2025 ed è entrato in vigore nel gennaio 2026; il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della Provincia di Varese è stato adottato soltanto il 23 aprile 2026.
Questo significa una cosa molto semplice: oggi si apre finalmente la finestra giusta per costruire un PGT coerente, difendibile, allineato agli strumenti superiori e capace di intervenire davvero sulle esuberanze del vecchio impianto.
Fare prima, solo per poter dire “abbiamo fatto il PGT”, avrebbe potuto significare esporre il Comune a contenziosi, ricorsi, fragilità giuridiche e costi che una comunità seria deve evitare. Aspettare il quadro sovraordinato non è stato stare fermi. È stato preparare il terreno per intervenire con più forza.
Ora il tema è chiaro: meno consumo di suolo, più rigenerazione del costruito, più qualità pubblica, più attenzione al paesaggio. Non un piano per inseguire il vecchio modo di costruire, ma uno strumento per correggerlo.
Basta con la città pubblica che prende l’osso
La questione decisiva è il rapporto tra interesse pubblico e trasformazioni private. Per troppo tempo, in molti territori, anche sul lago, la logica è stata questa: al privato la parte più pregiata, al pubblico ciò che resta. Noi dobbiamo rovesciare questo meccanismo.
Una trasformazione edilizia non può essere valutata solo per ciò che costruisce, ma per ciò che restituisce al paese. Restituisce spazio pubblico? Migliora i percorsi? Aumenta il verde? Produce servizi? Rafforza la mobilità lenta? Riqualifica un luogo abbandonato? Crea un beneficio riconoscibile per chi vive qui tutto l’anno?
Il principio deve essere semplice: prima la città pubblica, poi il resto. Non significa essere contro l’iniziativa privata. Al contrario: significa chiedere all’iniziativa privata di stare dentro una regia più alta. Un paese più bello, più curato, più accessibile e più vivo aumenta valore anche per chi investe. Ma il valore non può nascere impoverendo il paesaggio comune.
Le Ceramiche: non un problema, ma il cuore della rigenerazione
Laveno Mombello ha una storia produttiva straordinaria. Le aree delle Ceramiche, la Richard Ginori, l’ex Cooperativa, l’area Lago, Ponte, il rapporto con il cavalcavia, con le scuole, con gli impianti sportivi e con il sistema delle stazioni non possono essere trattati come episodi separati.
Qui si gioca una parte decisiva del nostro futuro. Non immaginiamo queste aree come semplici occasioni edilizie. Le immaginiamo come luoghi capaci di restituire centralità pubblica: cultura, formazione, scuola, sport, spazi per giovani, eventi, servizi, funzioni civiche, luoghi di incontro. Una nuova cittadella urbana, capace di tenere insieme memoria industriale e futuro.
Le Ceramiche devono diventare uno dei luoghi in cui Laveno Mombello si ritrova davvero. Non un recinto chiuso, non un vuoto urbano, non un patrimonio sospeso, ma una parte viva della città.
E se serviranno permute, accordi, partenariati, forme innovative di collaborazione tra Comune, soggetti pubblici, privati, fondazioni e imprese, dovremo avere il coraggio di valutarle. Con una condizione: la regia deve restare pubblica e l’interesse generale deve venire prima.
Il lago non è una cartolina: è spazio pubblico
Un altro punto decisivo è il rapporto con il lago. Il lago non può essere solo lo sfondo delle fotografie. Deve tornare a essere spazio quotidiano, luogo di passeggio, incontro, commercio naturale, turismo civile, vita per residenti e visitatori.
La riqualificazione del lungolago De Angeli, il Parco delle Torrazze, il sistema del Gaggetto, il fronte di Cerro, il rapporto tra via Labiena, via Porro e il monumento, il progetto “Il Lago in Piazza”, il miglioramento degli attraversamenti e la riduzione della pressione automobilistica sono parti di una stessa idea.
L’auto continuerà ad avere un ruolo, naturalmente. Ma non può essere la padrona assoluta dello spazio più bello e più fragile del paese. Nei luoghi centrali deve imparare a convivere con chi cammina, con chi pedala, con chi accompagna un bambino, con chi si muove lentamente, con chi ha più difficoltà.
Una Laveno più moderna non è una Laveno più rumorosa e più veloce. È una Laveno più ordinata, più leggibile, più accessibile, più sicura.
Il PLIS della Torbiera: ambiente, non decorazione
C’è poi un tema che considero fondamentale: la Torbiera. Il PLIS della Torbiera non deve essere un titolo da programma, ma un vero progetto ambientale e territoriale.
