Il recente decreto che vieta l’utilizzo delle keybox e impone il check-in di persona entro le prime ore dall’arrivo dei clienti nelle strutture extralberghiere sta sollevando accese proteste. L’Associazione B&B dei 7 Laghi di Varese ha preso posizione, evidenziando come questa misura rappresenti un lungo passo indietro che rischia di compromettere il turismo locale.
«La legge che impone queste restrizioni risale al 1931, un’epoca in cui si viaggiava ancora a cavallo – commenta con ironia il presidente dell’associazione Alfredo Dal Ferro, riferendosi a un regio decreto ancora in vigore – Siamo nel 2024, per di più sta per iniziare l’anno del Giubileo, ma invece di soluzioni innovative ci troviamo con regole anacronistiche».
Secondo l’associazione, la normativa penalizza proprio quelle realtà che, con fatica, contribuiscono all’offerta turistica locale. «I B&B non hanno a disposizione le medesime risorse degli alberghi – spiega Dal Ferro, facendosi portavoce delle realtà più piccole – Molti host usano le keybox perché lavorano o vivono lontano dalle loro strutture. Imporre loro un check-in di persona in qualsiasi momento del giorno o della notte è irrealistico e potrebbe costringerli a chiudere».
Dal 2010, il settore extralberghiero nella provincia di Varese è cresciuto del 10% annuo, arrivando a contare 2.580 strutture che offrono più posti letto rispetto agli hotel. «I turisti cercano esperienze autentiche, e preferiscono B&B e case vacanza perché offrono un contatto diretto con il territorio e la cultura locale – ricorda ancora il presidente – Con soli 142 alberghi concentrati nelle città principali, chi accoglierà i ciclisti, i canottieri e i lavoratori fuori sede? Se centinaia di strutture chiudono, tutto il territorio ne risentirà».
I gestori puntano il dito contro le grandi piattaforme e i multiproprietari che sfruttano le locazioni brevi a scopi speculativi: «Le regole vanno applicate per contrastare l’illegalità, non per penalizzare chi lavora onestamente. Questa normativa non risolve i veri problemi legati alla sicurezza e alla legalità nel settore degli affitti brevi».
L’associazione chiede quindi che le autorità riconsiderino le disposizioni attuali, in nome di un approccio più moderno e flessibile, tenendo da conto le tecnologie oggigiorno disponibili – dal riconoscimento del volto all’impronta digitale – in modo da tutelare sia la sicurezza che il turismo locale. «Siamo d’accordo con l’obbligo di registrare i dati entro i termini previsti, ma bloccare un’intera categoria per un dettaglio operativo è assurdo», conclude Dal Ferro.
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