Dall’acacia ai mieli di montagna, fino alle produzioni legate ai boschi e alle aree collinari del territorio prealpino: la Giornata mondiale delle Api diventa anche occasione per valorizzare il ruolo dell’apicoltura varesina, settore che unisce agricoltura, ambiente e presidio del territorio. È quanto evidenzia Coldiretti Varese in occasione della ricorrenza istituita dall’Onu il 20 maggio.
«Le api svolgono un ruolo fondamentale non solo per la produzione di miele, ma per l’intero ecosistema agricolo e naturale – sottolinea il presidente di Coldiretti Varese Pietro Luca Colombo – e ciò soprattutto in una provincia come la nostra, caratterizzata da aree boschive, coltivazioni, frutteti e una forte biodiversità, il lavoro di impollinazione rappresenta un patrimonio silenzioso ma essenziale. Non a caso in provincia di Varese c’è una delle pochissime dop italiane che distingue, appunto, il miele».
Secondo l’analisi Coldiretti su dati Ispra e Bdn, il servizio di impollinazione garantito da api e altri insetti vale in Italia circa 3 miliardi di euro. Tre colture alimentari su quattro dipendono infatti, almeno in parte, dalla loro attività: mele, pere, fragole, ciliegie, meloni e molte altre produzioni agricole sono strettamente legate alla presenza degli impollinatori.
Nel Paese si contano oltre 1,5 milioni di alveari curati da circa 77mila apicoltori. L’Italia produce oggi circa 31 milioni di chili di miele e può contare su oltre 60 varietà diverse, grazie a una biodiversità unica in Europa. In questo panorama si inserisce anche il miele varesino, espressione di un territorio che alterna laghi, valli, aree montane e pianura, favorendo produzioni differenti e strettamente legate alle fioriture locali.
«Difendere l’apicoltura significa anche tutelare la qualità ambientale del territorio – prosegue Colombo – perché le api sono tra i primi indicatori degli effetti dei cambiamenti climatici e delle alterazioni degli ecosistemi». Negli ultimi anni, infatti, maltempo, sbalzi termici e periodi di siccità hanno inciso pesantemente sulla produzione nazionale di miele.
A pesare sul comparto resta inoltre la concorrenza del prodotto importato. Nel 2025 sono arrivati in Italia oltre 26 milioni di chili di miele straniero, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Una quota significativa proviene da Paesi extra Ue e finisce spesso per comprimere i prezzi del miele italiano. Per questo Coldiretti ribadisce l’importanza dell’obbligo di indicazione d’origine in etichetta, rafforzato dalla Direttiva Breakfast dell’Unione Europea, come strumento di trasparenza e tutela per produttori e consumatori.
Accanto agli aspetti produttivi cresce inoltre l’attenzione scientifica verso le proprietà dei prodotti apistici. Studi recenti evidenziano come miele, propoli, pappa reale e polline contengano composti bioattivi con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche.
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