Declassare lo status del lupo con il passaggio da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta“. Il Comitato permanente della Convenzione di Berna per la conservazione della fauna selvatica in Europa ha accolto la proposta formulata dalla Commissione europea, e ora la gestione della specie potrebbe cambiare.
Il condizionale è d’obbligo, visto che la riforma non è immediata, ma è legata ad un preciso iter che potrebbe essere interrotto nel caso in cui almeno un terzo dei Paesi parte della convenzione (in tutto sono cinquanta) decidesse di opporsi. In caso contrario si stima che il provvedimento possa entrare in vigore intorno al mese di marzo del 2025, con apposita modifica della Direttiva Habitat che disciplina la gestione del lupo.
Attualmente la convenzione di Berna vieta qualsiasi forma di cattura e detenzione del predatore, così come l’uccisione deliberata. Ed è qui che si inserisce il recente provvedimento, destinato a cambiare le regole , virando verso una gestione più flessibile della specie in determinati contesti e nei singoli Stati, ad esempio per prevenire danni all’agricoltura e agli allevamenti, se necessario ricorrendo anche agli abbattimenti, ma continuando a garantire lo stato di conservazione della specie.
«Ormai è evidente a tutti quanto la natura sia sotto attacco, in Europa come in Italia», si legge in una dichiarazione di Dante Caserta, responsabile Affari legali e Istituzionali di WWF Italia, pubblicata sul sito web dell’ente. «La decisione del Comitato della Convenzione di Berna di declassare lo status di protezione del lupo dà ingiustificatamente seguito ai tentativi ideologici di scagliarsi contro la tutela della fauna selvatica. Tentativi portati avanti dal mondo venatorio e da una parte del mondo agricolo. Purtroppo, il Governo italiano si è fatto portavoce in Europa di queste istanze antiscientifiche. Ora la Commissione europea potrà proporre una modifica dello status di protezione del lupo nel quadro della Direttiva Habitat. Questo aprirà la strada a ulteriori modiche che finiranno per compromettere la legislazione dell’Unione europea in materia di conservazione della biodiversità e delle aree naturali protette».
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