Un nuovo episodio di predazione attribuita al lupo in Canton Ticino riporta il tema al centro dell’attenzione anche nel Luinese. All’Alpe Foppa il bilancio segnalato è di nove animali da reddito predati e altri undici dispersi. Un attacco che, secondo quanto riferito, sarebbe avvenuto durante le ore diurne. A parlarne, stamane, è “La Prealpina“, in un articolo di Nicola Antonello.
Sulla vicenda è intervenuto Piero Marchesi, consigliere nazionale e presidente dell’Udc Ticino, prossimo a subentrare a Claudio Zali nel governo cantonale per gli ultimi mesi della legislatura. Marchesi ritiene necessario modificare l’approccio alla presenza del predatore, ricordando come gli strumenti messi a disposizione dalla Confederazione siano già stati utilizzati in altri territori. «Grigioni e Vallese hanno dimostrato che il lupo si può gestire. È tempo che anche il Ticino cambi passo», sostiene.
Quanto accaduto interessa da vicino anche il territorio dell’Alto Varesotto. L’Alpe Foppa si trova infatti in Ticino, non lontano dal Luinese, dove negli ultimi tempi sono stati segnalati avvistamenti e passaggi in Val Veddasca e Val Dumentina. Una situazione seguita con attenzione soprattutto da chi lavora quotidianamente con gli animali.
Mattia Crivelli, presidente del Consorzio per la tutela della Formaggella del Luinese Dop, esclude al momento conseguenze dirette sulla produzione: «Per il momento la Formaggella del Luinese non è a rischio», precisa, sottolineando però che la presenza del lupo comporta comunque nuove difficoltà per gli allevatori. Già in primavera si erano verificati alcuni episodi e diverse aziende avevano provveduto autonomamente a dotarsi di strumenti di protezione.
Il problema riguarda anche la gestione quotidiana delle mandrie. Con il caldo, infatti, far pascolare gli animali durante la notte rappresenterebbe una soluzione utile, ma il rischio di predazioni rende questa possibilità molto più difficile. «Gli animali mangiano meno e mantenerli costa di più», spiega Crivelli. A pesare è inoltre la tensione continua di chi deve controllare il bestiame: «Non ci sono soltanto i rimborsi, c’è anche la serenità di poter svolgere il proprio lavoro».
Tra le possibili contromisure vengono indicati recinzioni, sistemi di protezione e cani da guardiania. Proprio su questi ultimi Crivelli richiama l’esperienza svizzera, dove gli animali vengono addestrati dal Cantone e successivamente affidati agli allevatori. Acquistarli direttamente, senza adeguata preparazione, potrebbe invece trasformare quella che dovrebbe essere una soluzione in un’ulteriore difficoltà.
Secondo il presidente del Consorzio servirebbe soprattutto un coordinamento tra allevatori, istituzioni e tutti i soggetti interessati, con pari possibilità di confronto. Nel dibattito rientra anche la gestione attraverso abbattimenti controllati: Crivelli osserva che, sulla base dei dati svizzeri, questa strada avrebbe contribuito a ridurre sensibilmente il numero delle predazioni.
Resta infine il nodo della burocrazia. Per Crivelli introdurre procedure troppo complesse per ottenere contributi o rimborsi rischierebbe di scoraggiare proprio chi lavora sul territorio. «Se per risolvere il problema aumentiamo ancora la burocrazia, costringendo gli allevatori ad affidarsi a un professionista per domande e domandine, rischiamo che qualcuno rinunci persino a chiedere un rimborso». Una difficoltà che, conclude, potrebbe pesare ancora di più sui giovani intenzionati a intraprendere questo mestiere.
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