Laveno Mombello | 12 Aprile 2026

Nuova gestione del MIDeC di Cerro, «Il museo resta pubblico»

In consiglio comunale la discussione sulla concessione triennale di Palazzo Perabò. Le risposte dell’amministrazione: «Affidati solo servizi operativi. No profitto ma valorizzazione del bene»

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Durante la seduta del consiglio comunale di Laveno Mombello, tenutasi giovedì 8 aprile, al centro del dibattito è finito anche il tema della gestione di Palazzo Perabò, sede del Museo Internazionale del Design Ceramico.

A sollevare la questione è stato il gruppo di minoranza “Il domani inizia oggi”, attraverso un’interrogazione presentata dal consigliere Giuliano Besana, che ha chiesto chiarimenti sulla concessione triennale dei servizi legati alla struttura.

Nel suo intervento, Besana ha criticato quello che ha definito un «consueto approccio politico» della maggioranza di “Civitas”, accusata di voler mettere a reddito beni di proprietà comunale. Il consigliere ha inoltre sollevato dubbi sull’opportunità che un’amministrazione uscente possa vincolare le scelte della futura giunta, compromettendone la possibilità di adottare una linea diversa. Tra i quesiti posti, anche la definizione delle tariffe di accesso e il coinvolgimento dei proprietari delle collezioni rispetto al cambio di gestione dei servizi.

L’interrogazione della minoranza ha toccato anche aspetti più operativi, come il mantenimento della destinazione d’uso degli spazi del laboratorio ceramico e della succursale della biblioteca e del libero accesso al giardino dell’edificio di Cerro, l’apertura del museo durante tutto l’anno e la strategia dell’amministrazione per garantire la corretta conservazione e la piena fruizione del patrimonio di Palazzo Perabò da parte dei cittadini.

Alla richiesta di chiarimenti ha risposto in prima persona il sindaco Luca Santagostino, chiarendo immediatamente la natura dell’operazione: «Il museo resta pubblico», ha infatti ribadito il primo cittadino, escludendo qualsiasi ipotesi di privatizzazione della struttura.

Proprietà, direzione artistica, conservazione del patrimonio e programmazione – funzioni strategiche per la gestione del MIDeC – resteranno infatti in capo al Comune, mentre l’affidamento riguarderà esclusivamente alcuni servizi operativi come biglietteria e guardiania, visite guidate e attività didattiche, laboratori di ceramica, pulizie e manutenzione ordinaria. Un’impostazione che, ha sottolineato Santagostino, segna un cambio rispetto al passato: in precedenza, infatti, erano esternalizzate anche funzioni culturali e strategiche, mentre oggi il Comune è intenzionato a rafforzare il proprio ruolo di indirizzo e responsabilità.

Sotto il profilo economico, l’amministrazione ha precisato che non si tratta di un affitto: il valore di 120mila euro indicato per il triennio rappresenta una stima delle entrate generate dai servizi, non un canone. Il gestore sosterrà i costi operativi, remunerandosi attraverso le attività svolte, mentre il Comune manterrà il controllo complessivo e stabilirà le tariffe di ingresso al museo, attualmente fissate in 6 euro intero e 3 euro per il biglietto ridotto. Le eventuali economie, stimate in circa 63mila euro nel triennio, saranno reinvestite nel museo per attività culturali e di valorizzazione.

Tra le garanzie evidenziate in consiglio comunale, anche il mantenimento della destinazione d’uso degli spazi: il laboratorio ceramico continuerà ad avere funzione didattica, la biblioteca resterà accessibile e il parco fruibile liberamente. L’apertura sarà assicurata secondo gli standard richiesti dal riconoscimento regionale del museo – almeno 100 giorni l’anno – con la possibilità, per il gestore, di ampliare ulteriormente l’offerta per incrementare le attività e le entrate.

A intervenire sul tema è stata, brevemente, anche l’assessora Alice Gomiero, che ha sottolineato come «alla cittadinanza non verrà sottratto nulla», evidenziando anzi la garanzia di continuità del servizio senza la necessità di reperire ogni anno risorse a bilancio. La concessione, ha spiegato, assicurerà l’apertura del museo almeno per i prossimi tre anni, anche in caso di eventuali difficoltà economiche dell’ente.

Secondo l’amministrazione, dunque, la scelta di mettere a bando questa tipologia di gestione del MIDeC non è orientata al profitto, ma alla valorizzazione del bene pubblico e al miglioramento dell’esperienza culturale per cittadini e visitatori.

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