Canton Ticino | 23 Febbraio 2026

Canton Ticino, quasi 12 mila firme per proteggere gli alpeggi dai grandi predatori

Si è chiusa con successo l'iniziativa popolare lanciata lo scorso anno per chiedere nuove misure a tutela degli allevamenti. I temi dei promotori

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Quasi 12 mila firme raccolte con l’iniziativa popolare “Basta perdere tempo! Salviamo ora o mai più l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino”.

L’appello lanciato a ottobre dello scorso anno nel Cantone svizzero al confine con l’alto Varesotto ha avuto successo, tanto che la soglia minima delle 10 mila adesioni all’iniziativa è stata ampiamente superata. E ora l’istanza per nuove misure di protezione dal lupo e dagli altri grandi predatori arriverà nelle aule del Gran Consiglio ticinese e del Gran Consiglio federale a Berna.

Il Gruppo territorio e alpeggi (Gta), promotore della raccolta firme, chiede alla politica interventi normativi per risolvere il problema della proliferazione dei grandi predatori e dei danni che causano a turismo e greggi, a fronte di misure di prevenzione e protezione che il Gta stesso ritiene insufficienti, costose e in alcuni casi inapplicabili.

L’iniziativa popolare ha preso forma in un anno, il 2025, in cui si sono registrate cifre record in termini di predazioni e avvistamenti, fa sapere il Gta. «La continua espansione del lupo sul territorio ticinese, svizzero e europeo dimostra il successo dello status di protezione accordatogli dalla Convenzione di Berna – sottolineano in una nota i promotori dell’iniziativa – Proprio in ragione del proliferare del grande predatore, nel 2025 è entrato in vigore il declassamento da “rigorosamente protetto” a “protetto” votato dal Comitato permanente della Convenzione stessa, equiparando ora il lupo ad altre specie come camoscio, stambecco e marmotta. La sfida attuale è gestire efficacemente le popolazioni di lupi per ridurre al minimo le innumerevoli tensioni con le attività e gli insediamenti umani».

Su quest’ultimo punto il Gruppo chiede alla politica uno sforzo maggiore: «Le misure di protezione, oltre al fatto che non possono essere ragionevolmente applicate nell”80% dei casi come dimostrato da uno studio del Cantone, hanno anche dei limiti evidenti: sono onerose, in molti contesti difficilmente o per niente applicabili, possono generare tensioni con le attività ricreative e turistiche e riducono sia il benessere che la redditività di greggi e mandrie».

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