26 Gennaio 2017

Luino: alla scoperta dei fondali del lago Maggiore con Silvano, Ivan e Luca

Tempo medio di lettura: 6 minuti

Il lago Maggiore, nella nostra zona, è un’attrazione per giovani, famiglie e turisti, soprattutto nel periodo estivo. Da sempre, infatti, è piacevole godersi il lago tra un tuffo in acqua ed un po’ di relax in spiaggia. Raramente, però, ci si sofferma a riflettere e ad interrogarsi su cosa i fondali ospitano nelle loro profondità. Fortunatamente, però, c’è chi questa passione, quella subacquea, ce l’ha da anni e grazie a loro, piano piano, e ai social network, tutti quanti abbiamo la possibilità di scoprire quello che gli abissi ospitano. Proprio per questa ragione siamo andati a trovare, durante una loro uscita, tre sub della zona: Silvano Barboni, Ivan Rullo e Luca Dina. Ecco quello che ci hanno svelato sui misteri del lago Maggiore.

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Luino: alla scoperta dei fondali del lago Maggiore con Silvano, Ivan e Luca. La passione è il vero motore di ogni hobby e se a questa si aggiungono anche l’amicizia comprendere è molto facile. Oggi vi raccontiamo, infatti, la storia di alcuni sub della zona, Silvano, Ivan e Luca, e del loro amore verso i fondali del lago Maggiore, della fotografia e delle profondità. Siamo andati ad incontrarli in riva al lago in una gelida domenica di gennaio e qui ci hanno raccontato come nasce questo loro interesse per i fondali, lacustri o marini è indifferente, e tutto quello che hanno la possibilità di vedere negli abissi. E’ affascinante, infatti, per la maggior parte delle persone che non ha mai provato questa esperienza, vedere cosa si cela a decine e decine di metri dalla superficie, descrivendoci nei minimi dettagli le profondità del lago. Sono una ventina i siti di immersione presenti sulla “Sponda magra” del lago Maggiore, soltanto cinque a Maccagno, tra cui Sassone, Madonnina, Ronco delle Monache e Cigliata.

“La nostra è una passione che va al di là di ogni cosa – racconta Silvano -. Tanti sono i sub che vengono sul nostro territorio, specialmente a Punta Granelli, alle Cinque Arcate, e al Sasso Galletto, da centinaia e centinaia di chilometri, anche dal mare. E’ stato mio fratello ad introdurmi alla subacquea e da quel momento, nell’estate del 2000, è stata un’escalation tra brevetti ed uscite in gruppo. Scendere fino a 50 metri ed oltre ti dà la possibilità di essere tra quei pochi fortunati a scoprire cosa si nasconde negli abissi tra natura e relitti presenti sui fondali”. Si tratta di rocce calcaree bianche, di piccoli anfratti molto suggestivi, ormai diventati habitat non solo per furgoncini abbandonati, carcasse di aerei e di elicotteri, cartelli stradali, barche di ogni genere e misura, ma anche, quando fortunati, di grandi pesci, come i persici, lucci, anguille e siluri, ma questi solo nella zona più meridionale del lago.

Un “museo” d’oggetti di varia natura che l’acqua ha custodito nello scorrere degli anni e che oggi ci viene raccontato da chi della loro ricerca e scoperta ne ha fatto una propria passione. “Ci immergiamo in acqua, soprattutto nel lago Maggiore, due volte a settimana circa – racconta Silvano Barboni -, e anche se visitiamo gli stessi posti, ogni volta è una scoperta continua. Ci diamo sempre degli obiettivi diversi, ma ultimamente, per me e Ivan, è la fotografia ad affascinarci maggiormente. Grazie a qualche amico, inoltre, riusciamo a scattare sempre immagini diverse: ad esempio Luca capita che si presti per farci da modello e tutto risulta più divertente visto che riusciamo a dare profondità alle fotografie, ad avere le giuste prospettive e a muoverci meglio. La volontà è quella di scattare immagini e farsì che tutti possano, almeno per una volta, scoprire cosa si nasconde in profondità. Piano piano le nostre foto riscuotono sempre più successo e abbiamo contatti con appassionati di ogni parte del mondo, dalla Cina al Giappone fino alla Russia, al Portogallo, all’Australia e all’America”. “La mia passione, invece, è la profondità – confessa Luca Dina sorridendo -. In pochi anni mi sono impegnato per prendere tutti i brevetti affinchè riuscissi a fare immersione con una profondità illimitata”.

Ogni immersione è una storia a sé. Come diceva Silvano, per loro visitare gli stessi posti è simile a vedere uno dei film preferiti tre o quattro volte. Esplorare significa anche vedere ogni anfratto da angolazioni diverse, con percorsi, luci e sfumature differenti. Ogni immersione, infatti, è diversa da quella precedente. “Può capitare, infatti, anche se è raro, di trovare relitti nuovi, come avvenuto qualche settimana fa ad un appassionato come noi. I social – continua Silvano -, sono un ottimo strumento per scambiarsi foto, video e per confrontarsi tra idee e posti dove immergersi. Siamo un gruppo di amici, non ci vediamo sempre, ma siamo estremamente legati alla subacquea. Avendo finalità diverse non sempre ci immergiamo insieme, ma l’atmosfera che si crea quando ci vediamo e ci avventuriamo è appagante e ci piace molto poter condividere questa passione”.