La Torbiera di Mombello, il rapporto con Leggiuno, il sistema del Boesio, le connessioni verso Casere, Sant’Elsa, Vararo, i percorsi collinari e i corridoi ecologici possono diventare una grande infrastruttura verde. Non parliamo di ambiente come cornice decorativa. Parliamo di salute, educazione ambientale, paesaggio, manutenzione del territorio, turismo lento, biodiversità, identità locale.
Il PLIS può diventare un simbolo positivo: Laveno Mombello non come comune che consuma territorio, ma come comune che si prende cura dei suoi luoghi più delicati e li mette in relazione con i paesi vicini.
Questo significa lavorare con Leggiuno, con la Provincia, con la Comunità Montana, con Agenda 21 Laghi, con le associazioni, con le scuole, con chi conosce davvero il territorio. Significa fare manutenzione, rendere leggibili i percorsi, proteggere le aree sensibili, educare alla fruizione lenta, trasformare la tutela in cultura civile.
Ascoltare di più, decidere meglio
La lettera aperta pone anche il tema della partecipazione. È un tema giusto. Su questo voglio essere sincero: amministrare significa ascoltare, ma anche assumersi responsabilità. Non tutto può essere deciso per alzata di mano, ma tutto deve essere spiegato meglio, discusso prima, reso più comprensibile.
Dobbiamo aprire una stagione in cui il PGT non sia percepito come una cosa per tecnici, ma come il racconto del paese che vogliamo. Le persone non pensano in sigle. Non si alzano al mattino chiedendosi se il PGT sia coerente con il PTR o con il PTCP. Si chiedono se il paese sarà più bello, se si camminerà meglio, se il lago sarà più accessibile, se le frazioni saranno curate, se i giovani avranno spazi, se gli anziani saranno considerati, se il commercio avrà più vita.
È a queste domande che dobbiamo rispondere.
La buona amministrazione non perde autorevolezza quando ascolta; al contrario, diventa più forte, perché trasforma l’esperienza quotidiana dei cittadini in scelte migliori.
La nostra Amministrazione ha sempre inteso la partecipazione alla vita pubblica come fondamentale e imprescindibile.
La svolta non è fermare tutto. È scegliere meglio
Capisco chi dice: “Difendiamo Laveno”. Lo condivido. Ma difendere Laveno non significa metterla sotto vetro. Significa impedire che venga consumata male e, nello stesso tempo, darle una direzione.
Laveno Mombello non deve essere stravolta. Ma non può nemmeno restare prigioniera delle sue occasioni mancate.
Difendere il paese significa rigenerare l’esistente invece di consumare nuovo suolo. Significa pretendere qualità dalle trasformazioni. Significa rimettere al centro le aree dismesse. Significa fare del lago una piazza allargata. Significa collegare le stazioni con il porto e il centro. Significa dare dignità a Mombello, Cerro, Ponte e Laveno alta. Significa fare del PLIS della Torbiera una scelta identitaria. Significa costruire un PGT che non sia un elenco di norme, ma una visione pubblica.
Questa è la svolta proposta. Non una svolta gridata. Non una svolta improvvisata. Una svolta seria, fondata su strumenti finalmente maturi, su esperienza amministrativa, su lavoro già avviato e sulla consapevolezza che le trasformazioni vere richiedono tempo, pazienza e continuità.
Una promessa semplice
Ai cittadini che hanno scritto la lettera aperta dico grazie. Grazie perché hanno ricordato a tutti che l’urbanistica non è materia fredda. È memoria, identità, paesaggio, futuro.
A chi teme che Laveno perda la sua anima dico che questa preoccupazione va ascoltata e raccolta per far si che ciò non accada mai.
A chi chiede più coraggio dico che il coraggio non è fare annunci più grandi degli altri. Il coraggio è prendere decisioni solide, anche quando richiedono più tempo. Il coraggio è non approvare strumenti fragili solo per dire “abbiamo fatto”. Il coraggio è aspettare il momento giusto per intervenire meglio. Il coraggio è dire che il vecchio modello ha prodotto criticità e che ora bisogna cambiare metodo.
Laveno Mombello ha bisogno di meno consumo di suolo, più città pubblica, più ambiente, più cura, più qualità, più ascolto e più regia.
Questo è il lavoro da continuare. Con serietà, senza effetti speciali, con la forza del lavoro di squadra e con una convinzione profonda: il nostro paese non si difende restando fermo. Si difende scegliendo bene il suo futuro, ascoltando chi lo vive ogni giorno e avendo il coraggio di portare a compimento ciò che è stato seminato.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0