Laveno Mombello | 4 Aprile 2026

I segreti sommersi del lago Maggiore: un tuffo tra relitti e misteri

La Varese Nascosta racconta con le parole e le splendide immagini del sub professionista Silvano Barboni le profondità del lago a Laveno: qui si celano relitti di auto e persino una ruspa...

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(da Varesenoi.it) Torna l’appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l’associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

I segreti sommersi del lago Maggiore: un tuffo tra relitti e misteri a Laveno Mombello

“Il lago non è solo acqua, è un libro aperto, scritto e fotografato in profondità”. C’è un luogo dove il Lago Maggiore smette di essere solo specchio d’acqua azzurra e diventa custode di storie dimenticate. A metà delle antiche gallerie che conducono a Laveno Mombello, sotto la superficie calma, si nasconde un sito di immersione che sembra uscito da un romanzo d’avventura: rocce calcaree che tagliano la luce come lame di cristallo, pareti a picco e relitti che, fino a pochi anni fa, raccontavano un’epoca industriale ormai inghiottita dal tempo.

Chi lo conosce bene è Silvano Barboni, sub professionista ed esperto di acque interne, e non solo, che da anni scende in queste profondità per svelarne i segreti. “È un posto che ti cattura fin dal primo respiro”, racconta. E ha ragione: perché qui non si fa solo immersione. Si entra in un capitolo sommerso della storia del lago. Silvano Barboni, con la sua esperienza, ce lo ricorda ogni volta: “Le sue acque celano molto più di quanto possiamo immaginare. Basta avere il rispetto e la curiosità di andare a cercarlo”.

Ecco il suo racconto di questa immersione, accompagnato dalle sue splendide fotografie:

“Questo sito d’immersione si trova a metà delle gallerie che portano a Laveno Mombello. L’entrata è complicata perché bisogna calare tutta l’attrezzatura con una cima per una ventina di metri dopo averla trasportata a piedi per 100 metri da dove si lasciano le auto.

Una volta preparato tutto ci si veste e si percorrono I 100 metri per scavalcare la ringhiera e scendere da un sentiero che porta a un pianoro con una scala a pioli fissata alla roccia che scende per qualche metro in verticale e percorrere ancora qualche metro in discesa tra le rocce dove per ausilio è stata fissata una cima in acciaio sempre alla parete.

L’entrata in acqua è poi comoda ma appena a 2 metri dalla riva la parete scende subito a piombo quindi bisogna fare attenzione ad avere i Jacket gonfi per assicurarsi un galleggiamento adeguato, con un piccolo trasferimento in superficie ci si sposta un po’ appena sotto a delle vecchie tramoggie e da lì si scende.

Essendo un punto dove è tutta roccia calcarea la visibilità solitamente è buona, seguendo il senso della parete si inizia a trovare relitti partendo dai 26 metri, scendendo più a fondo si trovava una vecchia ruspa a 40 metri risalendo a piombo da questa si trovava una Renault 4 a 24 metri poi risalendo per effettuare le varie decompressioni si trovando altri relitti…

Ma purtroppo qualche anno fa dopo una piccola frana avvenuta sopra le gallerie la ruspa è scivolata a circa 90 metri di profondità e tutti i relitti si sono spostati…”

Davide Sottocasa per La Varese Nascosta

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