Il quadro complessivo del terzo trimestre 2022, riguardante pernottamenti e volumi di vendita, non soddisfa gli imprenditori del settore alberghiero e della ristorazione del Canton Ticino. E’ questa la fotografia che emerge dagli ultimi dati pubblicati dall’ufficio di statistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia.
A ottobre 2022, si apprende dal rapporto, sono calati i volumi di vendita del settore rispetto ad un anno fa, anche se da più della metà delle aziende, a livello nazionale, gli imprenditori hanno affermato che il loro saldo è rimasto in positivo.
Il calo però è stato percepito dalle aziende della regione al confine con l’alto Varesotto. Negativi i risultati nelle zone turistiche per quanto riguarda il settore alberghiero: peggiori sul lago di Lugano rispetto alla fascia del lago Maggiore. E’ l’opposto per la ristorazione, seppur sempre in chiave negativa: il dato meno soddisfacente è quello che riguarda il Verbano, dove 9 ristoratori su 10 lamentano una riduzione del volume di vendita.
«Malgrado il peggioramento dell’indicatore relativo ai pernottamenti su base annua, il saldo tra soddisfatti e insoddisfatti relativo alla situazione degli affari rimane in attivo nel comparto degli albergatori – si apprende dal report – Tra i ristoratori invece il saldo torna a peggiorare dopo l’ultima crescita. In linea con il calo previsto dei volumi di vendita nel trimestre futuro, si osserva un certo pessimismo: la maggioranza di albergatori e ristoratori crede che la situazione degli affari peggiorerà».
A entrare nel merito delle percentuali e del contesto generale è Angelo Trotta, direttore dell’agenzia Ticino Turismo: «I dati indicano mediamente un calo del 13% nei primi sei mesi del 2022 per quanto riguarda i pernottamenti alberghieri. Eravamo consapevoli che sarebbe stato impossibile raggiungere cifre come quelle che hanno caratterizzato il 2021, ancora molto condizionato dalla pandemia e dalla riduzione degli spostamenti».
Tuttavia, evidenzia Trotta, il settore ha fatto registrare una progressione del 12,2% nel periodo gennaio – settembre, rispetto al 2019: anno pre Covid. «I nostri connazionali – sottolinea l’esperto – continuano a premiare la nostra regione, anche se i pernottamenti sono diminuiti rispetto allo scorso anno. Questo fetta è però stata compensata dalla ripresa dei mercati a noi vicini, tra i quali, in particolare, il Benelux, l’Italia e la Germania. Purtroppo sul settore pesano molte incognite. L’ente nazionale Svizzera Turismo ha parlato di otto sfide che ci stanno condizionando: la crisi energetica, il franco forte, l’inflazione, la crisi delle materie prime, la guerra, la difficoltà nel reperire personale nel settore alberghiero e della ristorazione, i cambiamenti climatici e infine, ma non per ultima, la pandemia».
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