Gentile Redazione di Luino Notizie,
in allegato si invia un mio contributo nato come riflessione in risposta ad un vostro recentissimo articolo pubblicato online.
L’obiettivo non è per prendere posizione, ma provare ad ampliare il campo di lettura su un tema, quello della sicurezza nelle piccole città di frontiera, che sta divenendo ogni giorno più urgente.
Credo, infatti, che, accanto alle giuste preoccupazioni per il decoro e l’ordine, sia fondamentale portare nel dibattito pubblico anche la dimensione progettuale e culturale che può contribuire concretamente a ricostruire fiducia e vivibilità negli spazi urbani.
Ecco la lettera inviata alla nostra redazione.
La sicurezza urbana non è solo una questione di pulizia
Leggo oggi con attenzione l’articolo pubblicato su Luino Notizie riguardo al presunto “abbandono urbano” e alla “crescente insicurezza” che affliggerebbero la nostra cittadina. Non posso che condividere alcune delle preoccupazioni espresse. Tuttavia, da cittadino e professionista impegnato da anni sul fronte della progettazione urbana sostenibile, mi permetto di offrire un punto di vista integrativo, che vada oltre la denuncia e provi a ragionare sulle cause, e soprattutto sulle soluzioni.
Parlare oggi di insicurezza urbana, in una cittadina di confine come Luino, significa entrare in un terreno delicato, dove percezione e realtà si intrecciano. È innegabile che la nostra città stia attraversando una fase di transizione difficile: il confine svizzero, una risorsa economica, può diventare anche una soglia critica, esposta a traffici illeciti e dinamiche difficili da controllare. Episodi di microcriminalità, vandalismi e disagio sociale non vanno minimizzati.
Tuttavia, sarebbe un errore affrontare questi problemi unicamente in termini repressivi o emergenziali. L’idea che basti “più presenza delle forze dell’ordine” per restituire sicurezza alla città è rassicurante ma, temo, illusoria. La sicurezza urbana si costruisce prima di tutto attraverso lo spazio, la sua qualità, la sua vivibilità, la sua capacità di generare relazioni.
Luino soffre oggi, più che di pericolo reale, di vuoto urbano: spazi pubblici trascurati, edifici dismessi, aree di confine urbanisticamente ambigue. Dove l’occhio umano non arriva, dove l’abbandono prende il sopravvento, cresce il senso di insicurezza. La mancanza di cura urbana genera isolamento, e l’isolamento produce paura, non solo criminalità.
Come urbanista e bioarchitetto, credo che la risposta a questo disagio sia soprattutto progettuale. Servono interventi di rigenerazione urbana intelligente non solo sul lungolago, ma anche in altre aree della città: interventi che riattivino il centro storico, restituiscano dignità ai quartieri marginali, e ridisegnino gli spazi di transito, dalla stazione alle aree di confine, fino a quelle oggi abbandonate, come luoghi vissuti, e non semplici corridoi di passaggio.
Ma serve anche un salto culturale. Un progetto urbano non è fatto solo di cemento o piante: è fatto di relazioni sociali, di partecipazione, di fiducia. Per questo, ogni politica sulla sicurezza dovrebbe coinvolgere le scuole, i commercianti, le associazioni, i cittadini e soprattutto i giovani. Dare loro spazi reali di confronto, aggregazione, responsabilità fattiva e condivisa.
E infine: Luino è una città di frontiera. Il confine non deve essere una barriera psicologica o una zona franca per comportamenti devianti. Deve diventare una soglia attiva di collaborazione. È tempo che il dialogo con il Canton Ticino diventi più stabile, operativo, quotidiano. La sicurezza non ha passaporto.
In conclusione, non possiamo più limitarci a denunciare ciò che non funziona. Dobbiamo immaginare il futuro urbano di Luino come un bene comune da ricostruire insieme, con visione, con metodo e con coraggio.
Distintamente
Dott. Riccardo Chisari
Urbanista e bioarchitetto
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