Un’altra aggressione, questa volta a Laveno Mombello, ha riportato al centro dell’attenzione i temi di sicurezza, rispetto e responsabilità civile. Un dipendente Trenord di 31 anni, lo scorso 31 ottobre, è stato colpito da un gruppo di giovanissimi, presumibilmente studenti delle scuole superiori di Luino, durante un normale controllo sul convoglio in viaggio lungo la tratta Luino–Gallarate. Un episodio che interroga l’intera comunità e chiama in causa famiglie, scuola e istituzioni.
La vicenda accaduta a Laveno Mombello non è solo un mero fatto di cronaca, ma un segnale preoccupante di come il rispetto verso il prossimo, in particolare verso chi svolge il proprio lavoro, stia progressivamente venendo meno. Le parole e i gesti violenti che si ripetono non nascono nel vuoto: sono il riflesso di un contesto in cui l’educazione civica sembra aver perso peso nella formazione dei giovani.
Chi lavora sui treni conosce bene la realtà quotidiana, soprattutto dopo la decisione di non avere più agenti della Polfer sui treni regionali a controllare e presidiare. Le difficoltà, i toni accesi e gli scontri con passeggeri irrispettosi sono diventati frequenti, soprattutto nei convogli frequentati da giovani. La stazione di Luino, come molte altre lungo la linea che porta fino a Milano, è diventata teatro di episodi di inciviltà che mettono in discussione non solo la sicurezza, ma il senso stesso di convivenza sociale.
Molti dei protagonisti di questi episodi sono minorenni, italiani, giovani stranieri non accompagnati che vivono nelle comunità del territorio e/o i cosiddetti “maranza“: spesso sono ragazzi che ogni mattina lasciano le proprie case per raggiungere le scuole superiori del territorio. A quell’età si forma la coscienza civica, eppure troppi sembrano aver smarrito il limite, non comprendendo la gravità di un insulto o di un’aggressione verso un adulto che chiede semplicemente di rispettare le regole.
Il ruolo delle famiglie è cruciale. L’educazione comincia in casa, nel modo in cui si insegna il rispetto delle persone, dei luoghi e delle autorità. La scuola, poi, ha il compito di rafforzare questi valori, di farli vivere attraverso il dialogo, la cultura, l’esempio e la responsabilità condivisa. Quando entrambe le sfere — familiare e scolastica — non riescono a comunicare tra loro, i vuoti si allargano e si manifestano nei comportamenti quotidiani.
La violenza verso chi lavora, soprattutto quando colpisce un giovane controllore o un insegnante, non è solo un gesto isolato: è il simbolo di un fallimento collettivo. Non riguarda solo Trenord o il mondo dei trasporti, ma l’intero tessuto educativo e sociale che dovrebbe proteggere, indirizzare e formare i cittadini di domani.
Ritrovare il senso del rispetto significa ricostruire la fiducia nel prossimo, riconoscere l’autorevolezza di chi svolge un ruolo pubblico e accettare che le regole non sono un limite, ma un fondamento di libertà condivisa. È da qui che passa la vera prevenzione, più ancora della presenza delle forze dell’ordine o dei controlli sui convogli.
Le stazioni e i treni lungo la linea Luino-Milano non devono essere luoghi di tensione o di paura, ma spazi dove il rispetto reciproco diventa la norma. Educare significa anche ricordare che ogni parola e ogni gesto hanno un peso. E che solo con il dialogo e la consapevolezza si può evitare che un semplice viaggio si trasformi, ancora una volta, in un episodio di violenza e disumanità.
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