Mai vissuto situazioni di pericolo? Per immergersi, infatti, è preferibile non scendere mai da soli e loro lo sanno bene. “Il sistema coppia è ben collaudato, anche se a certe profondità siamo consapevoli che che nessuno può aiutare nessuno, ma ovviamente si è più sicuri se si vede il compagno di fianco. Certo, poi ci sono quelle situazioni, che noi definiamo ‘latte bianco’, dove non riusciamo neanche riusciamo a utilizzare i computer per scattare fotografie, non riusciamo a vederci le mani e capiamo che il nostro compagno è vicino solo se ci punta la luce in faccia. In questi casi si scende sotto i 20-30 metri, solo lì, infatti, le acque si aprono. Se al mare quando ti va male hai una visibilità di venti metri, al lago è diverso. Abbiamo sempre vissuto, finora, situazioni gestibili”.

Come si svolgono le immersioni? Credete sia uno sport sicuro? “Ci immergiamo sempre con un obiettivo – afferma Luca -, pianificando sempre la discesa nei minimi dettagli. Meglio ‘perdere’ dieci minuti prima di calarci in acqua, in modo tale da programmare e ipotizzare qualsiasi evenienza. Ormai, nei posti che visitiamo spesso, sappiamo come gestirci e quindi è tutto più facile, ma sempre meglio non rischiare”. “Credo che la subacquea sia uno tra gli sport più sicuri che vi siano visto che le percentuali di morte nel mondo sono relativamente basse. Se succede qualcosa il 90% delle volte penso si tratti di un errore umano. Sì, un errore di valutazione, oppure l’incoscienza che ti spinge ad entrare in budelli strettissimi, in fessure dove si entra a pelo. Questo è difficile farlo in superficie, pensa a 30 metri di profondità, dove quando ti giri non vedi più nulla dietro di te”.

Quanto è cambiato l’ecosistema lacustre da quando avete iniziato ad immergervi? “In dieci anni l’ecosistema lacustre è indubbiamente peggiorato: è pieno di cozze bianche evasive che creano non pochi danni a tutto l’ambiente naturale – racconta Silvano -. A causa della presenza dei siluri, inoltre, vi sono molti meno pesci nelle acque. Come alcuni comuni hanno dato autorizzazione a sparare ai cormorani perchè creano non pochi danni all’ambiente, così dovrebbero fare per i siluri, perchè rovinano l’ecosistema. Quello delle cozze bianche è un grave problema, sconosciuto ai più. Bisognerebbe prendere ad esempio un lavoro effettuato con i droni sul lago d’Orta, che è tornato a popolarsi di pesci grazie all’uso di alcuni droni che hanno permesso di rimuovere sistematicamente ed in modo manuale queste cozze. La stato del lago Maggiore in questo senso è da rivedere ed analizzare, quella del Ceresio, invece, è leggermente migliore”.

Quali saranno le vostre future sfide? “Scovare le profondità del mare è molto affascinante per noi, ogni volta ne rimaniamo colpiti. Nella sfortuna, possiamo immergerci e andare a visitare petroliere come la ‘Haven’ che, per noi appassionati, è particolarmente emozionante. Siamo stati in Croazia poi, ma l’obiettivo è quello di riuscire ad immergerci in posti a noi sconosciuti che per il momento abbiamo potuto apprezzare e vedere solo su internet”. “Il mio obiettivo è andare in Australia – afferma Luca -. Prima o poi andrò in vacanza lì per esplorare profondità che al solo pensiero viene voglia di partire domani mattina”.

Quali consigli dareste ad un appassionato che vuole provare ad immergersi con voi? “Quello che possiamo dire, anzitutto, è che per immergersi ci vuole un’ottima preparazione: niente fumo o droghe, niente alcol, avere la giusta alimentazione, una condizione fisica adeguata. Lo sforzo fisico è pesante, il corpo si stressa a lungo, nonostante all’apparenza non possa sembrare così. Specialmente a profondità maggiori, poi, dopo i sessanta metri, cambiando anche miscela all’interno delle bombole, è necessario conoscere a fondo ogni minimo dettaglio ed avere i brevetti adeguati. Per chi volesse immergersi, quindi, è necessario affrontare tutti gli step, per garantire incolumità e sicurezza ad ogni discesa”.

Insomma, grazie ai tanti sub della nostra zona, e in questo caso grazie a Silvano, Ivan e Luca, noi oggi, sempre più spesso, possiamo esplorare comodamente da casa i fondali del lago Maggiore. La loro passione per le immersioni e, soprattutto, per la fotografia, quasi ogni weekend, ci regala immagini di notevole fattura, lasciandoci curiosare ed appassionare di fronte a tutti questi relitti che sono entrati a far parte dell’habitat e della storia dei fondali lacustri da moltissimi anni. Con il passare del tempo si sono trasformati in veri e propri luoghi caratteristici, oggetti di continue visite da parte di appassionati che, grazie all’amore della subacquea, tornano a far brillare anche dagli abissi più profondi del lago.

Per seguire Silvano, Ivan e Luca nelle loro immersioni, potete consultare la loro Pagine Facebook: Silvano Barboni Photographer – Ivan Rullo Photographer – I Pinguini.

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