Il prossimo 8 maggio il parlamento europeo si pronuncerà sul passaggio del lupo da specie “strettamente protetta” a specie “protetta”. Una procedura che si lega all’adeguamento della normativa Ue alle modifiche della direttiva Habitat entrate in vigore lo scorso marzo, che aprono alla possibilità di cacciare il grande predatore, seppur con le dovute restrizioni che garantiscano la conservazione della specie.
Il voto ormai prossimo arriva a seguito dell’ok, da parte del Comitato permanente della Convenzione di Berna (trattato internazionale per la conservazione della vita selvatica), alla proposta di declassamento dello stato di protezione del lupo avanzata dalla Commissione europea. per ottenere più flessibilità nella gestione della specie.
Lo scorso 10 aprile le associazioni animaliste e ambientaliste italiane hanno espresso la loro contrarietà alla procedura durante un’audizione alla Commissione politiche Ue della Camera dei Deputati, sede in cui è stata esaminata la proposta della Commissione europea. Tra loro c’era Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, che sul proprio sito web ribadisce le ragioni del no alla modifica dello stato di protezione che è in vigore dal secolo scorso e che vieta catture e uccisioni dei lupi: «Una proposta inaccettabile, carente sotto il profilo scientifico e istruttorio, e in netta contraddizione con i principi ambientali dell’Unione europea. Abbassare la protezione del lupo significa riaprire le porte al rischio di estinzione e incentivare il bracconaggio».
Enpa chiede al Parlamento di mantenere la normativa sulla protezione del lupo disciplinata dall’articolo 2 della legge 157 del 1992, e di «promuovere le politiche di prevenzione, ai fini della corretta convivenza tra le attività umane e il lupo. E ancora è necessario garantire formazione e assistenza tecnica agli allevatori e soprattutto rilanciare la lotta al bracconaggio e al randagismo».
La proposta dell’Ue è basata su dati che certificano l’andamento della popolazione di lupi in Europa, e che sono stati raccolti dalla Commissione. Popolazione che risulta raddoppiata in undici anni, dagli 11.193 esemplari del 2012 ai 20.300 esemplari del 2023. L’Italia, con oltre 3.300 lupi, in base a questi dati sarebbe lo stato Ue con il maggior numero di esemplari presenti sul proprio territorio. Il predatore è una grave minaccia per il bestiame, secondo chi sostiene la necessità di abbassare il livello di protezione del lupo, in particolare per le uccisioni di pecore e capre e per i conseguenti danni economici creati soprattutto nei singoli territori a livello locale.
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