«Una boccata di ossigeno per tutte le aziende agricole del territorio, un risultato importante che arriva alla vigilia di un periodo fondamentale come quello delle semine»: così Pietro Luca Colombo, presidente di Coldiretti Varese, torna sul tema legato a carburanti, agricoltura e situazione internazionale, commentando l’introduzione del credito d’imposta fino al 20% sulle spese sostenute per l’acquisto di carburanti destinati ai mezzi agricoli.
«Si tratta di una misura attesa e sostenuta da Coldiretti in tutte le sedi istituzionali – sottolinea Colombo – Le aziende agricole della provincia di Varese stanno già affrontando un aumento senza precedenti dei costi di produzione, aggravato dalle tensioni geopolitiche che incidono direttamente su energia, carburanti e materie prime».
Il provvedimento appena approvato dal Governo riconosce un credito d’imposta calcolato sul costo, al netto dell’IVA, di benzina e gasolio acquistati nel mese di marzo 2026, purché documentati da fattura. Il credito – spiega Coldiretti Varese – potrà essere utilizzato in compensazione entro il 31 dicembre 2026, senza concorrere alla formazione del reddito e risultando cumulabile con altre agevolazioni. «Ora attendiamo il decreto attuativo del Ministero dell’Agricoltura, di concerto con il Ministero dell’Economia, che definirà le modalità operative per accedere al beneficio», precisano i tecnici dell’organizzazione.
Secondo un’analisi Coldiretti su dati del Ministero dell’Ambiente, nel 2025 le vendite di gasolio agricolo sono state pari a 2,2 miliardi di litri: si stima che circa il 90% sia destinato all’agricoltura e la restante parte alla pesca. A causa della guerra in Iran, però, i prezzi del gasolio agricolo sono passati da circa 0,85 euro/litro fino a 1,45 euro/litro, con aumenti superiori a quelli registrati per il diesel ordinario.
«Oltre al caro gasolio – prosegue Colombo – le aziende agricole del Varesotto devono fare i conti anche con l’aumento dei fertilizzanti, che pesa in modo significativo soprattutto in una fase come quella delle semine primaverili, quando l’utilizzo delle macchine agricole è indispensabile per la preparazione dei terreni».
L’urea, ad esempio, ha fatto registrare un nuovo balzo in avanti a 835 euro a tonnellata, contro i 585 di prima della guerra. Un incremento che incide direttamente sulla sostenibilità economica delle imprese agricole del territorio.
«Il modello agricolo prealpino, fatto di qualità, multifunzionalità e presidio del territorio, va difeso e sostenuto – conclude Colombo – Il credito d’imposta rappresenta un segnale importante, ma è necessario continuare a lavorare per garantire interventi strutturali che permettano alle imprese agricole di affrontare con maggiore stabilità le sfide attuali, tra rincari, tensioni internazionali e necessità di programmare il futuro delle produzioni locali».
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0