(di Carlotta Pinto) Il 14 giugno, l’antico cascinale lombardo, dove ha sede la biblioteca di Cantello, si è svolto l’evento “Cantello\Mumbai andata e ritorno – Una storia di bambini, viaggi e solidarietà”.
La serata, organizzata da Legambiente Cantello e patrocinata dal Comune, è stata un’occasione per portare uno sguardo nuovo sulla solidarietà e per scoprire il Frame Project, insieme al suo promotore, il professore Alessandro Leone.
Frame Project ODV è un’associazione di volontariato che nasce nel 2013 tra i banchi di scuola di Cantello e Gallarate e che si impegna a sostenere i bambini e ragazzi delle slum di Mumbai, senza distinzione di religione, razza e cultura, e a favorire il dialogo, l’inclusione sociale, la mediazione e lo scambio proficuo tra culture diverse, rendendo protagonisti principalmente i giovani.
La forza di Frame Project è la rete solidale tra studenti, famiglie e insegnanti, che ancora oggi aiutano a raccogliere fondi e a inventare iniziative a scopo benefico.
Questa rete ha anche permesso di portare avanti diversi progetti in Italia promuovendo forme di sostegno a distanza e di sensibilizzazione sulle problematiche relative all’infanzia e all’adolescenza nei paesi in via di sviluppo.
Il professore Alessandro Leone si reca in India più volte l’anno, portando personalmente il sostegno di Cantello e mettendo in contatto questi due mondi.
L’incontro fortunato tra il professor Leone e Peter Paul Raj, ex missionario dell’Ordine di Madre Teresa, ha permesso l’importante collaborazione con la Good Samaritan Mission a Mumbai, fondata nel 1994 dallo stesso Raj nella slum-area di Vikhroli. Si tratta di una struttura residenziale di case-famiglia che ospita bambini di strada, orfani o semi-orfani, assicura loro un luogo sicuro dove crescere, costruire legami affettivi, e dove si garantisce l’istruzione indispensabile in un progetto di vita lontano dalla miseria e dal disagio sociale.
Grazie al Frame Project e ai suoi volontari, oggi centinaia di minori hanno trovato un riparo, una scuola, un futuro, una speranza. Si tratta di una testimonianza autentica, che non solo dà voce a giovani di culture diverse, ma permette di creare legami oltre ogni stereotipo o distanza.
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